Molti laghi hanno i loro piccoli, o grandi, segreti. Quello di Loch Ness, ad esempio, celebre per l’omonimo mostro. E persino il nostro lago di Garda, nelle cui acque si vocifera abiti una creatura sfuggente e bonaria, ribattezzata Bennie dagli appassionati. Ma nessuno può vantare un mistero di proporzioni simili a quello del bacino di Williston: un’intera isola galleggiante, lunga oltre 140 metri e coperta da una densa foresta. Cosa c’è di misterioso, vi chiederete. La risposta è semplice: appena un paio di mesi fa, l’isola non esisteva, e dopo essere stata avvistata a fine luglio, è sparita nuovamente, per fare la sua ricomparsa solo diverse settimane più tardi, a decine di chilometri di distanza nell’estuario del fiume Ospika, un affluente del lago artificiale canadese. Come è possibile? Quel che è certo, per ora, è che si tratta di un’isola galleggiante, che si sposta sulle acque del bacino idrico spinta dalle correnti. Quale sia la sua natura e come si sia formata, però, rimane a tutt’oggi un mistero.
La scoperta
Le prime segnalazioni sono arrivate da Rocky Avery, un residente della zona che ha documentato la presenza di quella che sembrava una vera e propria porzione di bosco alla deriva sul lago, durante un giro in barca. Le immagini scattate nel bacino idrico, il settimo bacino artificiale al mondo per volume, mostravano una formazione complessa dotata di alberi ad alto fusto, arbusti e un microhabitat idoneo a ospitare volatili e fauna locale. Inizialmente le foto diffuse sui social network sono state accolte con scetticismo, ma l’analisi di un’immagine satellitare acquisita il 21 luglio 2026 ha confermato l’esistenza del blocco di terra galleggiante.

Dopo il primo avvistamento, la massa boscosa si è spostata improvvisamente, scomparendo per diverse settimane. La sua nuova posizione è stata individuata il 31 agosto successivo grazie ai monitoraggi condotti da B.C. Hydro, la società pubblica che gestisce il bacino artificiale. L’isola non si era disgregata, ma aveva semplicemente navigato verso nord-ovest per circa trenta chilometri nell’arco di due settimane, spinta dalle correnti interne del lago e dai venti superficiali.
Un’origine misteriosa
Nelle settimane trascorse dalla scoperta dell’isola galleggiante diversi esperti hanno tentato di chiarirne la natura e la possibile origine, senza fornire però risposte definitive. Bob Gammer, portavoce della B.C. Hydro, ha spiegato che la formazione potrebbe aver avuto origine da un deposito primario di legname e detriti legnosi accumulatosi lungo le sponde nell’arco di diversi decenni. La progressiva decomposizione della materia organica e la sovrapposizione di sedimenti hanno permesso alla vegetazione di radicare, creando uno strato compatto ma galleggiante sopra la struttura di tronchi sottostante.
L’eccezionale volume d’acqua raggiunto dal bacino Williston nell’estate del 2026, il più alto registrato negli ultimi quattordici anni, avrebbe infine fornito la spinta di galleggiamento sufficiente a sollevare l’intero blocco dal fondale o dalla sponda a cui era ancorato. Non tutti gli specialisti concordano però su questa ricostruzione, sottolineando che l’area non è soggetta a fenomeni di erosione del suolo, e che il crollo della vegetazione, seppur presente, non è sufficiente per immaginare la formazione di una “zattera” di simili dimensioni e compattezza. Attualmente, quindi, l’origine dell’isola galleggiante del lago Williston rimane ancora un mistero. Avery ha assicurato che se dovesse intercettare nuovamente l’isola, tenterà di filmarne la parte inferiore immergendosi nelle acque del lago, per tentare di chiarirne una volta per tutte la natura. Vedremo se avrà fortuna.
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