Primarie sì, ma quando? Se la partita "gazebo sì-no" può dirsi chiusa, non lo è quella per decidere quando si terranno. Altro tema su cui l'intesa tra Pd e M5S manca. Anche di questo aspetto hanno parlato Elly Schlein e Giuseppe Conte nel faccia a faccia servito al leader del M5S per avanzare (di nuovo) l'ipotesi di un federatore in vista delle politiche: «In un recentissimo incontro», ha detto Conte, ospite da Coffee Break su La7, «Schlein ha detto che da lei non c'è disponibilità a valutare un terzo nome». Non una doccia fredda, si dirà: già nel corso di un convegno in Senato, la settimana scorsa, l'avvocato di Volturara Appula aveva fatto riferimento al recente colloquio con Schlein e al suo "niet" sul terzo nome. Inedito semmai è il pressing del M5S sul timing per allestire i gazebo, che ha fatto suonare il campanello d'allarme dalle parti del Nazareno (e dintorni).
Di mattina, dal salottino di Coffee Break, l'ex premier ha invitato tutti «ad affrettarsi». Poi, qualche ora più tardi, da Montecitorio, ha rincarato la dose, con toni ancor più accalorati: «Quando si sceglie una via va perseguita, non è che possiamo rimanere lì a tempo indeterminato nella totale incertezza».
Il campanello
Ed è qui che si insinuano i timori in casa Pd, dove non sfugge che da settimane l'avvocato del popolo ha cominciato a tirare sempre più spesso la corda su diversi dossier. Lo ha fatto con l'Ucraina («no all'invio di armi a gogò»), con il programma («noi siamo pronti, aspettiamo il Pd») e ora, di nuovo, con i tempi in cui fissare i gazebo. Come spiegarsi quest'ultimo pressing?
Per alcuni è «l'antipasto delle primarie, dopo che Schlein lo ha messo di fronte al bivio "gazebo o morte"». Per altri, invece, il riflesso di uno schema di gioco più ampio. Se il Pd può mettere in pratica solo quello del «testardamente unitari» e del «partito della responsabilità», il M5S ha ancora di fronte a sé tante porte aperte: può alzare la posta in gioco, ma può pure decidere di sfilarsi all'ultimo. Tasto dolente che, nel fronte progressista, tengono in considerazione solo i più maliziosi: «Andare a ridosso delle elezioni impedirebbe al Movimento di sfilarsi. Al contrario, se si andasse ai gazebo con largo anticipo, e Conte non fosse il vincitore, ci sarebbe tutto il tempo per costruire una strada alternativa». Dal Pd la etichettano comunque come un'ipotesi del terzo tipo, «non conveniente» per lo stesso M5S.
E non solo perché «nella prossima legislatura ci sarà da eleggere il nuovo presidente della Repubblica: dovrebbero assumersi la responsabilità di aver fatto tornare al governo Giorgia Meloni». Senza contare le ripercussioni anche sul fronte delle amministrative. Lo stesso Conte ha assicurato, più volte, che la sua comunità politica sarà leale e sosterrà comunque il fronte progressista anche se non fosse lui a guidarlo.
I tempi
Se la via prospettata inizialmente dai pentastellati - primarie a fine 2026 - appare impercorribile senza un programma condiviso, non meno impervia è l'idea che si sta facendo strada tra i dem: attendere un eventuale verdetto della Consulta sullo Stabilicum prima di avviare l'iter delle primarie. Una variabile tutt'altro che certa: per alcuni costituzionalisti potrebbe arrivare già a gennaio, per altri non prima di febbraio-marzo, considerando pure la fine del mandato di Giovanni Amoroso e i tempi tecnici per l'insediamento del successore e l'incardinamento del ricorso. Il tutto mentre ancora manca la data delle elezioni politiche e dal governo nessuno è disposto a scoprire le carte in anticipo: «Il giorno si deciderà strada facendo, non dipende solo dalla legge elettorale», ragiona un big di Fratelli d'Italia.
Motivo in più nel M5S per non ritenere credibile il riferimento al verdetto della Consulta. Insufficiente, da sé, a togliere di mezzo il nodo della leadership: «Servirebbe comunque indicare un candidato prima del voto.»
La manifestazione
Le difficoltà organizzative interne al campo progressista si riflettono pure sulla legge elettorale in via di approvazione definitiva a Montecitorio. A spingere per ripetere il flash-mob fatto già in occasione del primo passaggio parlamentare è Riccardo Magi, che prosegue il suo sciopero della fame in protesta contro la norma sulla raccolta firme, nonostante il messaggio speditogli dalla premier per sapere le sue condizioni di salute.
Sull'invito del segretario di Più Europa per una nuova manifestazione di piazza una volta che il Melonellum sarà legge, nessun leader del campo progressista al momento vuole sbottonarsi: «Non se ne è ancora parlato», la risposta che arriva in blocco. Se i leader del M5S e Pd ieri si sono salutati solo di sfuggita, a parlarsi sono stati i loro fedelissimi: non è passato inosservato il lungo colloquio che Samir Hassan, uno dei principali collaboratori di Conte, ha avuto con Igor Taruffi, responsabile Organizzazione dem.
Prove di unità verso il sì finale alle legge elettorale e oltre? Chissà. La mediazione sulle primarie prosegue, facendo attenzione che la "corda della coalizione" tirata dall'una o dall'altra parte alla fine non si spezzi.
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