Bologna e il caso dei poliziotti, Piantedosi: «L’Italia non è uno Stato di Polizia. Sì al confronto sulla legittima difesa»

2026/07/21

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Ministro Matteo Piantedosi, cosa è accaduto a Bologna? Ha un’idea di come siano andate le cose?

«Quella di Bologna è una vicenda dolorosa che impone anzitutto rispetto per la persona deceduta e per i suoi familiari. Proprio per questo ritengo doveroso attendere l’esito degli accertamenti. La magistratura sta lavorando e avrà tutta la collaborazione delle istituzioni. La Questura di Bologna ha già messo a disposizione ogni elemento utile, comprese le immagini delle bodycam, a riprova della piena trasparenza con cui si sta agendo. Chi dovrà accertare i fatti potrà inoltre avvalersi delle testimonianze delle tante persone, anche dei sanitari, che hanno assistito all’evento».

L’uomo ripete in continuazione la parola “aiuto”, perché nessuno gli dà una mano?

«Gli agenti sono intervenuti su segnalazione dei cittadini, per gestire una situazione particolarmente critica. In ogni intervento la priorità resta sempre la tutela della vita e dell'incolumità di tutti i presenti, compresa quella di chi si trova in un forte stato di alterazione. Saranno le verifiche a ricostruire con precisione la dinamica dei fatti, ed è corretto attendere quegli esiti. Mi rattrista constatare come, ancora una volta, alcuni cerchino di piegare quanto accaduto contro le forze dell'ordine, alimentando pregiudiziale ostilità verso chi indossa la divisa. Sono le stesse persone che, da un lato, accusano il Governo di non fare abbastanza per garantire la sicurezza e di impiegare in misura insufficiente le forze di polizia; dall’altro, quando quelle stesse forze intervengono, ne contestano sistematicamente l'operato».

È un nuovo caso Cucchi o Aldrovrandi?

«Sostenerlo pregiudizialmente può essere frutto solo di un approccio prevenuto e ideologico, che non fa bene alla stessa esigenza di verità che si deve alla vittima, ai familiari e anche agli operatori coinvolti».

Non è che si va verso un “modello Ice” anche per la Polizia italiana?

«In Italia nessuno è al di sopra della legge. Nessuno scudo penale, neanche agli appartenenti alle forze di polizia. Che, peraltro, godono di una estesa fiducia in Italia e all’estero. Sostenere il contrario è una becera strumentalizzazione di una tragedia come questa».

La sorella di Fakir ha detto che se uno è agitato va calmato, non può essere ammazzato dallo Stato…

«Capisco il dolore della famiglia, un dolore che merita rispetto, non polemica. Proprio per questo credo che il modo più serio di onorare la verità sia lasciare che le indagini facciano il loro corso. Va peraltro detto che gli agenti sono intervenuti in un contesto molto difficile, chiamati dagli stessi residenti del quartiere per un soggetto aggressivo ed in escandescenza, che tra l’altro ha anche colpito gli operatori. In molti altri casi, situazioni del genere hanno messo a repentaglio l’incolumità delle persone. Come ogni cittadino ha diritto alla presunzione di innocenza, lo stesso principio deve valere per chi indossa la divisa. A riprova della complessità del loro lavoro, basta citare qualche numero: i feriti tra le Forze di Polizia, compresa polizia locale, sono aumentati del 62% in questo primo semestre dell’anno. Non mi sembra siano numeri da Stato di polizia».

Proprio oggi cadono i 25 anni del G8 di Genova e della Diaz, teme che la vicenda di Bologna riaccenda gli animi tra le frange più estreme?

«La memoria del G8 di Genova appartiene alla storia del Paese e merita rispetto. Ma sarebbe un errore, se non una pregiudiziale strumentalizzazione, generalizzare o accostare automaticamente situazioni profondamente diverse».

Come si garantisce la sicurezza nelle città italiane e in quartieri particolari come il Pilastro a Bologna, a Rogoredo a Milano, a Tor Bella Monaca a Roma?

«Si garantisce con operazioni come quella da ultimo realizzata ieri, che ha condotto all’arresto di oltre 530 persone, alla denuncia di altre 950, al sequestro di 700 chili di droga e di più di un centinaio di armi. Sono iniziative che hanno portato a una riduzione dei reati del 16% rispetto a dieci anni fa. Ancora più significativo è il dato relativo agli omicidi, diminuiti del 40%. Siamo tra i paesi più sicuri in Europa sia in base ai dati sulla delittuosità sia per la capacità con cui riusciamo ad assicurare alla giustizia i responsabili dei reati. Purtroppo, questo tema sta diventando sempre più un terreno di scontro politico a fini elettorali, anche da parte di chi, alla luce delle posizioni assunte e dei risultati conseguiti quando era al Governo, o sosteneva chi lo era, avrebbe ben poco titolo per impartire lezioni».

Sul tema della sicurezza, sicuramente sentito dai cittadini, ci può essere una collaborazione – al netto delle partigianerie o delle strumentalizzazioni – tra destra e sinistra? Se sì, su quali argomenti?

«La sicurezza non è né di destra né di sinistra: è un diritto dei cittadini. Questo governo si è impegnato per il rafforzamento degli organici, stanziando fondi importanti per assicurare anche migliori condizioni e tutele a chi indossa una divisa. Per la sicurezza urbana sono stati erogati milioni per aumentare i sistemi di videosorveglianza nei comuni. Inoltre sono state realizzate operazioni mirate come le cosiddette zone rosse e i servizi alto impatto. Abbiamo investito sul contrasto alle mafie e sulla diffusione della cultura della legalità. Sono iniziative e risultati, legati a dati oggettivi, mai adottati o conseguiti in precedenza sulle quali sarebbe corretto almeno una presa d’atto».

La Lega vuole allargare i limiti della legittima difesa, prevedendo la non punibilità di «qualsiasi reazione» nell’immediatezza di un’aggressione. Lei è d’accordo? Non crede che si rischi il far west?

«Il caso Roggero ha aperto un dibattito ampio nel Paese, sia sulla legittima difesa che sui risarcimenti in sede civile riconosciuti ai delinquenti feriti o uccisi durante le loro azioni criminali. Su quest’ultimo punto siamo già intervenuti con il disegno di legge approvato nei giorni scorsi dal Governo. Sono temi che richiedono un confronto che non può certamente essere liquidato come se fosse di per sé improprio o inopportuno».

È d’accordo sulla grazia a Roggero? Prima di concedere la clemenza non dovrebbe esserci almeno un ravvedimento che in questo caso sembra ancora mancare?

«La grazia è una prerogativa costituzionale del Presidente della Repubblica. Proprio per questo ritengo doveroso rispettare le procedure previste e le valutazioni che saranno effettuate nei tempi e nelle sedi competenti».

Musk se la prende con giudici e pm, attaccando di nuovo la nostra magistratura….

«In democrazia ogni espressione di opinione, anche aspra, è sempre legittima, anche quando non è assolutamente condivisibile».

Non è che la competizione con Vannacci vi sta facendo deragliare su posizioni più estreme?

«Noi siamo al Governo e come tali orientati alla realizzazione di fatti concreti e vincolati ad essi. E il nostro Governo, come ho già detto, ha conseguito una diminuzione dei reati, meno ingressi di immigrati irregolari, più rimpatri, più assunzioni e maggiori risorse per le forze dell’ordine. Saranno i cittadini a giudicare i risultati e le alternative che verranno prospettate».

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