

Multe salate per chi non paga entro i 15 giorni dal passaggio al casello. E c'è una pecca: il rischio di incappare in truffe digitali
La scena è nota a chiunque viaggi in auto: code ai caselli, frenate improvvise al casello e la costante caccia al biglietto o alla corsia giusta. Un rituale destinato a diventare un ricordo del passato. Già ampiamente consolidato in Francia, Spagna e Portogallo, il sistema di esazione Free Flow (a flusso libero) sta conquistando rapidamente anche le autostrade italiane. Alcune zone, riporta Repubblica, hanno iniziato già a sperimentarlo e man mano la tecnologia verrà estesa a tutta la rete.
Dove è attivo il Free Flow
Il modello, che azzera completamente le barriere fisiche e le sbarre d’arresto, è già operativo su circa 200 chilometri della rete nazionale, concentrati prevalentemente al Nord: la A36 (Pedemontana Lombarda, prima apripista in Italia), la A33 Asti-Cuneo, le tangenziali di Como (A59) e Varese (A60) e il raccordo Ospitaletto-Montichiari. L’obiettivo è chiaro: estendere progressivamente la tecnologia lungo l’intera rete autostradale per azzerare i tempi di attesa e ridurre le emissioni inquinanti causate dalle continue ripartenze.
Come funziona la tecnologia a “portale”
In assenza dei classici caselli, a presidiare i transiti sono apposite strutture metalliche sopraelevate – i “portali” – posizionate lungo la carreggiata e dotate di telecamere e sensori hi-tech. Il rilevamento avviene in due modi. Per chi possiede un dispositivo a bordo (come Telepass, UnipolMove o altri operatori abilitati) il passaggio sotto il portale registra l’apparato e addebita il pedaggio in automatico, senza alcuna variazione rispetto al passato. Per chi non ha il dispositivo le telecamere ad alta definizione fotografano la targa, riconoscono la tipologia del veicolo e calcolano l’esatto chilometraggio percorso, quantificando l’importo dovuto.
Pagamenti entro 15 giorni e il rischio multe
La vera rivoluzione riguarda proprio gli automobilisti sprovvisti di telepass o simili. In questo caso, il saldo del pedaggio non avviene al momento dell’uscita dall’autostrada, ma deve essere effettuato entro 15 giorni solari e consecutivi dal transito attraverso le app ufficiali dei gestori, i siti web dedicati o gli sportelli fisici abilitati.
Dimenticarsi di pagare può costare caro. Trascorso il termine dei 15 giorni, il concessionario invia un primo sollecito di pagamento per posta, comprensivo delle spese di notifica e recupero crediti. Se il saldo non viene regolarizzato, la pratica passa alla Polizia Stradale per violazione dell’articolo 176 del Codice della Strada. A quel punto scatta una sanzione amministrativa che va da 87 a 344 euro, con la contestuale decurtazione di 2 punti dalla patente e l’obbligo di saldare il pedaggio originario maggiorato.
Il rischio: i falsi sms
L’introduzione del saldo digitale ha attirato anche l’attenzione dei cybercriminali. I gestori autostradali – tra cui la stessa Pedemontana Lombarda – hanno sollevato l’allarme sul rischio di truffe informatiche via SMS, e-mail o WhatsApp. I messaggi esca simulano solleciti di pagamento o notifiche di pedaggi insoluti, spesso utilizzando loghi e grafiche ufficiali molto credibili per spingere l’utente a cliccare su link esterni. L’obiettivo è rubare dati personali, credenziali bancarie o numeri di carte di credito. La raccomandazione delle autorità è tassativa: non cliccare mai su link ricevuti via messaggio e verificare la propria posizione debitoria esclusivamente accedendo ai portali ufficiali delle società autostradali.
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