Oltre che per le auto classiche e da collezione di provenienza occidentale, il Giappone è diventato l'Eldorado dei ricambi 'esotici'. Questo per la svalutazione dello yen rispetto all'euro e la composizione del parco circolante (o meglio custodito nei garage).
Il crollo storico della valuta che ha superato la soglia psicologica di 185 yen per un euro, non ha soltanto spalancato le porte ai collezionisti di auto storiche e vetture sportive.
Oggi, affermano gli esperti del settore, la vera frontiera del risparmio speculativo si è spostata sulla ricambistica di pregio.
Chi possiede o restaura vetture del calibro di Ferrari, Maserati, Lamborghini - ma anche Alfa Romeo, Lancia e Abarth - può oggi contare su un reperimento di componenti originali o ricondizionati che in Europa non sempre sono esenti da fenomeni speculativi.
Al contrario, il Giappone rappresenta un bacino immenso che i 'giochi' delle valute hanno reso accessibile (e addirittura conveniente) una cultura automobilistica ultra-conservativa che ha visto accumulare nei decenni stock di ricambi originali o componenti usati. Con il vantaggio di provenire da vetture demolite con chilometraggi irrisori, preservate in strutture climatizzate e al riparo dal sale stradale europeo.
Spiegano gli esperti che questa situazione - favorevole all'Europa - è conseguenza delle normative sui controlli tecnici in Giappone (Shaken) che diventano eccezionalmente costosi man mano che l'auto invecchia.
Al di fuori della cerchia dei grandi collezionisti, moltissimi proprietari hanno così preferito demolire o fermare le vetture in garage perfetti, com'è abitudine nel Paese del Sol Levante. Questo ha generato un surplus di ricambi meccanici ed estetici che i demolitori locali (spesso concentrati nelle aree industriali di Nagoya e Osaka) vendono a prezzi di realizzo, aggiungendo vantaggi alla convenienza valutaria.
Ecco, esaminando siti specializzati come Yahoo!Auction.Japan oppure Oemparts, alcuni esempi. Un monoblocco del motore Ferrari F355 V8 (usato/e ricondizionato) si paga in Giappone il corrispettivo di 8.000 euro mentre in Europa i canali specialistici lo propongono a 14.500. Per la scatola di un cambio manuale Porsche 911 (993) G50/20 a sei marce il costo in Giappone è di circa 11.000 euro, mentre nel nostro Continente non si paga meno di 16.500. Per un set di cerchi in magnesio originali Ferrari Testarossa (4 pezzi) il prezzo in Giappone corrisponde a circa 3.500 euro mente raggiunge in Europa - secondo i portali specializzati - i 6.000 euro.
Ancora maggiore il divario per una coppia di turbocompressori originali KKK Porsche 959 che a Tokyo si pagano 13.000 euro mentre i ricambiati specializzati europei chiedono 21.000 euro.
Per una coppie di centraline iniezione Bosch Motronic per l Ferrari F40 vengono richiesti in Giappone circa 6.000 euro, prezzo che in Europa fluttua tra 9.500 e 11.000 euro a seconda della disponibilità.
Convenienza Jap che viene confermata anche per marchi meno elitari, ma molto amati in entrambi i territori. Un turbocompressore originale Garrett per Lancia Delta Delta Evoluzione si vende in Giappone a circa 1.190, prezzo che sale a oltre 2.200 presso gli specialisti di auto storiche italiane.
Un monoblocco per il Bialbero Alfa Romeo Twin Spark 2.0L ha un prezzo in yen che corrisponde a 700 euro, la metà della richiesta in Europa per ricambi ricondizionati. In Giappone si trovano a 2.300 euro anche i sedili sportivi Recaro originali Lancia della Delta Integrale Evo 2 (tessuto e Alcantara) venduti in Europa tra 4.000 e 4.500 euro.
Al vantaggio dei listini vanno evidentemente aggiunte le tasse (Iva se non esente, dazi doganali e oneri spedizioniere) ma l'operazione, svolta con intermediari qualificati resta molto conveniente.
Queste agenzie verificano anche la conformità dei codici OEM dei ricambi. Per ciò che riguarda la spedizione di piccoli pezzi o di fari può essere gestita tramite corriere espresso aereo (EMS, DHL), garantendo uno sdoganamento in meno di una settimana.
Per i componenti pesanti, come i monoblocchi o i cambi manuali, la risorsa fondamentale è la spedizione marittima LCL (Less that Container Load): i tempi si allungano a 40-50 giorni, ma i costi di trasporto vengono abbattuti a poche centinaia di euro, mantenendo intatto il vantaggio economico.
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