La nuova stagione.
28 luglio 2026 alle 00:32
«Cose mediatiche, noi non abbiamo una cultura da cinema. Lo stadio? Resto ottimista»Il caso Seba Esposito, che starebbe giocando al rialzo sul proprio contratto quinquennale, non è rientrato: non c’è mai stato. Tommaso Giulini, intervenuto a “Il Cagliari in diretta”, non ha nascosto il disappunto per il polverone attorno all’attaccante, prendendosela anche con i giornalisti che l’avrebbero alimentato e rivendicando valori diversi per tradizione di famiglia: «Non abbiamo la cultura cinematografica di altri presidenti che hanno interessi nei media. A noi queste cose che succedono hanno sempre dato molto fastidio. Siamo abituati a discutere dentro casa, guardandoci negli occhi». Caso chiuso? «Sebastiano, ma anche Caprile, sono ragazzi che tengono tantissimo a questa maglia, come hanno dimostrato già nei primi giorni di questo ritiro. Sono convinti che possiamo fare bene quest'anno e hanno aderito da subito a questo progetto con grande forza», dice puntualizzando: «Abbiamo uno spogliatoio di gente vera. Noi vogliamo pensare al campo, poi se ci sono altre situazioni abbiamo la fortuna di avere un amministratore delegato come il dottor Catte, che ha fatto scuola con Massimo Cellino, e un bravissimo direttore: qualora ci fossero discussioni da portare avanti lo faranno per il bene del Cagliari che è l'unica cosa che conta per tutti».
Scenari possibili
Poi puntualizza: «La risposta l'ha data in campo Esposito che si è allenato regolarmente. Non posso assicurare che resterà in Sardegna sino alla fine del mercato, perché sappiamo bene che tutto può accadere. Diciamo che però ci sono ottime possibilità che Esposito sia il giocatore, uno dei tanti giocatori importanti di questo Cagliari 2026-2027, così come Caprile. Qualora rimanessero, e ci sono grandissime possibilità che rimangano, faranno una stagione ancora migliore di quella passata e saranno due giocatori-cardine di questa squadra».
La crisi federale
Il discorso scivola sul tema di una Federazione, in grande crisi. La notizia delle dimissioni di Maldini e Leonardo arriva praticamente in diretta: «Mi spiace, con Leonardo avevo parlato 10 giorni fa, gli ho detto chiaramente quale era la mia opinione così come a Malagò. Sicuramente noi club di Serie A vorremmo essere ascoltati di più, soprattutto quelli con delle proprietà italiane da tanti anni nel calcio. Noi dirigenti siamo i primi responsabili di questa situazione, ma siamo anche gli unici a fare calcio, a fare settore giovanile, a cercare di migliorarci anno dopo anno e poter proporre delle soluzioni. Il Cagliari in questi anni ha dimostrato di essere coerente, di avere le idee chiare e di voler aiutare la Nazionale mettendo in campo e facendo fare tanti minuti a giocatori italiani». Soluzioni? «Una rivoluzione anche nelle infrastrutture. Oggi, come hanno detto anche Maldini e Leonardo, Coverciano è un posto medievale, non più un centro di eccellenza. In Francia, a Clairefontaine, hanno un centro totalmente all'avanguardia su tutti i punti di vista, dalla match analysis alla performance, dove formano giocatori. Noi a Coverciano purtroppo siamo siamo molto, molto indietro».
Maratona stadio
Sulla questione stadio, che giovedì attende in Comune una svolta importante, Giulini si toglie un sassolino dalla scarpa «Noi abbiamo presentato parecchi anni fa un progetto da 25.000 posti, perché ritenevamo e riteniamo tutt'ora fosse la capienza ideale per i tifosi del Cagliari e per Cagliari. Poi ci è stato chiesto dalla Figc e dalla politica di rivedere il progetto, di farlo da 30.000 in modo da poter ospitare eventi internazionali, magari gli Europei 2032. L'abbiamo fatto, abbiamo perso altri due anni, ma oggi abbiamo solo il grande lavoro del Comune, il supporto della Regione e sarà sufficiente questo sicuramente perché noi lo stadio lo vogliamo fare in ogni caso. Però rimane il fatto che dal governo ancora aspettiamo risposte e se avessimo saputo di finire così nell'estate del 2026, probabilmente lo stadio ce lo saremmo tenuti da 25.000 posti». Parole da cui traspare la fatica di una corsa infinita: «Noi abbiamo fatto tutto quello che si poteva fare. Adesso ovviamente la decisione non spetta a noi. Non sono stanco, semplicemente attendo come tutti i tifosi. E attendo con pazienza perché il problema non sono questi mesi, ma sono i 7-8 anni precedenti. Ecco, tutto qua. Ma io sono sempre rimasto ottimista sullo stadio e continuerò a esserlo fino alla fine», assicura.
RIPRODUZIONE RISERVATA
Questo contenuto è riservato agli utenti abbonati
Per continuare a leggere abbonati o effettua l'accesso se sei già abbonato.
• Accedi agli articoli premium
• Sfoglia il quotidiano da tutti i dispositivi

