Aurora Tila morta a 13 anni dopo la caduta dal balcone, la madre accusa: “La mamma del ragazzo sapeva e ha taciuto”

2026/07/14

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Redazione 14 luglio 2026 13:01

"Non perdonerò mai né lui né la madre, che sapeva tutto fin dall’inizio e non mi ha detto niente". Dopo la confessione dell’ex fidanzato di Aurora Tila, la madre della tredicenne punta il dito anche contro la mamma del giovane, accusandola di avere conosciuto la verità e di essere rimasta in silenzio. 

La tesi della madre di Aurora Tila: "La mamma di lui sapeva tutto dall'inizio"

"Una mamma, se è una vera mamma, deve dire quello che sa e non mentire davanti al dolore", ha dichiarato Morena Corbellini, madre di Aurora Tila, in un'intervista al Corriere di Bologna. La madre di Aurora non ha specificato quali informazioni la donna avrebbe avuto, che non risulta indagata. 

L’accusa è arrivata il giorno dopo la svolta nel processo d’appello, dopo la confessione dell’ex fidanzato di Aurora. Collegato in video dal carcere minorile, il ragazzo ha ammesso per la prima volta la propria responsabilità: "Ho ucciso io Aurora, l’ho gettata dal balcone". Il ragazzo ha anche chiesto scusa per l’omicidio e per avere atteso quasi due anni prima di confessare.

La confessione del ragazzo: "Una scelta furbesca"

Fino all’udienza d’appello, l’imputato aveva continuato a sostenere che Aurora si fosse gettata volontariamente o fosse caduta. La madre della vittima interpreta ora la confessione come una scelta "studiata". È stata una scelta molto furbesca - ha detto - Prima ha scelto di fare un processo con rito abbreviato, dicendo di essere innocente. Poi, dopo quasi due anni, se ne è uscito con questo exploit definitivo. Ha ammesso di essere stato lui, chiedendo scusa. Lo ha fatto sicuramente nella speranza di poter ottenere uno sconto di pena".

La confessione è arrivata quando la responsabilità dell’imputato era già stata riconosciuta dal Tribunale per i minorenni. Nelle motivazioni della condanna gli elementi raccolti erano stati definiti "schiaccianti" e "granitici": le testimonianze di chi aveva assistito alla scena, gli accertamenti scientifici, i messaggi e le confidenze di Aurora sul comportamento possessivo e persecutorio dell’ex fidanzato.

Secondo la ricostruzione accolta in primo grado, il giovane aveva spinto Aurora oltre il balcone e l’aveva colpita alle mani mentre la tredicenne tentava disperatamente di rimanere aggrappata. Il ragazzo aveva però continuato a proclamarsi innocente, chiedendo anche in appello l’assoluzione per non avere commesso il fatto. Soltanto alla prima udienza del secondo grado ha cambiato versione.

Anche il legale della famiglia, Emilio Malaspina, ha chiesto che l’ammissione tardiva non produca una diminuzione della condanna: "Se questa confessione dovesse servire a ottenere una riduzione della pena di tre o quattro anni, riteniamo che sarebbe poco corretto".

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