La Procura di Napoli ha disposto il sequestro di un impianto di smaltimento rifiuti sito a Bacoli che risultava completamente abusivo e privo di qualsiasi autorizzazione regionale, arrivando a gestire continuativamente 17 differenti codici EER (compresi rifiuti speciali, pericolosi, biodegradabili, ingombranti e pneumatici).
Le indagini sono state condotte dai carabinieri forestali di Pozzuoli che, attraverso svariati sopralluoghi e grazie alle testimonianze dei residenti, sono riusciti a denunciare due persone, attualmente iscritte al registro degli indagati.
La Procura di Napoli ha contestualmente prescritto «il previo e tempestivo smaltimento ad horas di tutti i rifiuti attualmente giacenti sull'impianto, con particolare riguardo a quelli pericolosi, biodegradabili e marcescenti a cura della stessa società in house».
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Grazie alla collaborazione di Arpac e dell'Asl Napoli 2 Nord le indagini hanno appurato l'esistenza di un quadro critico. A fronte di un parere igienico-sanitario originario, che consentiva la gestione di sole 7 tipologie di rifiuti, l'impianto operava in totale assenza dell'autorizzazione regionale arrivando a gestire abusivamente 17 differenti tipologie, compresi quelli speciali, pericolosi, biodegradabili, ingombranti e pneumatici.
L'area, dissimulando l'attività sotto la qualificazione formale ed elusiva di «centro di raccolta», veniva di fatto impiegata come vera e propria stazione di trasferimento e di compattazione massiva di migliaia di tonnellate di rifiuti, mascherando tali operazioni sotto il mantello delle «soste tecniche».
Inoltre, le ricerche hanno appurato che i liquidi fuoriuscenti dallo smaltimento dei rifiuti venivano sistematicamente riversati sul suolo nudo e direzionati all'interno delle caditoie della rete fognaria pubblica, in totale difetto di idoneo sistema di collettamento o autorizzazione. L'impianto, infatti, era autorizzato all'esclusivo raccoglimento di acque pluviali. Le continue attività illegali causavano, pertanto, anche un rischio gravissimo per l'ambiente.
Ma le infrazioni non finivano qui. Le attività illecite e la gestione irregolare hanno provocato continue, persistenti insopportabili emissioni di gas e fumi nauseabondi derivanti dalla prolungata putrefazione delle frazioni organiche e dall'evaporazione delle acque piovane mischiate ai rifiuti sversato a cielo aperto. Le esalazioni, oltrepassando ampiamente i limiti della normale tollerabilità, hanno in particolare creato enormi disagi ai residenti nel vicino complesso abitativo «Parco Orione».
L'uso sistematico, fin dalle cinque del mattino, di mezzi d'opera pesanti (autocompattatori, pale meccaniche, dispositivi acustici di retromarcia) ha generato inoltre immissioni sonore ben superiori ai limiti di legge arrecando un intollerabile disturbo alla vita quotidiana e al riposo degli abitanti confinanti.
Le indagini dei carabinieri e dell'ufficio inquirente partenopeo hanno consentito di rilevare anche che il complesso immobiliare, esteso su circa 3.500 mq, utilizzato in assenza di certificato di agibilità e di validi titoli abilitativi, è stato interessato da radicali mutamenti di destinazione d'uso e da plurimi abusi edilizi per oltre 1.800 mq. Le lavorazioni, infine, venivano condotte in palese frode alla normativa di prevenzione incendi.
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