Balboni, sistema anti-cellulari non sarà possibile in tutte le carceri - Notizie - Ansa.it

2026/09/24

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"Non è detto che si riesca a realizzare questo sistema in tutte le carceri, per ragioni di salvaguardia del territorio e delle attività circostanti". Lo ha precisato il sottosegretario alla Giustizia Alberto Balboni, nel corso della conferenza stampa tenutasi al Palazzo di Governo di Napoli sul sistema di inibizione delle comunicazioni telefoniche e della trasmissione dati sperimentato e collaudato nel carcere di Secondigliano. Il riferimento va agli istituti penitenziari vicini ai centri abitati e alle attività commerciali, dove il sistema potrebbe limitare la rete anche oltre le mura carcerarie.
"Ogni istituto ha una sua specificità e quindi in ogni istituto verrà fatta prima la sperimentazione e poi il collaudo, che deve essere positivo", ha spiegato Balboni.
"Anche negli istituti nei quali non sarà possibile adottare il sistema di inibizione delle comunicazioni - ha aggiunto il sottosegretario - saranno utilizzati altri strumenti di contrasto all'introduzione di telefoni cellulari e sostanze stupefacenti.
"Ci sono i cani antidroga, le reti, le protezioni antidroni e tutto il resto. Vogliamo avere tanti strumenti a nostra disposizione, in modo che se in un carcere si possono utilizzare tutti, li utilizziamo tutti. Se in un altro, per le sue specificità, se ne possono utilizzare soltanto alcuni, concentreremo maggiore attenzione e daremo maggiore sviluppo agli strumenti che si possono utilizzare".
Balboni ha poi annunciato: "Entro le prossime settimane in quasi ogni carcere della Campania ci saranno reti di protezione dai droni, dove possibile. Impiegheremo anche strumenti di controllo tecnologico". Aggiungendo anche che "entro la fine dell'anno in ogni regione ci sarà un nucleo di cani antidroga a disposizione delle carceri".
"Su mia iniziativa, nei prossimi mesi il Dipartimento implementerà moltissimo i cani antidroga che oggi ha già a disposizione per le ispezioni a sorpresa nelle celle", ha sottolineato. L'obiettivo, ha spiegato, "è avere all'ingresso degli istituti una postazione stabile con un cane antidroga attraverso la quale far passare chiunque acceda al carcere: familiari dei detenuti, avvocati, agenti di polizia penitenziaria, personale sanitario, addetti e operai".
"L'importante è che sia chiaro il messaggio: qui non è che lo Stato arretra, qui lo Stato fa il suo dovere fino in fondo.
Questo è il messaggio che vogliamo lanciare oggi", ha concluso.

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