Peruviani arruolati in Russia con false offerte di lavoro: 459 al fronte in Ucraina | Il Fatto Quotidiano.it

2026/08/14

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Attirati con finte offerte di lavoro e obbligati a combattere in Ucraina: le storie dei desaparecidos peruviani in Russia

Erano partiti con la speranza di trovare un lavoro dignitoso e si sono ritrovati a vestire una divisa dell’esercito russo e combattere in prima linea in Ucraina. Dopo settimane di notizie diffuse dai media internazionali, il ministero degli Esteri del Perù ha ufficializzato che quattro connazionali che si trovavano in Russia hanno contattato l’ambasciata per chiedere assistenza al fine di rimpatriare.

I quattro, alla fine, sono riusciti a rientrare, ma la vicenda riapre il tema dei peruviani attirati in Russia con offerte di lavoro e poi arruolati. Secondo le autorità di Lima, 11 connazionali sono morti, 114 risultano dispersi e tre sono prigionieri in Ucraina. In tutto, sarebbero 459 i peruviani finiti al fronte in Europa dell’Est.

Dall’inizio del 2026, come ha riportato l’agenzia Efe, si susseguono i raduni delle famiglie dinanzi all’ambasciata russa a Lima, chiedendo notizie dei loro cari, specialmente di coloro che sono stati feriti; sono state presentate denunce in merito a una possibile tratta di esseri umani. La questione dell’arruolamento all’estero è complessa e ruota attorno a falsi annunci di lavoro. Il Perù non soffre di un tasso di disoccupazione particolarmente elevato (tra il 6,5% e l’8%), ma ha penuria di assunzioni regolari e tutelate che offrano uno stipendio dignitoso. Si calcola che oltre il 70% degli occupati in realtà si muove in un ambito che non prevede copertura medica, contributi per la pensione e tutela sindacale.

Da qui lo sguardo all’estero e la Russia non è priva di attrattive, dipende dall’offerta. G1, tra i maggiori portali di informazione del Sudamerica, gestito dal Gruppo Globo, ha raccontato che gli annunci sono di varia natura: guardia giurata, cuoco, con una paga tra i 4mila e i 5mila dollari e bonus che possono raggiungere i 20mila dollari. Cifre allettanti se si considera che un peruviano sotto i 25 anni non guadagna più di 350 dollari al mese, secondo dati ufficiali raccolti nel 2024. Lo schema prevede che il candidato risponda ad annunci trovati su canali social. Una volta arrivati in Russia, ai peruviani vengono confiscati passaporti e cellulari e gli viene chiesto di firmare documenti in russo senza traduzione. Inoltre, chi ha attirato gli aspiranti lavoratori fa presente loro che hanno contratto debiti tra i 15mila e i 20mila dollari americani per presunti costi burocratici e di trasferimento dal Sudamerica alla Russia. Questo debito può essere saldato tramite il servizio militare con la divisa russa. Al momento le autorità peruviane hanno diffuso annunci pubblici sollecitando i giovani a non accettare offerte di lavoro all’estero senza aver prima verificato l’identità del datore di lavoro, le condizioni contrattuali e le mansioni da svolgere.

Nel 2024 il quotidiano The Hindu aveva raccontato che alcuni connazionali erano stati attirati da reclutatori con sede a Dubai grazie a promesse di stipendi cospicui e un passaporto russo per ricoprire “incarichi di supporto” nell’esercito del Cremlino. Tuttavia, al loro arrivo a Mosca, gli indiani sono stati addestrati e inviati al fronte. Nel caso degli indiani, dunque, era evidente che l’offerta di cambiare vita sarebbe passata da una esperienza in divisa, anche se in apparenza lontana dalla linea di fuoco. Le famiglie dei peruviani che si sono trovati al fronte invece parlano di inganno. Il Ministero della Giustizia ha iniziato a fornire assistenza legale a chi ha avuto un parente ucciso o ferito.

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