Capsule e cialde del caffè: ecco le nuove regole per la raccolta differenziata. Dove vanno messe

2026/08/03

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V.G.

V.G. 03 agosto 2026 13:13

Foto di archivio Pixabay

Cambia tutto. Con l'entrata in vigore del Packaging and packaging waste regulation (Ppwr), il nuovo regolamento europeo (numero 2025/40) che disciplina il ciclo di vita degli imballaggi, da mercoledì 12 agosto cambiano le regole sul conferimento delle capsule monodose di caffè. Si tratta di un passaggio storico: capsule e cialde, per la prima volta, saranno ufficialmente classificate come "imballaggi", nonostante contengano ancora residui di caffè nel momento in cui il consumatore le getta. Un cambiamento che trasforma radicalmente il modo in cui capsule e cialde verranno etichettate, raccolte e riciclate, senza intaccare il rito quotidiano di milioni di italiani davanti alla macchinetta.

Capsule e cialde considerate imballaggi

Come stabilito dalla normativa comunitaria, entrata in vigore nel febbraio 2025, le cialde monodose vengono considerate a tutti gli effetti confezioni e come tali non potranno più essere cestinate nell'indifferenziato. Dal 12 agosto le capsule, sia consumate sia quelle contenenti residui di caffè, dovranno essere destinate al riciclo. In pratica, capsule e cialde vengono classificate formalmente come imballaggi. Non è necessario distinguere tra capsule vuote o contenenti residui di caffè: al momento dello smaltimento, quindi, non sarà necessario svuotarle.

Una nuova etichettatura, chiara e ben visibile, indicherà ai cittadini le nuove regole per il conferimento: capsule in alluminio o plastica nella raccolta indicata dal produttore e dal proprio Comune, proprio come già oggi avviene per le lattine o gli altri imballaggi. E poi cialde e capsule certificate compostabili nell'organico, dove previsto. I componenti separabili, infine, eventualmente in una raccolta distinta.

"Non è necessario svuotare la capsula prima di gettarla: è la norma stessa a riconoscere che si tratta, ad oggi, di un imballaggio che nella stragrande maggioranza dei casi arriva ancora pieno a fine vita - spiega Michele Monzini, vicepresidente del comitato italiano del caffè di Unione italiana food. - È un caso più unico che raro nella storia della gestione degli imballaggi, e per questo richiede un modello di responsabilità condivisa tra produttori, Conai (il consorzio nazionale imballaggi) e consumatori".

Il cuore del nuovo sistema è la corresponsabilità. Le imprese produttrici saranno chiamate a progettare capsule e cialde sempre più riciclabili e a definire la codifica identificativa dei materiali; il Conai, storico partner del settore, lavora al fianco delle aziende per rendere i flussi di raccolta e valorizzazione realmente efficaci. Dal canto suo, il consumatore sarà responsabile in prima persona del corretto conferimento, seguendo le istruzioni riportate direttamente sulle etichette.

Le regole europee

Da quest'anno la normativa europea sugli imballaggi è diventata obbligatoria in tutta l'Unione europea. L'obiettivo è quello di arrivare nei prossimi quattro anni a trattare i prodotti complessi, come le capsule del caffè, nel riciclo: un passo decisivo nella strategia comunitaria per ridurre i rifiuti da imballaggio del 5% rispetto ai livelli del 2018. Entro il 2040 poi si punta ad abbattere la quota fino al 15%.

La novità legislativa introdotta da Bruxelles, quindi, è destinata a coinvolgere l'intera filiera. Per quanto riguarda le capsule in alluminio, realtà come per esempio il consorzio Cial hanno già avviato in alcune province italiane - Lecco e Monza Brianza - una sperimentazione con la separazione domestica e il successivo smistamento negli impianti di selezione. Una fetta crescente di mercato è poi rappresentata dai prodotti in bioplastica che negli ultimi anni hanno raggiunto un quinto delle capsule attualmente in commercio. Progetti sostenibili come quello avviato dal consorzio Biorepack hanno aperto la strada al conferimento delle cialde nell'umido, che consente il recupero sia della confezione sia del caffè rimanente.

Il nodo della plastica

Trattandosi di un prodotto complesso, il nodo principale riguarda ad oggi le capsule in plastica tradizionale che risultano più difficili da separare. Per superare questo ostacolo, il Consorzio nazionale per la raccolta, il riciclo e il recupero degli imballaggi in plastica (Corepla) sta studiando processi mirati nel tentativo di ridurre al minimo gli scarti.

Secondo uno studio del 2024 pubblicato da Biorepack, in Italia vengono utilizzate quasi 3 miliardi di capsule di caffè all'anno ma solo il 6% risulta compostabile. La quota maggiore, pari al 72%, è ancora rappresentata dalla plastica mentre il 22% è in alluminio. Proprio per la difficoltà nello smaltimento della plastica tradizionale, avanza l'ipotesi di inserire le capsule di caffè nell'elenco dei prodotti che dal 2030 dovranno essere obbligatoriamente realizzati in bioplastica. Stando al regolamento europeo, infatti, gli Stati membri saranno chiamati a stilare una lista di merci che potranno entrare in commercio sole se costituiti da materiale ecosostenibile.

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