Bancali scoppia: 200 detenuti in più  - L’Unione Sarda.it

2026/10/08

Categories: world-news

Sassari.

09 ottobre 2026 alle 00:50

La garante: «Lo Stato non può permettere che si viva in quelle condizioni» 

Duecento detenuti in più. Il carcere di Bancali scoppia, investito da uno tsunami di presenze cresciute, in appena 18 mesi, da 434 a 630, sforando la soglia prevista di 450. «E dentro c’è il mondo», commenta Anna Cherchi che, garante comunale delle persone private della libertà proprio dal febbraio 2025, ha visto gonfiarsi l’onda. Caduta su un ecosistema già vulnerabile e reso ancora più precario dalla fragilità degli ospiti. «A parte il 30 per cento di extracomunitari, e tanti 18enni, vi è un numero, che non si riesce a calcolare, di persone con problemi mentali». Perché nella Casa Circondariale, come nelle altre strutture d’Italia, “arriva di tutto”, inclusi coloro che dovrebbero essere curati altrove.

E, quando si parla di assistenza sanitaria, scatta l’altro allarme, legato a doppio nodo al precedente. «Mancano medici. Dovrebbero essere 10 in teoria, perché si ha bisogno di un servizio h 24 e, invece, abbiamo turni scoperti», è la denuncia. Da queste carenze possono aprirsi vuoti pericolosi. «Se succede qualcosa la persona va condotta in pronto soccorso da almeno tre agenti penitenziari, sottratti però alla sicurezza dell’istituto». I quali, in maniera inversamente proporzionale ai detenuti, calano: dovrebbero essere 384 ma la realtà dice 298. «Sono pochi anche gli educatori. In due mesi non riescono a vedere tutti i propri assistiti», dichiara Cherchi.

Aria irrespirabile

Microcosmo oltretutto circondato da “una seria questione strutturale” all’interno di un carcere inaugurato nel 2013. «Ci trovi infiltrazioni, servizi igienici fatiscenti, celle con 4 letti e quasi nessun arredo mentre mancano riscaldamento e climatizzazione». E dove l’aria, in alcune sezioni, è irrespirabile. «L’odore del carcere. Non si può capire questa realtà senza percepirlo». Una risposta ai tanti hater che, sui social, augurano una sorta di cayenna ai detenuti. «Bisogna ricordarsi sempre che dietro queste persone c’è un passato e famiglie che soffrono». Genitori, mogli, figli che non vogliono incontrare la garante nell’ufficio di Palazzo Ducale: «Si vergognano a farsi vedere lì». A Bancali i sentimenti sono diversi, espressi insieme a una frase ricorrente. «Mi chiedono se è previsto un indulto». Per fuggire da un istituto che rischia di esplodere da un momento all’altro. «Lo Stato - conclude Anna Cherchi - non può permettere che si viva in quelle condizioni».

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