Burgio, la carta militare e romana di Vannacci per conquistare Milano: “Imparerò a conoscerla come ho fatto con l’Afghanistan, ma non farò rastrellamenti”

2026/08/11

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Milano, 11 agosto 2026 – Carmelo Burgio, 69 anni, ex generale dei carabinieri in pensione dal 2022, carriera piena di incarichi prestigiosi e di ambiti riconoscimenti dell’Arma, spiccato accento romano, ora candidato sindaco di Futuro nazionale alle elezioni comunali del 2027. 

Burgio è nato ad Anzio, ma frequenta Milano dal 2013

Burgio è nato ad Anzio, ma frequenta Milano dal 2013

Com’è nata l’idea di scendere in campo a Milano? Conosce da tanto il generale Roberto Vannacci? 

“Lo conosco da anni. Vannacci era capitano comandante di una Compagnia Incursori quando io ero nella palazzina di fronte e comandavo il Battaglione Paracadutisti. Ci scambiavamo cordialmente il buon giorno e la buona sera. Alcuni miei cari amici del suo reparto, intanto, mi parlavamo bene di lui: persona perbene, preparata, professionale. Comportamento che ha sempre confermato durante la sua carriera militare. In seguito, quando Vannacci è diventato noto per il suo libro (Il mondo al contrario, ndr), l’ho difeso negli articoli che scrivo per alcune riviste. Anche quando è stato indagato e archiviato per varie vicende legate alla sua carriera”.

Ma lei condivide i contenuti del libro di Vannacci “Il mondo al contrario“? Lei si sente un uomo di destra?

“Sì, lo condivido. E, certo, sono un uomo di destra”.

Ok, ma com’è nata l’idea di candidarsi a Milano?

“Io ero già stato contattato da un gruppo di imprenditori, ai quali però avevo risposto che non ero molto interessato a un’avventura politica a Milano, ma prima che Vannacci lanciasse Fn. Allora era ancora nella Lega. Detto questo, da quando Vannacci per alcuni è ’un problema’ mi sono permesso anche di difenderlo e incalzare il ministro della Difesa Guido Crosetto, che a mio modo di vedere ha gestito il caso Vannacci in maniera poco corretta”.

Il generale ha apprezzato questi interventi in sua difesa e le ha chiesto di candidarsi?

“Beh, sì. Alla fine ho deciso di fare qualcosa per l’Italia”.

Durante la sua carriera non ha operato a Milano e ora non vive in città. Cosa c’entra lei con le Comunali meneghine?

“Io sono in pensione e vivo a Tirano, in Valtellina, ma frequento Milano dal 2013 per motivi personali. Ci venivo anche per due weekend al mese. E ogni volta che vengo in città mi faccio tanti chilometri a piedi e ho imparato a conoscerla un po’. Ma le voglio rispondere anche in un altro modo”.

Quale?

“Un giorno mi hanno detto di andare a comandare la compagnia dell’Arma di Cagliari. Un altro mi hanno mandato a Trapani. In seguito mi hanno inviato in Afghanistan. Tutti luoghi che non conoscevo ma che ho imparato a conoscere anche grazie a staff che mi sono scelto. Lo stesso vale per Milano. Inoltre, non credo che tutti i candidati sindaci conoscessero a menadito lo stradario milanese. E, soprattutto, i sindaci hanno risolto o no i problemi di Milano? Mi pare proprio di no”. 

Militari presidiano piazza Duca d'Aosta, all'esterno della Stazione Centrale

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Vannacci giudica Milano una delle grandi città più insicure d’Italia. È così?

“Milano è una città insicura. Glielo dico anche per esperienza diretta. Per anni sono arrivato nel capoluogo lombardo alla Stazione Centrale. Un giorno un immigrato ha provato ad aggredirmi. Si è fermato solo quando gli ho fatto capire che sono un carabiniere e che se mi avesse attaccato gli avrei potuto far male. A quel punto, se n’è andato”.

Il leader di Fn dice anche che lei è pronto a “rastrellare Rogoredo”. Ma sul termine “rastrellare” ci sono polemiche. Pierfrancesco Majorino del Pd dice che Vannacci strumentalizza questi temi e che un sindaco non può far “rastrellare” un territorio.

“Lo so benissimo, non c’è bisogno che me lo dica Majorino. Ma so anche che un sindaco che si mette contro il prefetto non va bene. Per il centrosinistra e spesso anche per il sindaco Sala c’è sempre un “ma“ quando le forze dell’ordine intervengono. Un “ma“ a favore di chi accoltella un poliziotto, di chi scappa con la moto dall’alt dei carabinieri e di chi sfascia la città. Sala voleva persino premiare il papà di Ramy. Il padre di quel ragazzo morto non è un delinquente, ma di sicuro non ha educato bene il figlio. E, con tutto il rispetto, non so cos’altro abbia fatto nella vita. I carabinieri che hanno inseguito Ramy, invece, non sono stati difesi dal Comune. Io sono sceso in campo anche per questo: bisogna difendere le forze dell’ordine”.

Yehia Elgaml, padre di Ramy, morto a 19 anni su uno scooter dopo un inseguimento

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Vannacci non esclude un accordo elettorale con il centrodestra in vista delle elezioni politiche e milanesi. Se si arrivasse a un’intesa, lei è pronto a ritirare la sua candidatura a sindaco?

“Io sono per il gioco di squadra e tutt’altro che orientato ad agire per consegnare la vittoria alle sinistre. Tutte le opportunità vanno vagliate. Se si raggiungesse un accordo per cui Fn decidesse di aiutare un altro candidato del centrodestra, per me andrebbe benissimo. L’importante è vincere”.

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