

Il lavoratore si era opposto sostenendo che dopo il 31 marzo 2022 non c'era più alcun obbligo legale di indossare la protezione. Ma i giudici hanno respinto questa tesi
Si era rifutato di indossare la mascherina sul posto di lavoro: per la Cassazione questo comportamento può contribuire a giustificare un licenziamento disciplinare. Come spiegano i giudici della sezione Lavoro nella sentenza n.25180/2026, se le mascherine erano state imposte dall’azienda per tutelare la salute dei dipendenti, il non indossarle può portare alla perdita del lavoro.
Cosa è successo
Il caso arrivato in Cassazione riguarda un lavoratore assunto nel 2014 con contratto part time e mansioni di operatore telefonico. Il 20 maggio 2022 era stato licenziato per giusta causa dopo alcuni episodi avvenuti il 5 maggio: secondo quanto riportato nella sentenza, il dipendente no vax si era ripetutamente rifiutato di seguire le indicazioni dell’azienda sull’uso della mascherina. In più, aveva pronunciato frasi «ingiuriose e denigratorie» nei confronti di alcuni colleghi.
Dopo il licenziamento, il dipendente aveva impugnato il provvedimento chiedendo la reintegrazione, ma le sue richieste erano state respinte prima dal Tribunale di Civitavecchia e poi in appello a Roma.
La difesa del lavoratore no vax
Tra le tesi difensive sostenute dal lavoratore c’era quella secondo cui, dopo la cessazione dello stato di emergenza il 31 marzo 2022, non c’era più un obbligo legale di indossare la mascherina. La Cassazione, però, non ha accolto questa impostazione: i giudici hanno ricordato che il protocollo aziendale in vigore fino al 30 giugno 2022, sottoscritto con le rappresentanze dei lavoratori, prevedeva ancora misure di protezione contro la diffusione del Covid e risultava coerente con il quadro definito dalle parti sociali.
La decisione della Cassazione
Secondo la Suprema Corte, inoltre, il punto decisivo non era soltanto l’esistenza di una norma nazionale che imponesse in quel momento la mascherina. L’articolo 2087 del Codice civile obbliga infatti il datore di lavoro ad adottare le misure necessarie a proteggere l’integrità fisica e la personalità morale dei dipendenti. In quel contesto, scrivono i giudici, l’azienda poteva quindi prescrivere l’utilizzo della mascherina come misura di sicurezza anche indipendentemente dalla fine dello stato di emergenza.
leggi anche
>> Home