Roma, 3 ott. (askanews) – “Voglio creare e lasciare qualcosa di importante nella pagina di questa meravigliosa società”. Cristian Chivu racconta così la sua idea di Inter, tra l’ambizione di tornare a competere fino in fondo in Champions League e il lavoro quotidiano sulla crescita dei giovani. “Non penso mai troppo a lungo termine, perché è partendo con i piccoli passi che puoi raggiungere quelli che sono gli obiettivi che ti permettono poi di sognare più in grande”, spiega l’allenatore nerazzurro in un’intervista a FutNet.
La Champions resta il grande obiettivo: “Vincere è bellissimo. È il sogno di tutti”, ammette Chivu, che però non vede ricette sicure per arrivare al trionfo europeo. “Non esiste una ricetta che ti dà la certezza che puoi vincerla, non esistono soldi e nemmeno idee che ti permettano di comprarne una. È una somma di tante cose”. E sul momento in cui sarà possibile capire le reali ambizioni dell’Inter aggiunge: “Durante la stagione arrivi a un certo punto, tipo a marzo, e capisci a che punto sei”.
Il tecnico torna poi sul percorso di Pio Esposito, attaccante che conosce fin dalle giovanili nerazzurre e sul quale ha puntato anche in prima squadra. “Ha avuto il coraggio, perché nessuno lo racconta, di mollare la Primavera. Poteva scegliere la strada più comoda, fare un altro anno, accrescere l’autostima segnando magari 30 o 40 gol, però ha capito, andando in un altro posto, quanto doveva lavorare”.
Dopo i 10 gol della scorsa stagione, Esposito ha già segnato due volte nel 2026-27. “Ora è più pronto, più maturo, con la stessa fame e la stessa voglia di migliorarsi”, sottolinea Chivu, che lo aveva fatto debuttare in Primavera e gli aveva affidato la fascia da capitano.
L’allenatore parla anche della crescita dei giovani e respinge l’idea di attribuire la responsabilità delle difficoltà ai soli settori giovanili: “È facile puntare il dito, ‘gli allenatori del settore giovanile sbagliano, i giovani non ci sono più’. No, non è così, queste sono scuse”. Per Chivu, “bisogna trovare modi e soluzioni nel fare, nel capire dove abbiamo sbagliato noi, perché la colpa è nostra, non è di quelli che arrivano da sotto”.
Un impegno che il tecnico vuole portare avanti anche fuori dal campo: “Io voglio dare qualcosa indietro al calcio e ho questa possibilità di offrire qualcosa a qualcuno che magari non ha la disponibilità”.
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