A 21 anni cambiare strada non significa averne sbagliata una. Bianca Sofia Gallarati, in arte BIANCA., ha scelto di mettere temporaneamente in pausa gli studi universitari per dedicarsi alla musica. Milanese, trasferitasi a Londra tre anni fa, oggi divide il suo tempo tra Marketing e Psicologia e la costruzione di un progetto musicale indipendente.

A febbraio del 2027 arriverà il primo album in collaborazione con Nicolò Fragile, produttore, compositore e musicista italiano multi-platino. La musica, però, non è mai stata un hobby. Dopo sette anni di pianoforte classico, canto, chitarra e i primi passi nella composizione, BIANCA. si era trovata davanti a un blocco. L’università inglese le offriva stimoli, ma le lasciava poco spazio per creare. «Durante lo studio trovavo sempre un momento per scrivere un brano, ma non sapevo produrre. Avevo la musica in testa ma non riuscivo a dar forma alle idee».
La svolta è arrivata proprio a Londra, con un corso annuale di produzione musicale. Un anno trascorso tra DAW e sintetizzatori, giovani artisti, e notti divorate dalla creatività le ha insegnato a trasformare l’ispirazione in demo. «Non sono diventata una “producer” e non è mai stata mia intenzione diventarlo. Da cantautrice, imparare a produrre mi ha regalato maggiore indipendenza artistica e mi ha insegnato di poter cogliere la musica da più punti di vista. Creativamente mi si sono spalancate le porte, ho scoperto nuovi modi di scrivere: prima partivo con una melodia nata spontaneamente a cui aggiungevo il testo; adesso sento un suono e ci costruisco attorno, lo estendo. Il resto segue». Londra le ha dato strumenti e consapevolezza, ma anche la certezza che per costruire una carriera serva tempo. «Pensavo bastasse un anno, ma mi sono resa conto che ci vuole tempo. Farò un corso di scrittura musicale e poi concluderò i miei studi iniziali. Io amo studiare. Concluderò Marketing e Psicologia, di cui mi manca un anno».
«Nell’arte non voglio essere un’altra persona»

La stessa ricerca di autenticità attraversa la sua identità. Fino a poco tempo fa utilizzava il nome Bianca Ventura, omaggio al cognome della nonna. Poi ha scelto semplicemente BIANCA. «Non mi piacciono i nomi d’arte, cambiare nome come se fossi una persona diversa. L’essenza dell’arte è la trasparenza. Non voglio nascondermi dietro un personaggio, voglio essere vulnerabile». Una scelta che nasce anche dalle sue radici familiari. La madre, che da bambina aveva studiato pianoforte, l’ha avvicinata alla musica; il padre è chitarrista e compare in molti dei suoi video live. A 8 anni Bianca ha iniziato a studiare canto, poi sono arrivati la scuola NAM di Milano, la chitarra, la vocal coach Luigina Bertuzzi e l’Accademia Litta. «A me piace essere me stessa. Stare sul palco è il 50%: il brano deve passare anche attraverso l’anima».
Una carriera costruita da sola

L’indipendenza, per BIANCA., è anche una pratica quotidiana. Si è costruita da sola il sito, ha curato immagine e contenuti e realizza personalmente i video per i social. «Mi sono fatta un sito web da sola, ci ho messo due mesi. Mi ha insegnato tanto su me stessa, sui colori, i font, le scritte, su come rappresentarmi». Per i video ha affittato uno studio insieme a un amico fotografo e videomaker. Il resto lo fa con CapCut. In “Timeless.”, uscito a maggio, la madre è si è improvvisata persino regista. «Fare le cose da sola mi aiutato ad affrontare la realtà. Costruire un sogno può consumarti.
Ho dovuto trovare la soluzione grazie al supporto delle persone giuste».Anche la sua musica nasce dall’incrocio di influenze diverse: dall’adolescenza con Adele, Ed Sheeran e Drake ai classici ascoltati con il padre, fino a Etta James, Mina, Arisa, Blanco e Sade. Oggi il suo sound si muove tra elettronica, pop e rnb, con una particolare attenzione alla scrittura. «A me piace che il testo abbia centralità: per la parola giusta parola spendo anche dodici ore quando scrivo».
Quattro no e un sogno chiamato Milano

Prima dell’album sono arrivati anche quattro rifiuti. Ai provini di X Factor, BIANCA. ha ricevuto quattro «no». «Ho imparato a crescere accettando il rifiuto. Bisogna riflettere sul perché del rifiuto, essere onesti per capire perché arriva. Ma non finisce lì». È una lezione che oggi applica anche alle critiche online: ascoltare quelle costruttive, lasciare scorrere l’odio. E quando parla del palco dei sogni, la risposta non è San Siro né una grande arena internazionale. «Vorrei andare al Festival in centro a Milano, in Piazza Duomo. Tutta l’Italia è bellissima, ma Milano è casa. Farcela nella mia città è importante quanto farcela nel resto del mondo. Voglio raggiungere il cuore della mia città».
La musica per guardarsi dentro

Il 31 luglio è uscito Nostalgia, brano che racconta il sentimento lontano dalla sola malinconia. «Rispetto alla malinconia, la nostalgia ha un qualcosa di euforico, c’è un lato più dolce». La scrittura, per BIANCA., è soprattutto un modo per conoscersi. «Utilizzo la musica per scoprire me stessa e per sentirmi viva. Anche nei momenti più difficili, racchiudere una sensazione in pochi minuti mi ha aiutato a curare quelle parti che non riuscivo a mettere in ordine». La stessa ricerca attraversa Semplicemente vorrei., in uscita venerdì 18 settembre 2026, dedicato all’accettazione dell’altro e di se stessi: «La diversità è affascinante: le emozioni forti nascono dal contrasto».
Oggi il progetto ha anche una struttura concreta: un’etichetta indipendente per gestire le sue produzioni e una madre che, da architetto, ha imparato a fare anche la manager. «Lei è la fan numero uno, insieme alle mie due sorelle di otto e diciotto anni».
A febbraio 2027 arriverà l'album, realizzato con il sostegno del MiC e di SIAE nell’ambito dell’iniziativa “Per Chi Crea”. Il percorso è ancora all’inizio, ma BIANCA. ha già capito una cosa: i sogni non si aspettano. Si studiano, si costruiscono e, soprattutto, si rincorrono. «L’arte viene bene quando ci sono passione, amore, condivisione e leggerezza».
Ultimo aggiornamento: giovedì 17 settembre 2026, 07:14
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