Ansia, stress, burnout: in Lombardia i disturbi psichici legati al lavoro crescono del 73% rispetto all’anno scorso - Il Fatto Quotidiano

2026/08/19

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Ansia, stress, burnout: in Lombardia i disturbi psichici legati al lavoro crescono del 73% rispetto all’anno scorso

Ansia persistente, disturbi del sonno, sindrome da burnout e disturbo post-traumatico da stress. Nei primi sei mesi del 2026, in Lombardia, le malattie professionali legate ai disturbi psichici e comportamentali sono aumentate del 73 per cento rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso. È quanto emerge dal secondo rapporto mensile della Uil Lombardia che ha rielaborato e analizzato i dati Inail del primo semestre 2026.

“Un aumento preoccupante che è legato a due insieme di fattori – racconta al Fattoquotidiano.it il segretario Generale Uil Lombardia Antonio Albrizio – da un lato c’è il tema dell’organizzazione del lavoro interna, con richieste di performance sempre più elevate in condizioni di carenza di organico”. Una tendenza che nella regione “locomotiva d’Italia” si sente ancora di più considerato che l’incremento di disturbi psichici sul lavoro del 73 per cento è superiore alla media italiana che si attesta sul 67 per cento. “E poi ci sono i problemi legati allo stare in front line”, aggiunge Albrizio.

I settori più colpiti dall’aumento di questo tipo di malattie professionali sono non a caso quelli che hanno a che fare con il pubblico. Sanità e assistenza sociale, trasporti pubblici, commercio, comparto scolastico e pubblica amministrazione. “In tutti questi settori il rischio di essere aggrediti sia fisicamente sia verbalmente è sempre più alto” spiega Albrizio sottolineando come soltanto nel settore sanitario pubblico lombardo “nel 2025 ci sono state oltre 4.800 aggressioni”. E sono numeri “sottostimati” perché il percorso di denuncia non è facile. Un esempio? “L’autista del bus che viene aggredito anche solo verbalmente se poi denuncia ha paura di incontrare quella stessa persona sulla stessa linea e questo genera stress e ansia” aggiunge il sindacalista.

E poi c’è il tema dell’organizzazione interna del lavoro. “Nelle grandi aziende ci sono gli strumenti di prevenzione e assistenza psicologica, ma il tessuto produttivo italiano è fatto da piccole e medie imprese dove questi strumenti non esistono – sottolinea Albrizio – per questo serve un’azione di sistema che veda in prima linea sindacati e istituzioni per far fronte a questa problematica che è sempre più impattante sul mondo del lavoro”.

La crescita delle malattie professionali legate ai disturbi psichici è infatti notevolmente superiore all’incremento delle malattie professionali complessive che in regione registrano un balzo dell’11,8 per cento rispetto al primo semestre dell’anno scorso. “I dati del primo semestre – evidenzia il Segretario Confederale UIL Lombardia Vittorio Sarti – confermano che in Lombardia la sicurezza non può essere governata per emergenze. Gli infortuni aumentano in tutte le province, le malattie professionali crescono a doppia cifra e settantacinque denunce mortali in sei mesi restano una ferita inaccettabile”.

Oltre alle malattie professionali, non si fermano le morti sul lavoro. In Lombardia ogni 2,4 giorni un lavoratore muore. Un fenomeno che riguarda soprattutto le fasce più fragili. “Serve un piano regionale interistituzionale con obiettivi misurabili, organici stabili nei servizi PSAL delle ATS e nell’Ispettorato attraverso una banca dati condivisa e con una trasparenza sui risultati della vigilanza – conclude Albrizio – L’obiettivo resta uno solo: Zero Morti sul Lavoro”.

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