Roma, 16 luglio 2026 – L’Assegno unico e universale si conferma una delle principali infrastrutture del welfare italiano. Nei primi cinque mesi del 2026 l’INPS ha erogato 8,3 miliardi di euro a 6.071.269 nuclei familiari, con riferimento a 9.574.385 figli. In media, ogni famiglia beneficiaria comprende circa 1,6 figli e riceve poco meno di 280 euro al mese, mentre l’importo medio per figlio si colloca intorno a 176 euro; a maggio è stato pari a 175 euro. La dimensione finanziaria è ormai strutturale: ogni mese lo Stato trasferisce alle famiglie circa 1,65 miliardi. Se il ritmo restasse invariato, il 2026 chiuderebbe vicino ai 20 miliardi, sostanzialmente in linea con i 19,8 miliardi erogati nel 2025.
Spesa in aumento, platea stabile
Il confronto con lo stesso periodo del 2025 è significativo. Nei primi cinque mesi dello scorso anno erano stati erogati circa 8,1 miliardi per 9,7 milioni di figli e 6,1 milioni di nuclei. Nel 2026 la spesa sale di circa 200 milioni, poco più del 2%, mentre la platea resta stabile e il numero dei figli coperti si riduce leggermente. L’aumento delle risorse non deriva dunque da un’espansione dei beneficiari. Segnala soprattutto l’effetto dell’adeguamento degli importi, delle maggiorazioni e della diversa composizione economica e familiare dei nuclei. È anche una fotografia indiretta della dinamica demografica: la misura raggiunge quasi tutte le famiglie con figli, ma opera dentro un Paese nel quale i nuovi nati continuano a diminuire.
Universale, ma progressivo
L’Assegno è universale perché spetta anche senza ISEE, ma l’importo è fortemente differenziato. A maggio la media per figlio va da 58 euro per chi non presenta l’indicatore o supera la soglia massima di 46.582,71 euro, fino a 227 euro per i nuclei nella fascia ISEE più bassa, entro 17.468,51 euro. Tra i due estremi ci sono 169 euro al mese: il valore massimo medio è quasi quattro volte quello minimo. L’AUU funziona quindi sia come politica familiare sia come strumento redistributivo. Il sostegno è riconosciuto a tutti, ma concentra più risorse sui redditi bassi, sulle famiglie numerose, sui figli con disabilità e sugli altri nuclei cui spettano le maggiorazioni.
Il nodo dell’ISEE
I dati dell’Osservatorio mostrano però anche una criticità. Nel solo mese di maggio circa 1,9 milioni di figli risultano associati a nuclei che non hanno presentato l’ISEE, oltre un quinto dei beneficiari mensili. Non significa che tutte queste famiglie abbiano difficoltà amministrative: una parte può rinunciare consapevolmente all’indicatore perché supera la soglia massima. Ma la cifra segnala che una quota molto ampia riceve il minimo e che alcuni nuclei potrebbero perdere somme spettanti per mancato aggiornamento della dichiarazione. La semplicità dell’accesso conta quindi quanto lo stanziamento. Una misura formalmente universale può produrre risultati diseguali se le famiglie non conoscono le procedure, non aggiornano l’ISEE o incontrano ostacoli digitali.
La geografia degli importi
L’importo medio cambia sensibilmente tra i territori. Nei primi cinque mesi del 2026 si va da circa 157 euro per figlio nella provincia di Bolzano e 167 in Lombardia a 189 euro in Campania, 194 in Sicilia e 199 in Calabria. Le regole sono nazionali: lo scarto riflette la diversa distribuzione degli ISEE, il numero medio dei figli e l’incidenza delle maggiorazioni. Il Mezzogiorno riceve importi medi più elevati perché concentra una quota maggiore di nuclei nelle fasce economiche fragili. È la prova della funzione redistributiva dell’Assegno, ma anche della geografia delle disuguaglianze italiane. Il trasferimento attenua i divari; non può però sostituire lavoro stabile, asili nido, servizi educativi e infrastrutture sociali.
Le video-guide contro i blocchi
Accanto alla prestazione, l’INPS sta sviluppando un’assistenza digitale personalizzata. Al 30 giugno sono state inviate 1.621.237 video-guide ai genitori con domanda o pagamento bloccato, soprattutto per problemi nella verifica dell’IBAN. Il 37% dei destinatari le ha visualizzate, il 71% ha interagito con le funzioni proposte e il giudizio medio è stato di 4,7 su 5. Altre 428.410 guide sono state inviate ai nuovi richiedenti in attesa del primo pagamento: il 21% le ha aperte, con un gradimento di 4,6 su 5. Nel complesso si superano i due milioni di video personalizzati e circa uno su tre è stato visualizzato. L’obiettivo è spiegare le cause dei blocchi e accompagnare il cittadino direttamente nella procedura necessaria a integrare i dati o correggere l’IBAN. Il tasso di interazione raggiunge il 106% tra i nuovi richiedenti: un valore superiore al 100% indica che una parte degli utenti compie più di un’azione attraverso i collegamenti inseriti nella guida. È il segnale che l’assistenza digitale può diventare non soltanto informazione, ma accesso diretto alla soluzione.
Le regole per le famiglie
Chi ha già una domanda accolta e valida non deve ripresentarla ogni anno: il pagamento prosegue automaticamente, salvo decadenza, revoca o reiezione. È però necessario aggiornare l’ISEE per ricevere l’importo commisurato alla condizione economica; senza un indicatore valido viene riconosciuta la quota minima. Per le prestazioni che non hanno subito variazioni l’INPS ha pubblicato il calendario degli accrediti del secondo semestre. La prima rata di una nuova domanda viene invece pagata, di norma, nell’ultima settimana del mese successivo alla presentazione.
Una misura necessaria, non sufficiente
L’Assegno unico raggiunge una platea enorme e mobilita risorse vicine ai 20 miliardi l’anno. Ha razionalizzato i precedenti sostegni, garantito continuità mensile e rafforzato la protezione dei nuclei a reddito più basso. Ma i numeri mostrano anche il limite di ogni trasferimento monetario isolato. Nel 2025 in Italia sono nati 355mila bambini e la fecondità è scesa a 1,14 figli per donna. L’AUU sostiene il costo dei figli già presenti, ma da solo non può rimuovere le cause che inducono le coppie a rinviare o rinunciare alla genitorialità: precarietà, salari bassi, difficoltà abitative, carenza di nidi e penalizzazione professionale delle madri. Per diventare anche una leva demografica, l’Assegno deve essere inserito in un sistema più ampio: servizi accessibili, occupazione femminile, congedi condivisi, politiche per la casa e lavoro di qualità. Gli 8,3 miliardi dei primi cinque mesi indicano che lo Stato ha costruito una base solida. La sfida è collegarla alle condizioni che rendono concretamente possibile scegliere di avere un figlio.
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