Dopo otto mesi di interrogatori, analisi scientifiche e dispositivi elettronici passati al setaccio, il giallo della ricina di Pietracatella potrebbe essere entrato nella fase decisiva. L'inchiesta sulla morte di Antonella Di Ielsi, 50 anni, e della figlia Sara Di Vita, 15, avvelenate dalla potentissima tossina, è stata finora condotta contro ignoti per duplice omicidio premeditato. Ma il quadro potrebbe presto cambiare.
Secondo quanto riferito lunedì 31 agosto da Morning News, su Canale 5, gli investigatori avrebbero raccolto elementi che potrebbero portare ai primi avvisi di garanzia. Il materiale, comprese oltre 200 audizioni e gli accertamenti sui dispositivi sequestrati, è arrivato alla Procura di Larino, che dovrà valutare eventuali iscrizioni nel registro degli indagati. E soprattutto il cerchio si sarebbe ristretto: secondo la trasmissione, sarebbero quattro e non sei le persone sulle quali si concentra l'attenzione investigativa. Anche Repubblica,ha ricostruito la nuova accelerazione dell'inchiesta, soffermandosi sugli interrogatori, sui rapporti personali emersi e sull'attesa per gli accertamenti sul cosiddetto “vettore” della ricina. Al momento, è bene precisarlo, si tratta di ipotesi investigative e ricostruzioni giornalistiche: non risultano responsabilità accertate nei confronti delle persone citate.
Il «vettore» della ricina
Per arrivare a chi ha avvelenato Antonella e Sara bisogna innanzitutto capire come sia stata somministrata la ricina. Morning News del 31 agosto ha riferito che il cosiddetto “vettore”, secondo indiscrezioni, sarebbe già stato individuato. Repubblica sottolinea invece il ruolo degli specialisti del Robert Koch Institute di Berlino, dai quali gli inquirenti attendono elementi per ricostruire come la tossina sia arrivata alle vittime. Stabilire il mezzo utilizzato potrebbe permettere agli investigatori di verificare chi avesse concretamente la possibilità di entrare in contatto con ciò attraverso cui sarebbe stato somministrato il veleno.
La pista sentimentale
Tra le ipotesi sulle quali si lavora avrebbe assunto sempre maggiore importanza quella di un movente sentimentale.Secondo Repubblica, un'amica di Antonella avrebbe raccontato agli investigatori che la donna aveva intenzione di separarsi dal marito Gianni Di Vita, commercialista ed ex sindaco di Pietracatella. Gli investigatori hanno approfondito anche il rapporto tra Gianni e Monia, insegnante di matematica e sua amica d'infanzia. Nei giorni scorsi i due sono stati messi a confronto in Questura per circa sei ore. Secondo la ricostruzione del quotidiano, su una circostanza considerata importante le loro versioni non avrebbero coinciso. Non è stato però reso noto quale fosse il punto contestato né chi avrebbe fornito, secondo gli investigatori, una versione non corretta.
Antonella avrebbe inoltre interrotto da tempo i rapporti con l'insegnante e alcune persone vicine alla vittima avrebbero riferito solo recentemente dell'esistenza di tensioni tra le due donne. Circostanze sulle quali si indaga e che, da sole, non dimostrano alcun coinvolgimento nell'avvelenamento.
Il marito dell'insegnante e i contatti con Antonella
Tra le persone sulle quali si concentra l'attenzione compare anche Marco, marito dell'insegnante e tecnico di laboratorio in un istituto agrario. Gli investigatori vorrebbero chiarire soprattutto i contatti che l'uomo avrebbe avuto con Antonella nelle settimane precedenti alla tragedia. Il significato di quelle comunicazioni resta da accertare. Dovrebbe essere nuovamente ascoltato anche don Stefano, parroco di Pietracatella. Morning News ha precisato che il sacerdote non è considerato un sospettato, ma un testimone che potrebbe fornire elementi utili alla ricostruzione dei rapporti all'interno della comunità.
Telefoni e computer, cosa è emerso dopo Ferragosto
Un'altra accelerazione sarebbe arrivata dall'analisi di telefoni, computer e altri dispositivi sequestrati. Dopo Ferragosto gli investigatori hanno nuovamente sentito Alice Di Vita, la figlia maggiore sopravvissuta, il padre Gianni e l'insegnante. Proprio Alice e Gianni sono sopravvissuti alla tragedia. Il padre avrebbe riferito disturbi gastrointestinali nelle stesse ore in cui moglie e figlia stavano male, ma secondo le ricostruzioni riportate non avrebbe ingerito ricina. Già venerdì 28 agosto Morning News aveva dedicato spazio alla pista sentimentale e alle ipotesi sul possibile obiettivo dell'avvelenamento. Una questione che resta ancora aperta: chi doveva essere colpito?
I primi indagati
Ora tutto il materiale raccolto è al vaglio della Procura di Larino. Gli investigatori stanno cercando di far convergere i diversi filoni: il vettore della ricina, i rapporti personali, le comunicazioni precedenti alla tragedia, i dispositivi elettronici e le testimonianze. Il prossimo passaggio potrebbe essere quello delle prime iscrizioni nel registro degli indagati, se la Procura riterrà sufficienti gli elementi raccolti.
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