A Milano.
22 settembre 2026 alle 00:30
Un lungo applauso, seguito da un profondo silenzio, accompagna la bara di Sandro Mazzola nel piazzale della Basilica di Sant’Ambrogio a Milano. Centinaia di tifosi, ieri pomeriggio, hanno dato l’ultimo saluto alla bandiera nerazzurra: sulla bara la maglia numero 8 con cui Sandrino vinse tutto «e cambiò il calcio con la Grande Inter», ricorda Beppe Marotta. La commozione, il raccoglimento e il rispetto sono grandi. Se n’è andato l’uomo ma sono rimasti esempio, valori, ricordi di imprese sportive, lui che «aveva capito che appartenenza non è catene ma libertà», racconta il presidente nerazzurro dopo il funerale.
C’è l’abbraccio dell’Inter di oggi – con Marotta, appunto, Javier Zanetti, Baccin – e di ieri nella toccante lettera di Massimo Moratti, letta al termine della funzione. Il presidente del Triplete non riesce a prendere la parola nella basilica, ma il suo saluto è quello di un amico: «Raggiungi gli altri campioni della Grande Inter del cui prestigio godiamo ancora oggi. Troverai la pace dopo una vita tanto intensa, noi non ti scorderemo mai». Molti gli ex campioni: Iván Ramiro Córdoba e Cambiasso, ma anche Toldo e Aristide Guarneri vincitore due volte della Coppa Campioni con Mazzola. «Per noi Sandro era una gioia immensa: vederlo era un onore», il pensiero di Córdoba.
Il presidente della Figc, Giovanni Malagò, arriva insieme al presidente della Lega Serie A Ezio Maria Simonelli e al dt della Nazionale Claudio Ranieri. «Avevo 10 anni per Italia-Germania 4-3: con un piccolo televisore ci siamo innamorati di quell’Italia e del calcio», racconta Malagò. Il presidente del Milan Paolo Scaroni, applaudito al suo arrivo dai tifosi nerazzurri, ricorda il dualismo con Rivera e si dice felice per l’accoglienza nonostante il giorno triste. «È sempre stato legato al ricordo di suo padre, del Grande Torino e di quando lo accompagnava agli allenamenti al Filadelfia», ricorda il presidente granata, Urbano Cairo. Applausi anche all’ad della Juventus Giovanni Carnevali: gesto, dei tifosi nerazzurri, da sottolineare all’indomani del minuto di silenzio non rispettato da una parte dello Stadium in Juve-Atalanta. Perché non era il momento delle polemiche, ma di celebrare un grande campione.
RIPRODUZIONE RISERVATA
Questo contenuto è riservato agli utenti abbonati
Per continuare a leggere abbonati o effettua l'accesso se sei già abbonato.
• Accedi agli articoli premium
• Sfoglia il quotidiano da tutti i dispositivi

