Castellammare, sequestrata e abusata in una cantina: «Un amico l’ha convinta a denunciare»

2026/09/16

Categories: world-news

Prima un messaggio nel cuore della notte. Poi il silenzio di un telefono che squilla senza trovare risposta. E infine, poche ore dopo, la decisione di parlare. È anche attraverso il coraggio di due amici che la storia della povera ragazza (Anna il suo nome di fantasia) ha cominciato a uscire da quella cantina e a diventare una denuncia. La ragazza, dopo essere stata liberata, era tornata nella propria automobile sotto choc. Aveva cercato uno dei suoi più cari amici. Ma lui dormiva. La mattina successiva si sono incontrati e lei ha raccontato ciò che, secondo la sua denuncia, era accaduto nella notte. Un racconto difficile, fatto mentre era ancora immersa nella paura. Poi l’incontro con gli altri amici, l’ospedale San Leonardo di Castellammare e gli accertamenti sanitari. Da quel momento è cominciato un altro percorso, quello della protezione. La ragazza è stata presa in carico dal Centro Antiviolenza d’Ambito, dove sta ricevendo assistenza specialistica e protetta. Un luogo nel quale provare a ricomporre, con il necessario tempo e senza pressioni, i pezzi di una notte che ha lasciato ferite profonde. È una parte della vicenda che non compare soltanto nelle carte giudiziarie, ma che restituisce la dimensione umana di una ragazza costretta improvvisamente a confrontarsi con paura, vergogna e dolore. Ed è proprio per questo che il suo percorso viene tenuto lontano dai riflettori: per proteggerla, non per nascondere ciò che è accaduto.

L’interrogatorio 

Sul piano giudiziario, intanto, la vicenda entra in una fase decisiva. È fissato per oggi l’interrogatorio di garanzia di Romolo Russo, il 26enne arrestato dopo un mese di indagini e destinatario della misura cautelare in carcere disposta dal gip Mariaconcetta Criscuolo del Tribunale di Torre Annunziata. A suo carico contestati la violenza sessuale aggravata, le lesioni e il sequestro di persona. L’ordinanza parla di gravi indizi di colpevolezza e ricostruisce una notte di violenza nella cantina di corso Alcide De Gasperi, dove la ragazza sarebbe stata trattenuta contro la sua volontà dopo che la porta era stata bloccata con un termosifone. L’interrogatorio di oggi potrebbe rappresentare uno dei primi passaggi per chiarire ulteriormente una vicenda destinata ad avere nuovi sviluppi nelle prossime ore.

La solidarietà  

La sindaca Ilaria Abagnale parla di «ferocia» che chiama in causa tutti e denuncia quella che definisce una «sottocultura» incapace di riconoscere il valore della libertà altrui. E mette un punto fermo: nessuna imprudenza, nessun comportamento della vittima può attenuare la responsabilità di chi usa la violenza. E pensando ai giovani invita a non rinunciare alla propria libertà, ma ad adottare qualche cautela in più quando una conoscenza nata sui social arriva al primo incontro. Ancora più netto il sindaco di Santa Maria la Carità, Giosuè D’Amora, che spiega di avere scelto inizialmente il silenzio per tutelare «privacy e dignità» della vittima. Il luogo dove vive, dice, non conta. Non contano i dettagli della sua vita. Conta ciò che ha subito. D’Amora invita così a non spostare mai il peso della discussione sulla donna: niente domande tossiche, niente ricerca di imprudenze, niente tentativi di trasformare la vittima in parte del problema. Il centro, dice, deve restare uno solo: la violenza e chi l’ha esercitata. E poi il pensiero più importante alla ragazza: l’ammirazione per la forza con cui ha reagito a un incubo e per aver trovato il coraggio di denunciare. Perché quella notte, oltre la paura, non ha avuto l’ultima parola il silenzio. Ha avuto la parola una giovane donna che ha scelto di raccontare.

>> Home