Il caso Balogun si impone prepotentemente al centro del dibattito internazionale, arricchendo la giustizia sportiva nel calcio di un capitolo inedito destinato a far discutere a lungo sia gli addetti ai lavori sia i semplici appassionati del pallone. Al centro del dibattito c’è l’operato della commissione disciplinare della Fifa, un importante organismo istituzionale collegiale che per statuto conta ben 18 membri ufficiali nel proprio organico complessivo, ma che recentemente si è trovato a operare attraverso una dinamica interna decisamente insolita e fortemente centralizzata. La vicenda specifica ruota attorno a questo dossier assai delicato, culminato in una decisione senza alcun tipo di precedente storico nel mondo del calcio: la revoca formale della squalifica automatica che era stata precedentemente inflitta al calciatore. Tanto che è poi sceso in campo negli ottavi contro il Belgio, in una gara persa 4-1 dagli Stati Uniti.
La decisione di una persona
L’aspetto che solleva i maggiori interrogativi e perplessità non riguarda tanto il merito del provvedimento in sé, quanto la modalità assoluta con cui si è giunti alla sua approvazione istituzionale.
Secondo quanto riporta il Times, la scelta finale di annullare la sanzione non è stata, infatti, il frutto di una concertazione allargata o di una votazione democratica tra i vari componenti dell’organo di controllo. Al contrario, il verdetto finale è stato emesso in totale autonomia da una sola persona: il presidente della commissione stessa, Mohammad Al Kamali, originario degli Emirati Arabi Uniti. Stando a quanto emerso chiaramente, nessun altro esponente dei 18 membri complessivi aventi diritto è stato minimamente consultato o coinvolto nell’esame approfondito delle carte prima che venisse ufficializzato l’annullamento dello stop disciplinare di Balogun.
Dubbi futuri
Questa procedura d’eccezione, che concentra un potere decisionale così rilevante nelle mani di un unico dirigente sportivo della Federazione internazionale, scavalca di fatto la natura collegiale di un comitato nato proprio per garantire la massima pluralità, sollevando inevitabili riflessioni sulla trasparenza della governance e sui reali contrappesi istituzionali all’interno di tutto il calcio mondiale. Resta ora da capire se questo clamoroso precedente firmato in solitaria da Al Kamali possa effettivamente ridefinire le modalità operative future della Fifa per le sanzioni o se rimarrà un caso del tutto isolato legato alle specifiche e uniche contingenze del calciatore in questione per questa determinata competizione sportiva.
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