«Balliana, da professionista per vincere ancora»  - L’Unione Sarda.it

2026/10/08

Categories: world-news

Una medaglia d’oro europea per impreziosire ulteriormente una stagione già ricca di soddisfazioni. Enrico Andrea Balliana, 18 anni, originario di Arborea ma emigrato a Brescia per conquistare un ruolo di spicco nel mondo del ciclismo, dopo il titolo di campione italiano juniores su strada si è ripetuto in grande stile agli Europei: medaglia d’oro nel Team Relay juniores. Il sestetto dell’Italia con Balliana, Brandon Davide Fedrizzi, Patrik Pezzo Rosola, Elisa Bianchi, Matilde Rossignoli e Azzurra Ballan ha chiuso la cronostaffetta mista in 1h7’22’’, 23’’ di vantaggio sulla Polonia seconda, e ha lasciato la Slovenia con il riconoscimento più prezioso. Del presente di Balliana, ma anche del futuro visto che nel 2027 passerà dall’Ecotek Zero24 a un biennale da Under 23 alla Red Bull-Bora-Hansgrohe Rookie, ne parla lo storico organizzatore monserratino Gino Mameli, decano del ciclismo sardo.

Mameli, Balliana torna dagli Europei con un oro.

«Il valore della medaglia è alto. Lui non fa attività in Sardegna da anni, visto che corre nel Bresciano: ha delle qualità e ha capito che nell’Isola sarebbe rimasto a un livello regionale. So che i genitori hanno fatto tanti sacrifici per poter gestire la sua permanenza fuori, è seguito da un grosso direttore sportivo come Giuseppe Martinelli e ora sta ottenendo risultati».

A che livello è arrivato?

«Secondo me di titoli ne conquisterà altri. È un ragazzo in crescita e che segue il ciclismo, altrimenti non si arriva a certi livelli. Il prossimo anno passerà professionista e sarà un salto molto duro dagli Juniores: bisogna vedere come risponde, perché non tutti ci sono riusciti. Di certo, però, non ha sfigurato ai Mondiali e ha aumentato il suo status dopo il titolo italiano».

Questo è il suo risultato principale, ma non l’unico.

«In due settimane ha fatto Mondiali ed Europei: evidentemente è un corridore che ottiene risultati e riesce anche a recuperare in poco tempo. Secondo me può essere un fattore positivo in vista delle corse a tappe, per quando sarà professionista, perché ha speso tantissimo. Arrivare ai Mondiali a 18 anni è un traguardo di un certo livello».

Quali sono le prospettive?

«Fino alla Juniores è stato fra i migliori, l’anno prossimo si vedrà se può farne una professione. Dobbiamo aspettare per capire che risultati può avere da professionista, però mi auguro e penso che abbia le qualità per riuscirci. Sarebbe bello, anche perché in Italia non ce ne sono tantissimi».

Si può dire che il 2026 sia stato l’anno della sua consacrazione?

«Il titolo italiano gli ha dato un nome e lo ha aiutato a conquistare altri risultati positivi, prima aveva raggiunto soltanto dei piazzamenti. Lo ha spronato a ottenere di più, la Bora che lo ha ingaggiato se n’è accorta. È ben seguito da uno staff, poi alla base ci devono essere anche le qualità dell’atleta».

Come lo posiziona fra i migliori corridori sardi?

«Bisogna vedere come inizierà il suo percorso da professionista. Loddo ha vinto una trentina di gare in carriera, Aru ha conquistato la Vuelta: c’è da capire se Balliana sia più da corsa singola o a tappe. Credo che possa essere un corridore bravo in salita, non solo in pianura, ma fra Juniores e professionismo c’è un netto divario e solo vedendolo nella nuova categoria si potrà capire. Di certo però è un bravo corridore, altrimenti non avrebbe vinto il titolo italiano e l’Europeo, comportandosi bene anche ai Mondiali».

Il ciclismo sardo: com’è la situazione attuale?

«In Sardegna, purtroppo, al momento c’è pochissimo. La federazione non si dovrebbe occupare dell’attività amatoriale, come fa spesso ora anche per questioni economiche, ma di quella agonistica giovanile che è in crisi perché non c’è un ricambio. Invece viene trascurata: così uno sport, non solo il ciclismo, non può crescere».

Cosa serve per avere qualcosa in più?

«Secondo me bisogna partire dalle scuole, per insegnare ad andare in bici: è quello che ho fatto io per anni. Poi, una volta che un ragazzo si appassiona, va seguito tramite società sportive vere e proprie. E strutture all’altezza che in Sardegna non ci sono, comprese le piste ciclabili che sono completamente sbagliate. Ora però il ciclismo è diventato uno sport ricco, anche rispetto ad altre discipline, e purtroppo non è sostenibile per tutti: servirebbe un aiuto da parte della federazione».

Continuerà a organizzare altre gare di ciclismo?

«Per il 2026 ho chiuso a settembre con tre iniziative, ma sto già pensando al calendario 2027. Ho 82 anni e ho iniziato col ciclismo quando ne avevo 13: avevo promesso che avrei smesso, ma non ci riesco. È una passione e una missione che ho, mi dice ancora di continuare. Finché la salute mi protegge proseguirò, anche perché ho richieste».

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