Sequenze come 1234 o 0000 restano tra le più facili da indovinare per chi tenta furti e truffe agli sportelli o durante i pagamenti nei negozi. Il problema riguarda milioni di correntisti, anche in Italia. Quattro cifre scelte male possono diventare il punto debole di un conto. “Il codice va trattato come una chiave di casa”, ripetono da anni banche e associazioni dei consumatori. E non è solo un modo di dire.
Tra i PIN da evitare ci sono soprattutto quelli più scontati: sequenze, numeri ripetuti o combinazioni di uso comune. 1234, 1111, 0000, 1212, 7777, 1004, 2000, 4444, 2222 e 6969 compaiono spesso nelle liste dei codici considerati più vulnerabili. L’elenco, rilanciato negli anni anche da analisi attribuite a Nick Berry, ex data scientist di Meta, racconta un’abitudine facile da capire: molti scelgono un numero che si ricorda al volo. Troppo al volo.
I PIN più prevedibili: da 1234 a 0000, la classifica dei codici da evitare
Il guaio è che un codice PIN prevedibile facilita il lavoro dei truffatori. Se una carta finisce nelle mani sbagliate, chi prova a usarla può tentare prima le combinazioni più comuni, prima che scatti il blocco dei sistemi bancari. Non servono grandi capacità tecniche: a volte bastano una carta rubata, un codice intravisto e pochi secondi davanti a un terminale. Per questo le banche invitano a evitare date di nascita, anni ricorrenti, cifre tutte uguali e progressioni lineari.
Le truffe con carta bancaria passano ancora da posti normalissimi: uno sportello bancomat in strada, la cassa di un supermercato, un distributore automatico. In Francia viene citata da tempo la tecnica del cosiddetto “collet marseillais”: un sistema che blocca la carta nello sportello mentre qualcuno, poco distante, osserva il codice segreto digitato dalla vittima. Poi arriva il furto, magari con la scusa di dare una mano o approfittando della confusione del momento.
Anche senza sportelli manomessi, la cosiddetta “shoulder surfing”, cioè l’osservazione alle spalle, resta un rischio concreto. Basta poco: un movimento del corpo, una mano che non copre bene la tastiera, il riflesso su un vetro. Dettagli minimi, ma preziosi per chi cerca il PIN della carta. “Mi sembrava solo una persona in fila”, raccontano spesso le vittime nelle denunce, quando provano a ricostruire quei pochi minuti davanti allo sportello. Le indicazioni delle banche non cambiano: coprire sempre la tastiera e interrompere l’operazione se qualcosa non convince.
Cambiare il codice dalla app bancaria: cosa consentono oggi gli istituti
Molte banche permettono ormai di cambiare il PIN della carta bancaria direttamente dall’app, senza andare in filiale e senza aspettare una nuova comunicazione cartacea. Il servizio, già presente in diversi istituti europei e anche in molte banche italiane, consente di scegliere un nuovo codice dopo l’autenticazione forte del cliente, spesso tramite impronta digitale, riconoscimento facciale o password temporanea. È una procedura veloce. Ma va fatta con attenzione.
Chi si accorge di avere un codice PIN debole dovrebbe cambiarlo appena possibile, soprattutto se usa ancora combinazioni come 0000 o 1234. Meglio scegliere un numero casuale, senza legami evidenti con compleanni, indirizzi, targhe o anni di nascita dei figli. Da evitare anche il salvataggio in rubrica con nomi camuffati o i foglietti nel portafoglio. Sembra una precauzione banale. Eppure, spesso, il problema nasce proprio lì.
In caso di sospetto furto, smarrimento o uso non autorizzato, la prima cosa da fare è bloccare subito la carta di pagamento tramite il numero di emergenza della banca o l’app ufficiale. Poi va presentata denuncia, conservando messaggi, notifiche e movimenti contestati. Il rimborso dipende dalle regole applicabili e dalla valutazione dell’istituto, soprattutto quando viene ipotizzata una possibile negligenza nella custodia del codice. Un terreno delicato, su cui è meglio non farsi trovare impreparati.
Pagamenti contactless e wallet digitali: perché riducono l’esposizione del PIN
La diffusione dei pagamenti contactless ha ridotto le situazioni in cui il cliente deve digitare il PIN davanti ad altre persone. In Italia, come nel resto d’Europa, i pagamenti senza contatto sono ormai abituali nei bar, nelle farmacie, sui mezzi pubblici e nei piccoli negozi. Per gli importi entro le soglie previste, il codice non viene richiesto. Meno digitazioni significa meno esposizione. Non azzera i rischi, ma li riduce.
Anche i wallet digitali su smartphone e smartwatch, collegati alle principali carte, aggiungono una protezione in più: il pagamento viene autorizzato con sistemi biometrici o con il codice del dispositivo. Il commerciante non vede il numero reale della carta e il PIN bancario non viene digitato sul terminale. Resta però una regola di buon senso: proteggere il telefono, aggiornare le app ufficiali e non comunicare mai codici ricevuti via sms o notifica. La sicurezza, alla fine, passa da gesti piccoli. Ripetuti bene.
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