Partecipare a un evento è sempre una scoperta. Si guardano film o serie che altrimenti non avremmo incrociato, si incontrano colleghi con cui confrontarsi, si intervistano artisti. E, a volte, tra loro ci si imbatte in sorprese, in esseri umani che ci stupiscono per gentilezza, disponibilità, apertura. È stato così con Bruno Gouery.
Star di Emily in Paris e The White Lotus, Bruno Gouery era all'Italian Global Series in qualità di giurato e la nostra chiacchierata è stata l'occasione di spaziare oltre i due titoli che l'hanno reso celebre. Anche perché le sue risposte ci hanno portati in direzioni che non avevamo previsto, facendoci scoprire, parafrasando quello che lui stesso ci ha detto, la vita dietro la professione. Sin da subito, non appena ci siamo seduti davanti a lui, quando ci ha presentati la persona che lavora con lui e lo accompagnava, creando un'atmosfera rilassata e cordiale.
Il segreto di Emily in Paris e The White Lotus: "Darren Star e Mike White sono artisti unici"
Partiamo però dai suoi due grandi successi, Emily in Paris e The White Lotus, due serie che sono riuscite a emergere in un panorama così affollato di contenuti. Qual è il loro segreto? "Non so se c'è un segreto, ma secondo me la cosa importante è che sono due artisti che hanno un mondo loro. Che non si vede in altre serie, capito cosa intendo? Sono unici. Il mondo di Darren Star è il mondo di Darren Star. Vedi poche immagini e già capisci: 'Questo è Darren Star'. La sua Parigi, che alcuni criticano, è la Parigi di Darren Star, come Fellini aveva la sua Roma. E Mike White, stessa cosa: non c'è un progetto che somiglia a quelli di Mike White. La musica è particolare, il tono è particolare. Quindi sono artisti veri, che danno il loro mondo, il loro immaginario. E se piace al pubblico diventa iconico, perché non somiglia a nessun'altra cosa."
Ci colpisce quello che dice Bruno Gouery, perché si tende spesso a inseguire il pubblico, ma forse biognerebbe essere se stessi e il pubblico verrebbe da noi. "Esatto! Bravo, l'hai detto. È questo. Il segreto è questo. E infatti c'è una frase di Eduardo De Filippo che mi piace tanto, che avevo letto anni fa. Eduardo diceva: 'Se cerchi lo stile, trovi la morte. Ma se cerchi la vita, cioè la vita è la sincerità, la tua, trovi lo stile.' E quindi sono sicuro che Mike White e Darren Star cercano la vita, la loro percezione, e questa diventa uno stile."
Da Emily in Paris a Eduardo De Filippo: l'omaggio a Napoli di Bruno Gouery
Da napoletani non possiamo che essere colpiti ed emozionati dalla citazione di Gouery e scegliamo di approfondire: che opere di De Filippo gli piacciono? "Tante, tante. Ho visto tante pièces che sono state filmate dalla Rai. E c'è una pièce che si chiama Uomo e galantuomo. Non so se ti ricordi il momento dove fanno le prove, e c'è il suggeritore... Eduardo è fantastico. È veramente un attore grandioso. Avevo letto un articolo di Orson Welles che descriveva la grandezza di Eduardo e diceva che faceva pochissimi gesti, che non parlava alto, ma tutto il pubblico, tutta la sala guardava solo lui. Aveva una forza di attrazione... era un maestro. E per me è anche un modello, ovviamente."
Capiamo benissimo, perché a Napoli si cita De Filippo come Totò continuamente, tra parenti e amici. Sono parte delle nostre vite. "Certo, Totò anche" ci dice Gouery che aggiunge "è tipo Chaplin, Totò. Fosse stato a Hollywood sarebbe famoso in tutto il mondo, ne sono sicuro. È un genio, veramente. Sono maestri per me."
Bruno Gouery e le serie tv
Tornando al mondo delle serie tv che l'ha reso famoso, che tipo di spettatore è? Si getta nella visione dimenticandosi di tutto o preferisce centellinare l'esperienza? "Noto che quando sono preso da una serie ho anch'io la voglia di non smettere di guardare, cioè è proprio come una droga, è una cosa di cui hai bisogno. La cosa bella di questo festival è che mi ha permesso di guardare delle cose che magari da me stesso non sarei andato a vedere. Perché tendiamo tutti ad andare sui temi che ci piacciono, gli attori, i registi che conosciamo. Questa è la possibilità di andare verso culture, temi, tematiche, attori che non conoscevo e che ho scoperto. Questo è molto bello, secondo me, la cosa bella di un festival."
È l'importanza di alzarsi dal divano e andare a scoprire il mondo, che sia per la visione comunitaria della sala o confrontarsi con eventi del genere che ci mettono in contatto con realtà che non conoscevamo. Ma c'è una serie recente che ha colpito Gouery? "Mi è piaciuta la serie Pluribus Questa è l'ultimo colpo. L'ho vista recentemente e mi è piaciuta tanto." E non possiamo che confermarne la grandezza.
"Recitare è recitare": nessuna differenza tra cinema, serie TV e teatro
Ci chiediamo, invece, se professionalmente ci sia una differenza tra il recitare in un film o una serie, visto che ha partecipato a progetti di entrambi i mondi. "No, ti devo confessare che non vedo grandi differenze nel modo di fare il mio mestiere. La recitazione è sempre la stessa. Ma anche a teatro, alla fine: è sempre recitare un personaggio, immergerti in un carattere. Ovviamente la serie ti impone, perché giriamo magari la puntata 1, la puntata 4, di metterti più nei panni della progressione del personaggio. Ma in definitiva anche in un film ogni tanto iniziamo con la fine, quindi non ci sono grandi differenze."
Recitare, insomma, è recitare. E c'è un personaggio che gli sarebbe piaciuto interpretare? "Mi piacerebbe recitare Dalí. Il pittore." E a noi piacerebbe vederlo in quel ruolo così particolare.
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