Case vuote, il prefetto chiede un censimento. Il conto dei sindacati: «In città ci sono oltre 5.860 alloggi sfitti». Boom delle locazioni turistiche

2026/07/20

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TREVISO - Un censimento degli edifici vuoti, tra alloggi non assegnati, complessi abbandonati e strutture da recuperare. È uno degli obiettivi emersi dall'ultimo tavolo sull'emergenza casa in prefettura. Si punta a fare la conta in modo ufficiale per inquadrare le disponibilità - pur in potenza - per dare delle risposte senza dover attendere nuove costruzioni a chi non ha la possibilità di far fronte ai prezzi alle stelle del libero mercato immobiliare. Ma qualche indicazione c'è già. L'Ater conta in tutto 1.290 alloggi sfitti (su 5.263) nella Marca, tra case popolari, edilizia agevolata e calmierata e alloggi di terzi in gestione. Nel capoluogo, poi, ci sono diversi complessi di proprietà pubblica non utilizzati.

Le strutture

Si parte dalla porzione ex Eca di palazzo Moretti, dove il Comune puntava a inserire uno studentato. Per poi continuare con l'ex sede di Mom in via Polveriera, da poco lasciata libera dall'azienda dei bus e delle corriere, trasferitasi nel polo unico di via Castellana. Qui Ca' Sugana aveva avanzato l'idea di consacrarla come area attrezzata per lo sport all'aperto. Allargando il cerchio, c'è il condominio del ministero della Difesa in via Capodistria, chiuso ormai da anni e più volte segnalato dal comitato dei residenti. A pochi metri, inoltre, l'Inps ha messo in vendita una serie di appartamenti. Di seguito, c'è l'ex ufficio delle Poste di Santa Maria del Rovere, già messo in vendita in passato. E l'ex brefotrofio di proprietà della Provincia nella zona del Sant'Artemio. Dopo 40 anni di abbandono, l'ente sta puntando a vendere l'immobile. E già si sa che il piano di recupero per trasformarlo in residenze non avrà bisogno della valutazione ambientale strategica. Non da ultimo, l'ex consorzio agrario lungo il Put, già al centro di discussioni su una possibile trasformazione in uno studentato privato. «In città ci sono quasi 500 alloggi di edilizia residenziale pubblica vuoti, potenzialmente utilizzabili, previ i necessari interventi di recupero - fa il punto Gigi Calesso, riferimento di Coalizione civica per Treviso - a cui si aggiungono gli altri edifici non utilizzati di proprietà non solo del Comune ma anche di altri enti pubblici che potrebbero essere coinvolti nella soluzione del problema casa».

Per quanto riguarda le case private, invece, i conti li hanno fatti i sindacati. Cgil, Cisl e Uil hanno evidenziato che nel trevigiano ce ne sono oltre 68mila di vuote su 426mila. E in testa c'è la città di Treviso, con 5.861 alloggi vuoti su 44.747 (il 13%).

Locazioni turistiche

Nel capoluogo non si può non tenere conto del boom degli alloggi per i turisti, tra affitti brevi e B&b. Nel 2019 c'erano in tutto 347 strutture ricettive. Poi sono progressivamente salite fino a 540. Un balzo di oltre il 55%. Numeri che di fatto seguono quelli degli arrivi e delle presenze di visitatori. Tolgono spazio alla residenzialità? «Il problema della residenzialità va risolto dando qualche garanzia in più ai proprietari - specifica Giovanni Cher, presidente di Federalberghi - se l'iter davanti a inquilini che non pagano dura anche più di un anno, è chiaro che si preferiscono affitti brevi, che garantiscono entrate magari minori, ma immediate».

A livello provinciale la crescita del turismo è confermata anche nei primi 4 mesi di quest'anno. La Marca ha registrato 273mila arrivi (+3,1%). L'extra-alberghiero continua ad andare a gonfie vele: mentre gli alberghi restano stabili attorno ai 187mila arrivi, le soluzioni alternative evidenziano un aumento di quasi il 7% rispetto allo stesso periodo dell'anno scorso, fino a 86mila. «L'aumento dell'extra-alberghiero è anche l'effetto dell'introduzione dell'obbligo del Cin (Codice identificativo nazionale, ndr) per poter apparire sui portali online - spiega Cher - questo ha portato a una parziale emersione del sommerso, che indicavamo già da anni. Le stime, però, dicono che resta ancora una quota tra il 20 e il 30 per cento».

I controlli

Non significa che ci siano crociate contro gli affitti brevi. «Chi vuole prendere in affitto un appartamento nel centro di una città deve ovviamente essere libero di farlo - chiarisce il presidente di Federalberghi - ma se si è nello stesso mercato, le regole devono essere uguali per tutti. Parliamo di tassazione, perché non ci sia concorrenza sleale, rispetto delle norme di sicurezza e così via. Insomma, non deve esserci una giungla selvaggia». Da qui la richiesta di maggiori controlli. «Continuiamo a chiedere ai Comuni di portare avanti attività di verifica - tira le fila Cher - il settore si è espanso rapidamente, ma tra tasse e gestioni la marginalità sta diminuendo. E a breve potremmo anche assistere a un ridimensionamento del settore extra-alberghiero».

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