Ancora qualche ora, poi per Scott McTominay sarà il momento di sottoporsi all’intervento di ablazione per risolvere in via definitiva il problema di aritmia comunicato ufficialmente anche dal Napoli nei giorni scorsi. Lo scozzese è apparso sorridente e tranquillo anche mercoledì sera, in occasione del Gran Gala del Calcio a Milano, ultimo appuntamento ufficiale prima della partenza verso casa. Scott ha scelto e comunicato al club di volersi sottoporre all’intervento nel Regno Unito, a due passi da Manchester che resta casa sua. I giorni immediatamente successivi all’operazione vuole viverli in famiglia, tra Cam e mamma Julie presenti, con tutta la famiglia accanto. La stessa famiglia che Scott ci ha tenuto a rassicurare nelle ore immediatamente successive alla rivelazione del suo problema: non sarà una cosa lunga, giusto un ostacolo da superare. Nei programmi di McTominay - e anche dello staff del Napoli - c’è la voglia di mettersi alle spalle l’intervento a inizio della prossima settimana, con davanti un mese intero per poter poi gradualmente recuperare a metà tra l’Inghilterra e Napoli, dove lo attendono già per il rientro. Che si concretizzerà solo al termine di quattro settimane di controlli e ulteriori accertamenti, come da protocollo.
Ma come si è arrivati fino a oggi? Ricostruiamo quanto accaduto negli ultimi mesi: a giugno, poco prima dell’esordio Mondiale con la Scozia, il primo episodio di aritmia che ha fatto drizzare le antenne. Lo staff sanitario azzurro - nel pieno di una metamorfosi dopo l’addio di Conte - era stato prontamente avvertito. Scott ha rischiato di saltare le sfide del girone previste, il problema era stato accompagnato anche da uno stato influenzale accessorio, poi tutto è sembrato alle spalle. Lo scozzese è rimasto strenuamente sotto controllo dello staff medico napoletano dopo le vacanze. Il verificarsi di un nuovo episodio, prima della gara in casa contro il Como, aveva fatto scattare l’allarme già per la sfida di domenica. Ma la voglia del calciatore e la tranquillità generale dei successivi approfondimenti lo aveva portato tra i titolari. Nelle idee di Scott, la sosta sarebbe stata ideale per fermarsi, poi la scelta di anticipare le cose per presentarsi tirato a lucido a ottobre per mettersi alle spalle la disavventura.
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E poi c’è il futuro, quello che ora McTominay vuole stringere a più non posso. Il Napoli si era ripromesso di parlare del suo contratto - che scade nel 2028 - a mercato chiuso. Poi, però, c’è stato l’inconveniente improvviso. Tutto rimandato. Non è solo «...più importante il campo» come il calciatore scozzese ha detto mercoledì sera a Milano, ma soprattutto la sua salute. Prima si penserà a rimetterlo in sesto al 100%, poi a tutto il resto. C’è una certezza, però: le parti non sono mai state troppo vicine nella trattativa per il rinnovo del suo contratto. Tra le richieste dell’agente e le volontà del club c’è stata distanza, ma non c’è stata alcuna interferenza dall’esterno: in estate, in sostanza, offerte concrete non ne sono arrivate. Anche perché la volontà del club azzurro è sempre stata quella di trattenere Scott ma bisogna fare in fretta per evitare nuovi “casi Kvara”, perché al termine di questa stagione lo scozzese sarà già “in scadenza”. Anche adeguando l’ingaggio da quasi 4 milioni di euro (con bonus) di oggi, ovviamente, ma senza spingersi troppo oltre i milioni pagati oggi a De Bruyne (6 netti). Se ne riparlerà solo quando McTominay potrà. Quando gli ospedali e i recuperi saranno un ricordo alle spalle. Poi si tornerà in campo, perché - ben oltre i contratti - è solo quello che conta.
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