Milano – Gli indagati respingono le accuse, mentre la Procura cerca nuovi riscontri nei cellulari sequestrati ai cinque appartenenti alla polizia locale di Milano arrestati nell'inchiesta per peculato, falso ideologico e arresto illegale.
È questo il quadro emerso dalla giornata degli interrogatori di garanzia, iniziati nel pomeriggio nel carcere di San Vittore e andati avanti per diverse ore. All'ingresso del penitenziario, insieme ai difensori degli indagati, era presente anche il padre di uno degli agenti, che ha salutato con un lungo abbraccio l'avvocato del figlio prima di lasciare il carcere.
I primi commenti
"Ha risposto alle domande del gip e del pubblico ministero" e "respinto le accuse", uno dei cinque vigili urbani. Lo sostiene il suo legale, l'avvocato Pietro Stimolo, al termine dell'interrogatorio nel carcere di San Vittore. "Ha fornito la sua versione a tutte le domande poste dal gip e dal pubblico ministero", ribadisce precisando che al suo assistito "è contestato solo l'episodio del 16 luglio", l'arresto di un pusher. "Siamo fiduciosi che possa esserci una riforma della misura cautelare in atto, così come è stato richiesto. La revoca o, in subordine, i domiciliari - conclude – Lasciamo fare il proprio lavoro alla magistratura e a noi avvocati, poi saremo più sereni anche nel prosieguo".
La versione della commissaria
Versione quasi identica per la commissaria Ilenja Sabato: "La nostra assistita ha risposto alle domande e ha chiarito la propria posizione". Lo ha detto l'avvocata Susanna Rita Marangoni. Alla domanda se fosse stata avanzata la richiesta di una misura alternativa al carcere la legale ha risposto "sì, assolutamente". Quanto alla ricostruzione dei fatti, Marangoni ha spiegato che "è stata fatta dal commissario Sabato correttamente, chiarendo la propria posizione".
Sull'ipotesi dell'appropriazione dei 1.400 euro al pusher, contestata nell'inchiesta, la legale ha aggiunto che "non sono stati sottratti soldi". Sui tempi della decisione del gip, "speriamo il prima possibile, confidiamo che già domani arrivino le ordinanze", ha concluso.
"Vicenda molto delicata”
Anche prima degli interrogatori, altri due avvocati avevano rilasciato dichiarazioni. "Le indagini attualmente in corso riguardano alcuni agenti di polizia coinvolti in un procedimento relativo a ipotesi di gravi reati commessi nell'esercizio delle loro funzioni. Si tratta, pertanto, di una vicenda particolarmente delicata", hanno sottolineato gli avvocati Giovanni Briola e Susanna Rita Marangoni, difensori di tre dei cinque agenti della Polizia locale.

Gli avvocati Giovanni Briola e Susanna Marangoni arrivano all’interrogatorio di garanzia per i 5 agenti della Polizia Locale al carcere di San Vittore
"Fiducia nella giustizia”
I legali hanno poi evidenziato che, "in questo momento, eventuali dichiarazioni rischierebbero di alimentare ricostruzioni parziali" e ricordato come "le contestazioni formulate costituiscono, allo stato, ipotesi sottoposte al vaglio dell'autorità giudiziaria" e che "ogni persona coinvolta deve essere presunta non colpevole sino a un'eventuale condanna definitiva".
La difesa, si legge ancora nella nota, intende esercitare il proprio mandato "con serenità e rigore" e continuerà a operare "con riservatezza e piena fiducia nella giustizia", affinché i fatti possano trovare "il loro naturale e completo accertamento" nel corso del procedimento.
La denuncia contro gli agenti
I cinque agenti si trovano nel carcere di San Vittore e stanno affrontando gli interrogatori davanti ai gip Elio Sparacino. È stata la stessa polizia Locale, coordinata dal pm Giovanni Tarzia, a smascherare i presunti dipendenti infedeli partendo dalla denuncia dell’avvocato difensore di un pusher nordafricano arrestato lo scorso 16 luglio dai cinque indagati. Secondo l’accusa, durante quell’operazione gli agenti avrebbero sottratto 1.450 euro alla persona fermata, circostanza che ha dato il via agli accertamenti da cui sono emersi “atti confezionati ad arte”.
Con una fuga inventata e una violenta reazione inesistente. Neppure il luogo dell’arresto messo nero su bianco (via Lodovico il Moro 201 a Milano) combacerebbe con quello reale (un parcheggio di viale Liberazione a Corsico, nell’hinterland, fuori dal territorio di competenza dei cinque).

Analisi sui cellulari
Gli esiti delle analisi dei cellulari, sequestrati ieri ai 5 agenti potrebbero fornire riscontri all'ipotesi della Procura di Milano che l'episodio per cui sono finiti in cella, l'arresto illegale di un pusher a cui sono spariti anche 1.450 euro, non è "un caso isolato".
Ieri nel corso delle perquisizioni contestuali alla notifica dell'ordinanza di custodia cautelare in carcere, gli uomini della Sezione radiomobile di piazza Beccaria hanno raccolto gli smartphone della commissaria Ilenja Sabato e dei 4 suoi sottoposti, il cui contenuto verrà estratto e copiato con le garanzie di legge e con parole chiave e poi esaminato. I risultati potranno offrire un quadro più completo rispetto a quello delineato dalle indagini del pm Giovanni Tarzia e riportato nell'ordinanza del gip Elio Sparacino.
Chi sono gli arrestati
Secondo la Procura, il gruppo operava come una vera e propria “squadretta”, organizzando nei minimi dettagli le operazioni. Le porte di San Vittore si sono aperte per gli agenti Mattia Rignanese, di 28 anni, Denni Dileo, 27enne, Vincenzo Compagnone, 54enne, già imputato in un altro procedimento per il pestaggio della transgender Bruna risalente al 24 maggio 2023. Arrestati pure Rosario Piscopo, di 35 anni, e apputo la commissaria Ilenja Sabato di 43 anni.
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