Roma, 14 ottobre 2026 – Troppa burocrazia, bilancio comunitario limitante e “regole sbagliate” da cui dover difendere “cittadini e imprese”. La presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, si prepara a portare a Bruxelles, in vista del Consiglio europeo di domani e venerdì, una lunga lista di punti da trattare, illustrata in un discorso di 45 minuti al Senato. Dal caro energia al supporto a Kiev, dal conflitto in Medio Oriente al bilancio Ue fino all’accordo sul gasolio Trump-Putin e la questione migranti, la premier fa il punto a Palazzo Madama tra gli applausi della maggioranza.
Il problema costo dell’energia
Il primo terreno di confronto sarà quello economico, avverte Meloni: “La questione che oggi pesa più di tutto sulla nostra economia e sulla competitività delle imprese è il costo dell'energia. Nessuno può rispondere efficacemente da solo, serve una risposta coordinata e rapida” ma avverte “le regole non possono aggravare la crisi”. Il nodo sta nell’attuale quadro geopolitico: “Le tensioni sulle principali rotte commerciali e sulle catene di approvvigionamento incidono sulla sicurezza e sul prezzo dell'energia e dei carburanti. Aumentano i costi di trasporto e assicurazione e, alla fine, si scaricano sulle bollette, sul carrello della spesa e sui conti delle imprese” riassume. Alla luce di ciò, “non possiamo chiedere alle imprese europee di competere con i grandi attori globali e, allo stesso tempo, accettare che paghino l'energia molto più dei loro concorrenti”. E sulla transizione ambientale la premier è chiara: “non possiamo perseguire la transizione ambientale al prezzo della nostra base industriale”.
Il vertice a Bruxelles
Restando in tema conti, Meloni si mostra intransigente in vista del vertice di Bruxelles: “La Presidenza irlandese e le istituzioni europee hanno indicato l'obiettivo di arrivare a un accordo entro la fine dell'anno. Noi non siamo contrari per principio ma non firmeremo un accordo non vantaggioso per rispettare una data. Firmeremo solo quando sarà giusto per l'Italia”. A non convincere è il ridimensionamento delle risorse destinate alla “politica agricola comune, alla pesca e alla coesione” e “le nuove tasse” per finanziare la spesa europea. Piuttosto – sostiene Meloni - si eliminino gli sconti di cui ancora godono alcuni Stati: “Non possiamo accettare che l'Italia versi di più al bilancio europeo e allo stesso tempo riceva di meno, è una semplice questione di equità”.
Il sostegno all’Ucraina
E sul piano internazionale, il governo ribadisce il sostegno senza riserve all'Ucraina. “Sostegno a Kiev, con particolare attenzione alla popolazione civile”, “pressione su Mosca" e "unità euro-atlantica” questi i “pilastri della nostra azione”, dice Meloni. Per arrivare alla pace in Ucraina, però, serve che “i Ventisette individuino una figura autorevole, con il mandato di tutti, capace di portare al tavolo la voce dell'Europa”. Poi l’attacco a Francia, Germania e Gran Bretagna: “se ritengono di poter fare da sole meglio di quanto potremmo fare tutti insieme, e finora è questa la scelta che hanno fatto, allora almeno lo facciano a nome di tutti e con un mandato ufficiale dato da tutti”.

Il Senato durante l'intervento della premier
Trump e l’intesa “molto rischiosa” sul gasolio russo
Una necessità di compattezza e unione, quella sottolineata dalla premier, anche per far fronte alla minaccia russa. “Un'Europa che si divide offre un'immagine di sé infantile, ed è l'unico vero regalo che possiamo fare a Mosca”. Quanto all’intesa sul gasolio russo annunciata da Donald Trump nei giorni scorsi, Meloni è gelida: “è molto rischiosa”. “Il risultato di questa scelta è dubbio – tuona - mentre i rischi sono chiari”. È un gesto che “contraddice quanto finora fatto dagli Stati occidentali, Stati Uniti compresi, per spingere Putin a sedersi al tavolo delle trattative”.
Il conflitto in Medio Oriente
Quanto al conflitto in Medio Oriente, il governo intravede uno spiraglio per il dialogo, e spinge l’Unione a coglierlo: “L'Europa deve riprendersi lo spazio che può occupare nel dialogo e la finestra per farlo si aprirà con l'insediamento del nuovo governo israeliano. Quello sarà il momento per avviare un percorso politico di pace”.
Il nodo migranti
Non solo conflitti e politica internazionale, nel discorso al Senato di Meloni largo spazio anche alle faccende italiane. Tra queste, non manca il nodo migranti, da un lato con la difesa della decisione dell'Italia di sospendere temporaneamente il trattato di Schengen con la Spagna, dall’altro, con la rivendicazione dei risultati ottenuti con le nuove regole e la cooperazione internazionale. “L'Italia ha aperto la strada con i centri in Albania e sono molti gli Stati membri che vogliono percorrere questa strada” dice. “Abbiamo strumenti efficaci, anche grazie alle nuove regole europee, e i risultati si vedono: quest'anno i rimpatri hanno raggiunto il livello più alto mai registrato nello stesso periodo, e continuano a crescere”. Tra i ringraziamenti per il traguardo, la premier cita anche la collaborazione con l'Organizzazione internazionale per le migrazioni e con Algeria, Libia e Tunisia, grazie alla quale “negli ultimi due anni circa 65mila migranti sono tornati volontariamente nei loro Paesi d'origine”.
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