Caro-energia, le tasse sugli extraprofitti: “Una distrazione di massa. I prezzi saliranno ancora”

2026/08/23

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Roma, 24 agosto 2026 – Un giorno in più di taglio delle accise sul diesel, poi dal 26 agosto le accise mobili. Intanto, i prezzi ai distributori continuano a crescere. Davide Tabarelli è presidente e fondatore di Nomisma Energia, società di ricerca indipendente che si occupa di mercati energetici e ambientali.

Questa crisi è paragonabile, per gravità, a quella del 2022 dopo l’invasione dell’Ucraina, o siamo di fronte a uno scenario diverso?

“Guardando ai prezzi, l’impatto resta limitato rispetto al 2022. Alla pompa, in termini reali, i valori restano più bassi di quattro anni fa, ma è una calma apparente. Dovrebbero salire, perché sono troppo bassi rispetto allo scenario geopolitico globale”.

BENZINA-E-GAS-IL-RIALZO-PREOCCUPA-MA-NON-E-UNA-NUOVA-GRANDE-CRIS

Davide Tabarelli, 66 anni

Cosa dobbiamo aspettarci per le prossime settimane?

“C’è il rischio che i listini schizzino all’improvviso. Entro settembre il gasolio potrebbe toccare i 2,50 euro e il petrolio i 110 dollari al barile. Nel 2008, con tensioni meno gravi nello Stretto di Hormuz, il greggio raggiunse i 140 dollari nominali, che in termini reali oggi varrebbero 210 dollari. Un forte rincaro è dietro l’angolo”.

Come giudica la proposta di diversi ministri europei, ripresa ieri dalla leader del Pd Elly Schlein, di tassare gli extraprofitti delle compagnie energetiche?

“In modo estremamente negativo. Stabilire cosa sia un extraprofitto rispetto a un rendimento normale sul capitale è difficilissimo. L’Italia ha già una storia negativa in materia. La ’Robin Hood Tax’ del 2008 fu dichiarata incostituzionale nel 2015, creando un pasticcio giuridico enorme. Le compagnie petrolifere italiane pagano già un’Irap maggiorata dal 2% al 4% da febbraio 2025, introdotta proprio per colpire questi utili”.

Ma questa tassa non servirebbe ad aiutare i cittadini più in difficoltà?

“È un’arma di distrazione di massa. Il vero problema è l’esatto contrario: la carenza di investimenti nell’estrazione di petrolio e gas fuori dal Golfo Persico. È inutile mettere la toppa aiutando gli automobilisti con sconti, magari a chi viaggia in Suv e tiene il motore acceso al semaforo. Le risorse vanno investite per costruire nuove raffinerie e poter contare su alternative. Tassare è una scorciatoia demagogica che allontana la politica dalle sue responsabilità strutturali”.

I prezzi di benzina e gasolio in Europa (Prima parte, con l'Italia)

I prezzi di benzina e gasolio in Europa (Prima parte, con l'Italia)

E le fonti rinnovabili?

“Ben vengano, ma senza demagogia. Pensare di risolvere la carenza immediata di gasolio e benzina con le auto elettriche, come ha fatto la Commissione europea, è pura irresponsabilità politica”.

I prezzi di benzina e gasolio in Europa (Seconda parte)

I prezzi di benzina e gasolio in Europa (Seconda parte)

Ma la percezione dei consumatori, che vedono i rincari come speculazione, è fondata?

“È l’esatto contrario. Si tende a definire speculazione qualsiasi aumento, dal latte al prosciutto. Oggi Eni tiene i prezzi del gasolio sulla sua rete più bassi del dovuto, mettendo in difficoltà il resto degli operatori. Semmai assistiamo a una ‘speculazione al ribasso’ legata all’ottimismo della finanza. Con la crisi di Hormuz, la più grave della storia, i prezzi dovrebbero essere molto più alti”.

Qual è lo scenario se la crisi geopolitica dovesse precipitare?

“Se la crisi continua, il gasolio arriverà a 2,5 euro. Ma resta la diplomazia. Ricordo che dopo la rivoluzione del 1979 la guerra sembrava inevitabile, ma poi Ronald Reagan trovò accordi sottobanco con l’Iran. Tutto è possibile”.

Quindi non pensa che il governo italiano dovrebbe intervenire per tutelare i consumatori?

“Ai consumatori va dato un segnale: bisogna consumare meno, e lo strumento più efficace è il prezzo. Tagliare le accise è un errore perché aumenta il debito pubblico che poi pagheremo tutti. È un gioco delle tre carte che finisce per sussidiare anche chi possiede auto di lusso”.

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