Attacco Houthi a una base saudita, colpito un caccia italiano. E Roma chiede più fondi e navi

2026/09/19

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L'Italia è in prima linea anche per fronteggiare la sfida rappresentata dagli Houthi. La milizia filoiraniana ha preso il controllo della costa occidentale dello Yemen e ha imposto, di fatto, la sua autorità sullo stretto di Bab el-Mandeb. E in questa cintura di fuoco che rischia di mettere sotto scacco l'intero Medio Oriente, a essere coinvolte sono anche le forze armate italiane, schierate dalle basi nel deserto saudita, dove è stato centrato un Eurofighter dell'Aeronautica, fino alle acque del Golfo di Aden e del Mar Rosso.

Fronti difficili, complessi, dove in gioco ci sono gli interessi di molti Paesi, non solo di quelli della regione. Tanto che il ministro della Difesa, Guido Crosetto, ha chiesto all'Alta rappresentante dell'Unione europea Kaja Kallas di potenziare la missione europea Aspides con l'invio di navi da altri Paesi membri. Roma è pronta ad inviare anche una seconda nave per proteggere la rotta di Bab el-Mandeb. Ma per l'Italia è fondamentale che gli Stati che non inviano i propri mezzi facciano di più sul fronte finanziario.

Scorta nel Mar Rosso

L'escalation degli Houthi, del resto, non è facile da gestire. Il gruppo ha organizzato l'offensiva su più direttrici. La mano di Teheran, che continua a negare di avere una propria regia, si vede. Con la paralisi dei cargo e delle petroliere nello Stretto di Hormuz, la stabilità di Bab el-Mandeb rappresenta ancora di più un'ancora di salvezza per il sistema economico mondiale. Il gruppo yemenita ha promesso di mantenere libero il transito di tutte le navi ad eccezione di quelle legate all'Arabia Saudita. Ma intanto da ieri, l'Italia ha compiuto un ulteriore passo in avanti per blindare quelle rotte. La Marina Militare, infatti, ha annunciato che la fregata Carlo Bergamini, già schierata nell'ambito di Aspides, ha scortato il mercantile italiano "Jolly Oro" mentre attraversava Bab el-Mandeb. La nave ha passato lo stretto navigando verso nord, in direzione del Canale di Suez. Per la Marina, si tratta di «un segnale concreto, arrivato con ottimo tempismo, dell'importanza di mantenere alta l'attenzione sulla sicurezza della navigazione commerciale nell'area». L'attività delle ultime ore «rientra nei compiti affidati alle forze navali dell'operazione Aspides e rappresenta un contributo concreto alla libertà di navigazione e alla sicurezza del traffico mercantile in uno dei passaggi strategici per i collegamenti marittimi mondiali», ha spiegato la forza armata. E la mossa di Roma conferma come la sicurezza di quello stretto sia fondamentale per tutti i Paesi che dipendono anche dai flussi che uniscono il Mediterraneo all'Oceano Indiano. E di conseguenza, alle rotte che uniscono l'Europa all'Asia. La partita dell'Italia non si gioca però solo in mare. Ieri, dopo diversi attacchi contro l'Arabia Saudita, in un raid contro la base di Al Ta'if, un missile ha centrato un Eurofighter della nostra Aeronautica schierato nell'operazione Task Force - Arabia. L'aereo, come confermato anche da Crosetto, si trovava in un'area decentrata della base e non sono stati coinvolti militari italiani. «Ho chiesto al capo di Stato maggiore della Difesa, generale Luciano Portolano, al comandante del Comando operativo di vertice interforze, generale di Corpo d'Armata Giovanni Maria Iannucci, e al Capo di Stato maggiore dell'Aeronautica Militare, generale di squadra aerea Antonio Conserva, di fornirmi un'ulteriore valutazione, dopo quelle già effettuate nelle scorse settimane, sull'evoluzione del quadro, sulle condizioni del nostro personale e sulle possibili opzioni operative», ha fatto sapere il titolare della Difesa. Il personale, inviato per fare da scudo ai partner italiani del Golfo durante le fasi più acute delle rappresaglie iraniane, ha da tempo innalzato il livello d'allerta per evitare qualsiasi tipo di incidente.

Il segnale

Ma tra jet, radar e sistemi di difesa aerea, questa volta gli Houthi sono riusciti a bucare anche la sorveglianza che ha evitato la pioggia di fuoco dei Pasdaran e della stessa milizia yemenita. E il segnale è che la minaccia rappresentata da Ansar Allah non può essere relegata a uno scontro esclusivo tra il gruppo e Riad. Per l'Italia e l'Europa, infatti, sostenere la sicurezza delle monarchie del Golfo significa proteggere partner fondamentali in un mercato energetico messo a dura prova dalla chiusura di Hormuz, dalla guerra in Ucraina e dalla minaccia di una milizia, gli Houthi, che insieme ai vertici della Repubblica islamica può decidere il destino di un intero sistema. Anche il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, lo sa bene: «Stiamo parlando con gli Houthi. Anche loro vogliono raggiungere un accordo», come gli iraniani, ha detto.

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