La paura di perdere, qualche volta, rende prudenti. Altre volte saggi. E così, con un colpo di coda alla vigilia del voto che avrebbe potuto spaccare la Giunta del Coni, ieri Luciano Buonfiglio ha chiamato Giovanni Malagò e gli ha offerto una proposta che assomiglia a una tregua: «Puoi fare tu stesso il commissario fino alla nuova assemblea, e poi essere rieletto». È questo, in sostanza, il compromesso offerto dal presidente del Coni al numero uno della Federcalcio. Stamattina i due si vedranno di persona, per trasformare la telefonata in una stretta di mano.
Malagò sembra orientato ad accettare sia perché non vuole stravincere sia perché, in quanto membro Cio, non intende indebolire il Comitato Olimpico che ha onorato per 12 anni. Poi toccherà agli organi del Coni mettere il timbro sulla pace: prima la Giunta, alle 13, quindi il Consiglio Nazionale, alle 14. Tutto dovrebbe filare liscio, senza altri spari di cannone, per una pace arrivata dopo giorni di rumore, sospetti e veleni. Tardiva, forse, ma ancora in tempo per consentire a tutti di uscire dalla stanza senza dichiararsi sconfitti.
Buonfiglio, avendo intuito di essere finito sotto nell'ultima conta dei voti, cerca così una via d'uscita che gli consenta almeno di salvare un punto. Il commissariamento della Figc, infatti, verrà comunque proposto: secondo la linea del Coni, al momento della candidatura Malagò non era tesserato e il procedimento elettorale dovrà dunque essere ripetuto nel rispetto dello Statuto. Il paradosso è evidente, ma era dal principio la soluzione più scontata per venirsi incontro: il presidente del calcio diventerebbe commissario di se stesso. E proprio lui, commissario, avrebbe più potere di quanto ne avrebbe avuto da semplice presidente. Era esattamente lo scenario che il governo avrebbe voluto evitare, questo non è certo un dettaglio.
Candidato unico?
Poi, però, si tornerà alle urne a brevissimo: l'intenzione di Malagò è indire subito l'assemblea (devono passare 60 giorni) e riuscire a presentarsi da candidato unico. Alle componenti federali verrà chiesto un nuovo verdetto, dopo quello del 22 giugno, quando era stato incoronato con il 68,58% dei consensi. Una seconda volta per certificare, o eventualmente cambiare, una scelta che sembrava già fatta.
L'appoggio
Nonostante il boccone amaro ingoiato sulla scelta del ct, la Serie A non sembra voler cambiare strada e tira dritto. La posizione della Lega resta quella espressa ieri pomeriggio: pieno sostegno a Malagò, eletto con largo margine e candidato proprio dalla massima serie, insieme alla netta contrarietà all'ipotesi di commissariamento. La Lega dice di non comprendere «i fondamenti in diritto e le ragioni politiche» della controversia e considera il commissariamento «del tutto inopportuno», soprattutto in una fase nella quale il calcio italiano non avrebbe bisogno di un'altra tempesta.
E poi c'è l'Uefa, la minaccia neanche troppo velata di toglierci Euro 2032, con il suo richiamo all'autonomia del calcio italiano. Un richiamo che pesa. Ieri, a Milano, è circolato anche il nome di Ezio Simonelli come possibile sub-commissario. Bisognerà capire se gli impegni da presidente della Serie A gli consentiranno di assumere l'incarico: al momento sembrerebbe di no. Malagò, comunque, vuole tenere la Lega dentro la partita, sempre. Anche perché nei giorni scorsi era arrivata indirettamente sul tavolo del governo un'altra ipotesi, quella di Adriano Galliani commissario. Ma adesso il finale sembra diverso.
I retroscena
Nelle intenzioni iniziali, Luciano Buonfiglio aveva pensato a se stesso come commissario. Oppure a Carlo Mornati, il segretario generale del Coni. Poi sono arrivati i dubbi, i timori giustificati di dover fare un passo indietro, se fosse finito in minoranza. Già ieri mattina, mentre la questione del commissariamento diventava sempre più incandescente, il presidente del Coni si interrogava anche sull'opportunità di partecipare al voto della Giunta dopo che era stato scoperchiato il vaso degli interessi di suo figlio Marco (il contratto tramite la società Elevate col Venezia) nel mondo del calcio. Buonfiglio chiedeva pareri, cercava di capire se fosse necessario astenersi.
Intanto, però, dall'alto arrivava un suggerimento più semplice: trovare una strada per ricucire con Malagò prima che la conta dei voti producesse l'ennesimo disastro dello sport. Adesso quella strada sembra esserci, almeno non si è toccato il fondo. Non serviranno più, almeno per ora, le discussioni sul «conflitto d'interessi» di Diana Bianchedi ed Elisabet Spina. I 17 componenti della Giunta chiamati oggi a decidere il destino della Federcalcio sono pronti a votare compatti per il commissariamento affidato allo stesso Malagò. Poi toccherà ai 77 membri del Consiglio Nazionale, convocati un'ora dopo, ratificare la decisione con un secondo sigillo. Niente più pareri giuridici da incrociare, niente ricorsi e controricorsi da scongiurare, niente dimissioni dietro l'angolo. La partita non è finita, ma il pallone è già vicino alla linea di fondo. Mancano pochi secondi al triplice fischio. E per una volta, forse nessuno ha davvero voglia di giocare i tempi supplementari.
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