Mai dimenticare un buono fruttifero nel cassetto. Mai farlo per più di dieci anni, anche quando non sia stata chiarita da Poste Italiane la durata del diritto di riscatto. La legge non ammette ignoranza, per la Cassazione che dopo una lunga vicenda giudiziaria in cui i titolari del buono avevano anche avuto ragione, ha messo una pietra tombale sulla possibilità di trasformare la ricevuta in denaro contante. Niente soldi e neppure risarcimento per i due ricorrenti: la mancata consegna del foglio informativo da parte di Poste Italiane non impedisce il decorso della prescrizione. La Suprema corte con due ordinanze è intervenuta su altrettante controversie partite dal Tribunale di Lecce e ha ribaltato le decisioni favorevoli ai titolari dei buoni.
La pronuncia più incisiva riguarda un buono fruttifero postale da 2.500 euro, serie “18B”, sottoscritto nel 2005. I titolari si erano rivolti al Giudice di pace di Lecce dopo che Poste aveva rifiutato il rimborso per intervenuta prescrizione. Sostenevano che sul titolo non fosse indicata la scadenza e che non fosse mai stato consegnato il Foglio informativo analitico. Avevano ottenuto ragione sia in primo grado sia davanti al Tribunale di Lecce: correva l'anno 2023.
La Cassazione rovescia però l'esito della controversia. Il buono, afferma la Corte, deve considerarsi prescritto e non più rimborsabile: i titolari non avevano esercitato il diritto nei dieci anni successivi alla scadenza e avrebbero dovuto attivarsi per conoscere le condizioni del titolo. La mancata consegna del foglio informativo può aver reso più difficile conoscere la scadenza, ma non impossibile, perché le informazioni erano reperibili attraverso la disciplina pubblicata in Gazzetta Ufficiale. Non solo. Per la Suprema Corte non può essere riconosciuto neppure un risarcimento del danno fondato sull'inadempimento degli obblighi informativi.
Lo stesso principio emerge dall'altra ordinanza, relativa a due buoni emessi nel 2000 e nel 2001. In quel caso il Giudice di pace aveva condannato Poste Italiane al pagamento di 1.350 euro e la decisione era stata confermata dal Tribunale di Lecce, secondo il quale la prescrizione non poteva decorrere in assenza della consegna del foglio informativo. In questo secondo procedimento, tuttavia, la Suprema Corte non chiude definitivamente la causa: cassa la sentenza e rinvia al Tribunale di Lecce, che dovrà pronunciarsi nuovamente davanti a un altro magistrato applicando il principio indicato dalla Cassazione.
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