Di Marco Goi
Chi non ha mai sognato di vivere dentro a un film?
C’è chi ad esempio sarebbe felice di stare in “La La Land”, o almeno nella prima parte più allegra e spensierata, non nella seconda più triste. Personalmente io no, perché, per quanto ami quella pellicola, non mi sentirei troppo a mio agio a cantare e ballare.

Forse preferirei stare dentro a una commedia goliardica, una di quelle in stile “American Pie”. A pensarci bene però mi sa di no. Dopo un po’ Stifler comincerebbe a diventare troppo pesante e a bullizzarmi.
Potrebbe allora non essere malaccio vivere dentro a una romcom, una tipo “Pretty Woman”?
Sì, però, con il culo che c’ho, se mi trovassi al posto di Richard Gere andrebbe a finire che mi arrestano per favoreggiamento della prostituzione. Altroché happy ending sulle scale antincendio.
Non è allora così facile decidere come si potrebbe pensare. Alla fine credo che sceglierei di vivere dentro a “Quasi famosi (Almost Famous)”. Al momento non mi vengono in mente controindicazioni al riguardo, anche se probabilmente ce ne sono.
In “Camp Miasma – Adolescenza, sesso e morte”, la star della serie comedy Hacks Hannah Einbinder veste i panni di una regista e sceneggiatrice emergente che viene chiamata a dirigere il reboot di un horror slasher con cui è cresciuta e che ha segnato particolarmente la sua crescita, anche da un punto di vista personale e sessuale. Il progetto la coinvolge così tanto da finire quasi risucchiata all’interno della pellicola, e togliamo pure il quasi. Vivere dentro a una saga horror slasher potrebbe sembrare un incubo per la maggior parte delle persone normali, ma magari per lei non è così. E magari nemmeno per voi.
Questo lo scoprirete guardando “Camp Miasma”. Pellicola che, sì, in parte è un horror, ma non solo. È anche una commedia, una commedia romantica, una lesbian romcom, con la protagonista che si avvicina alla star del primo film della fittizia saga horror, interpretata da una Gillian Anderson in gran forma.
“Camp Miasma” è inoltre una commedia satirica, vagamente dalla parti della serie “The Studio”, che omaggia il mondo del cinema e allo stesso tempo si prende gioco dei meccanismi produttivi che stanno dietro alla lavorazione di un film. Così come riesce a gettare uno sguardo ironico sul genere horror e sulla mania di realizzare sequel, remake e reboot, in una maniera simile e allo stesso distante da quanto fatto nella saga di “Scream”.
L’autrice della pellicola Jane Schoenbrun riesce a restare all’interno del genere slasher, dandone comunque una visione tutta sua ed estremamente personale. Mettendo più a fuoco le idee presentate nei suoi precedenti promettenti e affascinanti lavori, “We’re All Going to the World’s Fair” e “Ho visto la TV brillare”, prosegue nell’esplorazione di tematiche che le stanno particolarmente a cuore come quelle dell’identità queer e trans, dell’accettazione del proprio corpo e della fluidità di genere. Tematiche che per alcuni, tipo J.K. Rowling o l’elettorato di Futuro Nazionale, possono suonare un po’ troppo “woke” e rappresentare il più spaventoso tra gli horror. Non rendendosi manco conto che il vero horror sono loro stessi.
Rispetto ai suoi due film precedenti, Jane Schoenbrun riesce qui ad essere più diretta e comunicativa, oltre che più ironica, e questa volta fa un centro pieno. Ora disponibile in streaming su MUBI, “Camp Miasma” è una pellicola che può arrivare non a tutti, vedi le persone sopracitate, ma comunque a un pubblico ampio. Anche se la delirante e lynchiana parte finale potrebbe lasciare confuso qualcuno e, in tal caso, vi invito a leggere questo ottimo articolo esplicativo de Il Cineocchio.
Si può cercare di razionalizzare ciò che si sta vedendo, io però questa pellicola consiglio di viverla. Lasciarsi trasportare dal flusso d’immagini fino ad entrare nello schermo. Vivere dentro a un horror slasher in generale potrebbe non sembrare l’idea migliore del mondo, me ne rendo benissimo conto, però dentro a questo affascinante film in particolare non sarebbe affatto così male vivere. E forse pure morire. Perché pensate mica di riuscire a sopravvivere, dentro a un horror?