La fuga di messaggi da una chat interna, la pubblicazione sui social e infine le dimissioni del Presidente Omar Traini hanno aperto una fase delicata per le Cantine di Castignano. Mercoledì spetterà all’assemblea generale dei soci decidere come proseguire dopo la vicenda della liquidazione delle uve conferite nell’ultima vendemmia dalla Coop che rappresenta circa 250 soci, gestisce 86 mila quintali di uve provenienti da 31 vitigni diversi. A oggi i soci hanno ricevuto due acconti da 10 euro al quintale, mentre il saldo finale non è ancora stato definito.
Alla richiesta dei soci viticoltori di maggior chiarezza, il presidente Traini nella chat aveva risposto: "Ho ricevuto molte lamentele perché era poco, ma la situazione vino è al collasso: quello venduto non viene ritirato, i pagamenti a rilento ed ancora la macchinetta che trasforma in automatico l’uva in soldi non è stata inventata. Chi non conferisce tutto alla cooperativa non è degno di farne parte". Una affermazione che è stata vista come una minaccia che ha poi portato Traini ad annunciare le sue dimissioni.
Sull’argomento è intervenuto anche il presidente del Consorzio di Tutela Vini Piceni, Simone Capecci. "Il presidente Traini non ha bisogno di avvocati difensori, ma questa vicenda svilisce la vera situazione. Stiamo parlando di una delle realtà di cantina cooperativa più importanti del territorio e si alimenta una polemica su rapporti personali, coinvolgendo un intero territorio. Il Piceno vinicolo non è quello delle presunte difficoltà di conferimento della cooperativa in questione, ma un territorio dove esiste un forte senso di appartenenza. Per questo non si possono sottovalutare l’impegno e la professionalità dei nostri operatori, tra cui la Cantina di Castignano e il suo presidente. Il Consorzio Vini Piceni ha comunque recentemente incontrato le Istituzioni proponendo interventi che possano essere di sostegno al settore vitivinicolo nel lungo e nel breve periodo, ovvero una programmazione per un rilancio di natura strutturale".
Valerio Rosa
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