Anziana 89enne muore appena dimessa dalla clinica, la famiglia va dai carabinieri e fa denuncia: “Si scopra se ci sono state delle negligenze”

2026/10/02

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Milano, la pensionata stava male da sabato. Martedì il peggioramento e il trasporto in ambulanza alla Clinica Città Studi. Dopo sei ore è stata rimandata a casa e mezz’ora dopo è deceduta. Cos’è successo?

L'istituto clinico Città Studi di via Jommelli a Milano

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Milano, 2 ottobre 2026 – I dolori al petto e alle braccia. La respirazione sempre più pesante. Sintomi che non se ne vanno per tre giorni. Il trasporto in ambulanza in ospedale e sei ore trascorse in pronto soccorso in attesa di una diagnosi precisa. Le dimissioni nella tarda serata di martedì. L’ulteriore peggioramento e la morte. Ad appena mezz’ora dall’uscita dall’ospedale. Nelle scorse ore, i carabinieri della stazione Crescenzago hanno ricevuto una denuncia dai familiari della signora deceduta, una donna di 89 anni che viveva con il marito in zona Lambrate: stando alle prime informazioni raccolte dal Giorno, nel mirino c’è l’istituto clinico Città Studi di via Jommelli, lì dove l’anziana è stata trasportata per essere visitata e curata. 

Accertamenti in corso 

La querela farà partire una serie di accertamenti investigativi per capire se qualcosa non abbia funzionato e perché la ottantanovenne sia stata dimessa nonostante non fosse in buone condizioni, almeno stando a quanto riferito dai parenti ai militari. I primi passaggi ipotizzabili nell’indagine dovrebbero essere l’autopsia sul corpo della donna per accertare con esattezza le cause della morte e l’acquisizione immediata delle cartelle cliniche per ricostruire tutto quello che è accaduto e intercettare eventuali anomalie o negligenze. Per adesso, stiamo a quanto risulta agli investigatori che hanno raccolto la segnalazione. I primi sintomi si sono manifestati sabato in una donna che era tutto sommato in buone condizioni fisiche, al netto degli acciacchi legati all’età. 

Il medico arriva a casa 

La signora è stata visitata a domicilio da un medico, che ha consigliato di prenotare un esame cardiologico per la settimana successiva. Tuttavia, visto che il passare dei giorni non ha affievolito l’intensità dei dolori, martedì pomeriggio i familiari della pensionata, evidentemente preoccupati per le sue condizioni di salute, hanno allertato il 118 per richiedere l’accompagnamento in ospedale. La 89enne è stata trasportata alla Città Studi, clinica privata convenzionata col Servizio sanitario nazionale, attorno alle 16: la prima ipotesi di scompenso cardiaco ha richiesto ulteriori accertamenti. In serata, alle 22, è arrivato il via libera per le dimissioni, sebbene, sempre a detta di chi si è rivolto alle forze dell’ordine, la paziente rimettesse e avesse ancora palesi difficoltà respiratorie. Alle 23, i parenti hanno riportato la donna a casa, ma il quadro clinico non è affatto migliorato. 

Tutto precipita 

Anzi è precipitato, innescando una nuova chiamata ai soccorsi per riferire che l’anziana era priva di sensi in camera da letto e non rispondeva ad alcuno stimolo. I sanitari della seconda ambulanza hanno provato a rianimarla, ma non c’è stato nulla da fare. Una ricostruzione che sembra gettare più di un’ombra sulla condotta di chi ha curato la ottantanovenne in ospedale, anche se ora toccherà agli investigatori dell’Arma chiarire se ci siano stati davvero errori o omissioni e se e quanto abbiano inciso nella tragica fine della donna.  

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