Nel documentario su Netflix che racconta la storia della giapponese Risa Oribe, in arte Lisa (scritto LiSA, acronimo per Love is All Same), c’è una scena piuttosto toccante. Ci troviamo al Budōkan, uno dei palazzetti più importanti di Tokyo, dove l’artista ha appena finito di esibirsi. È, in quel momento della carriera, il concerto più importante dell’artista e, a giudicare dalle riprese proposte, la risposta del pubblico è stata grandiosa. Appena scesa dal palco, Lisa crolla. Inizia a piangere senza freni, nello sconcerto della sua band e delle persone che lavorano con lei. Chiede scusa per la performance, che ritiene non all’altezza, faticando a ragionare, travolta dalle emozioni. Attorno a lei provano ad aiutarla, ma Lisa è inconsolabile. In questa scena c’è tutto: l’ambizione e la sensibilità della musicista, quanto la richiesta di perfezione, e le relative pressioni, della cultura giapponese. Ma domani, si ripete Lisa, sarà un’altra bella giornata.
Another Great Day, il nome del documentario, è il motto di Lisa. «A insegnarmelo è stata mia madre. È qualcosa che si è inventata dopo aver realizzato quanto mi preoccupassi quando, a fine giornata, capivo di non essere riuscita a fare tutto ciò che mi ero preposta», ci racconta collegandosi su Zoom. La madre non voleva che la figlia venisse mangiata viva dai rimpianti e così si è inventata questo piccolo stratagemma: «Come per dire: hai fatto abbastanza». Ora, a 39 anni, è un mantra che ripete costantemente da due decenni, ovvero da poco prima dei suoi esordi.
La storia di Lisa è particolare per il panorama musicale giapponese. Da giovanissima lascia casa per frequentare una scuola di recitazione. Ci rimane tre anni, ma non fa per lei, e viene rimandata a casa. Promette a sua madre di smettere con l’arte, ma al liceo non resiste alla chiamata di alcuni amici e fonda una band punk rock, i Chucky. È l’esperienza formativa che le serve: impara il punk, scopre l’amore per la musica e decide che quella sarà la sua vita. «È stato importante poter condividere una conoscenza musicale. Finalmente non mi sentivo sola. Amavo lavorare in gruppo, condividere esperienze, discutere della musica che ci piaceva. Quello è stato un periodo bellissimo».
Demon Slayer | OP | "Gurenge" by LiSA HD
Finite le superiori, la band si scioglie. Lisa si fa forza, scappa di casa senza avvisare la madre e si trasferisce a Tokyo da un’amica. «Potevo andare in America e ricominciare tutto da capo, o andare a Tokyo a cercare fortuna. Sono stata onesta con me stessa, ho preso i miei risparmi e ho scelto la seconda. La musica mi ha fatto sempre sentire felice», racconta di quel periodo. E la fortuna arriva.
A 23 anni entra nelle Girls Dead Monster, una band fittizia formata per la serie animata Angel Beats!. Il successo dell’anime, anche grazie alle sue canzoni, è il trampolino di lancio per la sua carriera: «L’esperienza con i Chucky mi ha permesso di arrivare a quel momento preparata. Girls Dead Monster è stato un momento interessante della mia carriera, in cui ho potuto lavorare molto e scoprire la mia voce. E questo mi ha aperto all’universo degli anime». Da quel momento, infatti, Lisa diventa una delle voci più ricercate per scrivere e interpretare le canzoni (solitamente molto rock) di apertura e di chiusura dei più importanti anime conosciuti in tutto il mondo, come Demon Slayer (la cui Gurenge diventerà il terzo brano più scaricato di sempre in Giappone), Sword Art Online e Day Break Illusion.
Ma come ci si prepara a questo genere di lavoro? «Quando mi arriva una proposta per lavorare a un anime, la prima cosa che faccio è leggere l’intera serie più e più volte, per capire il materiale», spiega. «Dopo capisco quali sentimenti sono presenti e se si possono allineare al mondo di Lisa. C’è da dire che c’è una grossa differenza se canto una sigla di inizio o di chiusura. Le prime solitamente riguardano scene di battaglia e combattimento, momenti in cui mi trovo molto a mio agio a cantare perché si sposano con la velocità della mia voce». «È importante sapere tutte queste cose per poter fare un buon lavoro». E poi aggiunge: «Sono una perfezionista? Sì, assolutamente».

Foto: press
Un successo che le è valso anche diversi premi in patria, in particolare grazie ad alcuni brani – come Shirogane, Homura, Akeboshi e la già citata Gurenge – scritti per Demon Slayer. Ma non c’è il rischio di rimanere confinata a quel mondo? «È un mondo che mi godo molto, le canzoni degli anime hanno una musicalità e un’energia uniche. Mi commuovono. È stato anche un modo per avvicinare molte persone che non erano state particolarmente interessate alla mia musica. Oltretutto, le persone con cui lavoro hanno sempre creduto in me, questo mi ha fatto andare avanti».
Parallelamente al mondo dell’animazione, Lisa ha pubblicato otto album in 15 anni. L’ultimo, Lace Up, lo scorso aprile. Il titolo – che, come tutti quelli della sua discografia, inizia con la lettera L – fa riferimento all’atto di allacciarsi le scarpe come ultimo gesto prima di salire sul palco. «Per me un concerto è come un appuntamento, un date tra me e il mio pubblico. È un rapporto a due, e serviamo entrambi per creare la migliore esibizione dal vivo possibile. Allacciarsi le scarpe è proprio quel momento prima di salire sul palco in cui raduni tutta la forza che hai. Ma anche ansia, tensione, aspettativa. Tutte le sensazioni che si vivono in quel preciso momento».
Tutte quelle emozioni che nel documentario vengono rilasciate dall’artista appena scesa dal palco. «Ci sono tanti giorni che non vanno come mi aspetto. E quando succede mi riempio di tristezza, mi sento in colpa. Sono una persona che si preoccupa molto e quindi devo prepararmi tantissimo e cercare di eliminare tutte quelle cose che potrebbero andare storte. Ma sto imparando a vivere ogni giorno come se fosse il migliore possibile». Another Great Day: «Se riesco a pensare che ogni giorno sia comunque andato bene, riesco a perdonarmi, riesco a ricordarmi che comunque ho dato il massimo».
LiSA「ANOTHER GREAT DAY North America Headline Shows 2025」in New York
Il suo prossimo giorno felice potrebbe essere il 15 settembre. Quel giorno la stella del J-pop rock ha un appuntamento segnato in calendario, questa volta con il pubblico italiano del Forum di Milano per il tour LiVE is Smile Always. «L’anno scorso sono stata in tour in Nord America e lì ho finalmente capito il potenziale della musica di Lisa. I miei live sono un’esplosione di energia ed è questo che voglio portare anche in Italia».
Quando l’ufficio stampa ci segnala che il tempo a disposizione è finito, Lisa prende la parola. «Posso fare una domanda io?», chiede. «Mi potresti dire una frase da dire ai miei fan italiani?». Ecco, quando dal palco sentirete un «Vi amo», sapete chi dovete ringraziare.
>> Home