"Non è detto che si riesca a
realizzare questo sistema in tutte le carceri, per ragioni di
salvaguardia del territorio e delle attività circostanti". Lo ha
precisato il sottosegretario alla Giustizia Alberto Balboni, nel
corso della conferenza stampa tenutasi al Palazzo di Governo di
Napoli sul sistema di inibizione delle comunicazioni telefoniche
e della trasmissione dati sperimentato e collaudato nel carcere
di Secondigliano. Il riferimento va agli istituti penitenziari
vicini ai centri abitati e alle attività commerciali, dove il
sistema potrebbe limitare la rete anche oltre le mura
carcerarie.
"Ogni istituto ha una sua specificità e quindi in ogni
istituto verrà fatta prima la sperimentazione e poi il collaudo,
che deve essere positivo", ha spiegato Balboni.
"Anche negli istituti nei quali non sarà possibile adottare il
sistema di inibizione delle comunicazioni - ha aggiunto il
sottosegretario - saranno utilizzati altri strumenti di
contrasto all'introduzione di telefoni cellulari e sostanze
stupefacenti.
"Ci sono i cani antidroga, le reti, le protezioni antidroni e
tutto il resto. Vogliamo avere tanti strumenti a nostra
disposizione, in modo che se in un carcere si possono utilizzare
tutti, li utilizziamo tutti. Se in un altro, per le sue
specificità, se ne possono utilizzare soltanto alcuni,
concentreremo maggiore attenzione e daremo maggiore sviluppo
agli strumenti che si possono utilizzare".
Balboni ha poi annunciato: "Entro le prossime settimane in
quasi ogni carcere della Campania ci saranno reti di protezione
dai droni, dove possibile. Impiegheremo anche strumenti di
controllo tecnologico". Aggiungendo anche che "entro la fine
dell'anno in ogni regione ci sarà un nucleo di cani antidroga a
disposizione delle carceri".
"Su mia iniziativa, nei prossimi mesi il Dipartimento
implementerà moltissimo i cani antidroga che oggi ha già a
disposizione per le ispezioni a sorpresa nelle celle", ha
sottolineato. L'obiettivo, ha spiegato, "è avere all'ingresso
degli istituti una postazione stabile con un cane antidroga
attraverso la quale far passare chiunque acceda al carcere:
familiari dei detenuti, avvocati, agenti di polizia
penitenziaria, personale sanitario, addetti e operai".
"L'importante è che sia chiaro il messaggio: qui non è che lo
Stato arretra, qui lo Stato fa il suo dovere fino in fondo.
Questo è il messaggio che vogliamo lanciare oggi", ha concluso.
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