Burqa vietato a scuola, il ministro Valditara: «È per la dignità delle donne». Cgil e Pd: «Solo propaganda»

2026/08/01

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Il possibile emendamento per vietare il burqa a scuola al quale il ministro dell'Istruzione Giuseppe Valditara sta pensando «è importante per riaffermare i valori di dignità della donna e di eguaglianza fra uomo e donna. Spiace che quando si tratta di arrivare ai fatti concreti Pd e Cgil siano sempre un passo indietro e preferiscano il richiamo della polemica e della demagogia alla difesa dei valori costituzionali». A dirlo all'Ansa è lo stesso ministro per l'Istruzione.

 «Osservo che è un principio applicato in molti paesi europei e in alcuni stati a maggioranza musulmana. Inoltre vi è ampia giurisprudenza anche europea. Qui si gioca la differenza fra chi difende la dignità della persona e chi si riempie la bocca di chiacchiere», conclude Valditara.

Valditara e il divieto di burqa a scuola

Il riferimento è alle reazioni a quanto annunciato dal titolare del dicastero di viale Trastevere in un'intervista al Corriere della Sera. Il ministro aveva ribadito la volontà di presentare un emendamento al ddl Sicurezza «per vietare il burqa a scuola». «Se permettiamo che una ragazza venga a scuola con il burqa - aveva spiegato Valditara - la includiamo accettando principi in contrasto con la Costituzione, come la discriminazione uomo-donna, ma non la integriamo. Accettiamo che sia una non-persona, le impediamo di socializzare».

Le polemiche del sindacato

«Le proposte annunciate dal ministro Giuseppe Valditara sull'integrazione degli studenti di origine straniera non parlano di integrazione, ma di assimilazione. La logica è quella dell'adeguamento forzato: chi arriva deve uniformarsi e cancellare pezzi della propria identità, sotto la minaccia della sanzione», aveva commentato la segretaria generale della Flc Cgil, Gianna Fracassi. «La contrapposizione tra 'integrazione' e 'inclusione' evocata dal ministro è falsa e pericolosa». Sulla volontà del ministro di presentare un emendamento al dl sicurezza per vietare il burqa a scuola: «Preoccupa - spiega Fracassi - la cornice securitaria e punitiva del ragionamento: il divieto del burqa infilato nel ddl Sicurezza, la minaccia di revocare il permesso di soggiorno ai genitori, il richiamo al decreto Caivano».

E conclude: «C'è infine una contraddizione che il ministro non scioglie: la scuola riconosce ogni giorno questi ragazzi e queste ragazze come propri studenti, ma lo Stato nega loro la cittadinanza. Se sono nostri tra i banchi, lo sono anche davanti alla Repubblica: lo ius scholae è una questione di coerenza e di giustizia». 

La posizione dem

«Il ministro chieda alle scuole quali sono i problemi e di che cosa hanno bisogno per realizzare una vera integrazione e a fronte della loro risposta metta in atto l'emendamento giusto non quelli propaganda», aveva invece detto sempre all'Ansa la senatrice del Pd, Simona Malpezzi. «Non ho mai avuto studentesse con il burqa e mi sembra che in Italia siano pochissime. E dove ci sono state - avveva spiegato Malpezzi - le scuole sono intervenute in maniera molto tranquilla. Da noi al massimo sono ragazze che hanno il velo, il cui viso si vede e che rappresenta la loro religione, la loro cultura, questo non impedisce sicuramente loro di integrarsi nei diversi percorsi, di socializzare». Per la senatrice, dunque, bisogna aiutare le scuole «a poter dare delle risposte» che «non sono sicuramente quelle di vietare il burqa».

«Vorrei che il ministro ci desse i dati di quante sono le studentesse che hanno il volto coperto - puntualizza - perché a me questo dato non è molto chiaro». Malpezzi aveva ribadito, infatti, che in Italia le ragazze non hanno ciò che impedisce loro il riconoscimento «se non in casi eccezionali e le scuole si sono sempre attrezzate per attuare il riconoscimento. Io non penso che sia quello il problema dell'integrazione o dell'inclusione, a seconda delle differenze, che il ministro Valditara vuole porre. Il problema - chiede - è: riusciamo a far sentire questi studenti dei cittadini italiani a tutti gli effetti? Visto che invece non facciamo nulla per considerarli uguali ai loro compagni di classe con cui frequentano i corsi, le attività e il tempo scuola». 


Ultimo aggiornamento: sabato 1 agosto 2026, 19:48

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