Bombe a Roma, in crisi il potere criminale di Senese. La sfida al capo dei nuovi boss dietro gli attentati

2026/10/10

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Quarantacinque giorni e otto bombe fatte esplodere di fronte ad attività commerciali e androni di palazzi. L’ultima giovedì notte in via dei Platani a Centocelle a “casa” di una famiglia rimasta impelagata con Michele ‘O Pazz. E una zona che seppur allargata è sempre la stessa: quella della periferia sud-est della Capitale dove la criminalità organizzata risponde(va) solo a un nome: quello di Michele Senese. Ma il boss, arrivato a Roma per dare la caccia ai cutoliani negli anni Ottanta del secolo scorso, è ormai in carcere da oltre dieci anni e con lui, negli ultimi mesi, tutta quella gerarchia di uomini che nel suo nome ha imposto regole ferree sulla gestione delle piazze di spaccio e sul narcotraffico. Non solo i “colonnelli” - da Giuseppe Molisso a Leandro Bennato - ma anche le retrovie “armate” (Manuel Grillà, Emanuele Severa, Raffaele Pernasetti, solo a citare i più noti) sono finite al centro delle ultime operazioni condotte dall’Arma dei carabinieri che hanno decapitato una consorteria importante. Lasciando, se non un “vuoto di potere”, di certo un vuoto di presenza sul territorio. E dunque chi pure pagava a mese il dovuto ai Senese, potrebbe aver deciso di prendersi una pausa. E pure chi, per conto dei Senese, spacciava al dettaglio senza essere nessuno ma con la bramosia di diventare qualcuno, potrebbe aver alzato la testa. E iniziato, con quell’aggressività che si crede lavorata e studiata ma che non ha nulla dell’allure che dovrebbe differenziare i grandi strateghi del crimine dai criminali incalliti, a darsi battaglia. Otto bombe: tre nel mese di agosto, le ultime a raffica nelle scorse settimane. In mezzo delle costanti che solo all’inizio potevano sembrare “casuali”. Attività commerciali nel cuore del territorio dei Senese, autonoleggi e saloni ambigui di rivendita di auto di lusso, i cui proprietari e parenti diretti sono già finiti negli anni al centro di inchieste proprio su Michele ‘O pazz. Nuovi “boss” cresciuti all’ombra delle Torri di Torbella o nell’enclave del Quarticciolo con padri finiti a processo per traffici di droga lungo la rotta (sempre redditizia) Roma-Calabria.

L’ultimo episodio risale alla notte di giovedì quando in via dei Platani, cuore di Centocelle, una bomba è esplosa di fronte all’autosalone Gold Car, già colpito da un altro ordigno lo scorso novembre. La deflagrazione è stata importante: due auto parcheggiate fuori sono state danneggiate mentre una in sosta all’interno si è addirittura capovolta. Senza contare le “schegge” della saracinesche e dei vetri che hanno danneggiato il locale. Insomma, ben altro rispetto alla “solita” bomba carta. Il titolare, Samuel Calì, figlio di Mirko, rimasto coinvolto in passato in vicende legate ai Senese, era lì la notte di giovedì e con lui diverse persone note alle forze dell’ordine. L’ordigno per la capacità esplosiva pare fosse molto simile ad altre tre bombe esplose nei giorni scorsi.

E guarda caso, contro attività, che direttamente o indirettamente tornano verso Senese. Quindi l’autosalone e il centro scommesse riconducibili ai fratelli Costantino, che Giuseppe Molisso con la complicità di Raul Esteban Calderon, provò a uccidere nella primavera del 2021 mentre i due si trovavano seduti all’esterno del bar “Roxy” all’Alessandrino. E ancora la bomba che ha distrutto l’enoteca di via Calpurnio Fiamma, centro pulsante di Don Bosco, con il proprietario che prima ancora di riferire le sue perplessità agli investigatori della Squadra Mobile, si è preoccupato di dare in pasto ai giornalisti la sua versione di quanto accaduto. Poi restano le bombe di fronte l’autosalone di Manuel Sammarco, boss del Quarticciolo, sulla Casilina. Gli altri ordigni fatti brillare, da ultimo, di fronte casa di un pusher a San Basilio e l’altro ad agosto, a Prato Fiorito, di fronte al palazzo dove vive un uomo dai trascorsi legati alla ’ndrangheta, nello specifico alla cosca Piromalli. La Procura, che potrebbe decidere di far confluire in un unico fascicolo tutti gli episodi su cui indagano carabinieri e squadra mobile, conta almeno altre quattro persone che, nonostante la valanga di arresti, sono ancora “fuori” a “controllare” l’ordine criminale che Michele Senese ha sempre difeso. Ma basteranno a contenere i rigurgiti di molteplici mine vaganti?

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