La prima uscita di Luciano Darderi sul cemento americano è stato un incontro a Los Cabos durato poco più di tre game contro Svrcina e un frettoloso ritiro a causa di un preoccupante dolore al gomito destro.
Arrivato a Montreal per il National Bank Open, sesto Masters 1000 della stagione, l’italo-argentino è molto più tranquillo e si dice fiducioso di poter esprimere il suo abituale livello di gioco.
“Nulla di grave”
“Sono contento perché ho fatto l’ecografia ieri [sabato] e non è emerso niente di grave – ha confermato Darderi a Ubitennis – Quindi, visto che dall’ecografia non è risultato nulla, sono tranquillo e penso che sicuramente potrò giocare martedì. Questa cosa mi lascia più sereno. Secondo me è stato anche un sovraccarico abbastanza importante dopo due settimane sulla terra, con una finale, una semifinale e anche l’ultima partita durata tre ore. È stata davvero una lotta. Secondo me avrei dovuto fermarmi prima, però volevo comunque avere un po’ di ritmo. Credo di aver sbagliato a giocare, però sono esperienze da cui si impara.”
Hai sentito male anche prima della partita oppure soltanto quando sei sceso in campo?
LUCIANO DARDERI: “Mi faceva un pochino male anche prima, però quando sono entrato in campo è stato diverso. Nei giorni precedenti avevo fatto qualche set di allenamento con Shapovalov e con Khachanov, e il dolore era normale. Ma il giorno della partita è stata tosta, perché in partita è tutto diverso: si fanno più scambi, si è più tesi. Alla fine mi faceva un po’ male, non volevo rischiare e non sapevo cosa avessi al braccio, al gomito o al polso. Alla fine non è niente, quindi questa è la cosa positiva.”
Adesso il dolore è sparito oppure no?
LUCIANO DARDERI: “C’è ancora un pochino, ma ci stiamo lavorando. Penso che riuscirò ad arrivare al punto in cui non mi farà più male.”
Un buon luglio
Dopo Wimbledon, Darderi è tornato a giocare sulla terra battuta, che rimarrà sempre la sua supreficie preferita, conscio di dover difendere i due titoli vinti nel 2025 a Bastad e Umago.
Il cemento non è più un incubo
Dopo un inizio di carriera nel quale Darderi ha faticato moltissimo a vincere partite sui terreni rapidi, ora che il livello del suo tennis è cresciuto anche il cemento non è più lo spauracchio di un tempo.
LUCIANO DARDERI: “Adesso quando arrivo a questi tornei sento di avere la possibilità di vincere delle partite. Non so se un giorno riuscirò a vincere un torneo così grande, perché ancora non ci sono riuscito, però penso di avere le chance per fare un buon torneo. Sul cemento adesso mi sento comodo, sento di poter battere quasi tutti, quindi mi sento pronto per giocare al massimo. Ovviamente tutti i giocatori sono forti, soprattutto sul cemento, però penso che, come hai detto tu, tre anni fa non mi sentivo pronto, mentre adesso sì. Quest’anno ho dimostrato di poter giocare sul cemento in Australia: non è stato solo un caso, o una sola partita, ma tante partite. Alla fine sono contento del livello che sto esprimendo. La terra resterà sempre la mia superficie preferita, ma due anni fa ho fatto un altro tipo di lavoro, perché prima vincevo solo nei 250. Due o tre anni fa era così; quest’anno invece ho dimostrato anche a Roma, con quella semifinale, e nei 500, dove arrivo quasi sempre ai quarti, che il lavoro paga.”
Quando passi dalla terra al cemento, che tipo di lavoro devi fare e quanto tempo ci vuole prima di sentirti a tuo agio?
LUCIANO DARDERI: “Sicuramente ci vuole almeno una settimana, dieci giorni di lavoro in campo. Poi piano piano si comincia a prendere un ritmo diverso anche nelle partite, anche dal punto di vista della tensione. Comunque si è giocata tutta la stagione sulla terra, poi la stagione sull’erba, e quindi è da un po’ che, almeno per me, non si gioca sul cemento. Vediamo come andranno questi giorni, questa settimana, e se riuscirò a giocare al cento per cento. La priorità è non farsi male, perché oggi quasi tutti i giocatori stanno fuori per tanto tempo. Bisogna ascoltare il corpo.”
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