Angelo Rega: «Giovani e IA: se la usano bene aiuta a studiare»

2026/10/06

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È l’intelligenza artificiale il tema di questa puntata della rubrica di servizio della web tv de Il Mattino in collaborazione con l’Ordine degli Psicologi della Campania, presieduto da Armando Cozzuto. A dialogare con il caporedattore e coordinatore delle Cronache, Gerardo Ausiello, è Angelo Rega, referente per l’Ordine del gruppo di lavoro su IA, tecnologie digitali e intervento psicologico, e professore associato di Psicologia dello sviluppo e dell’educazione dell’Università Pegaso (insieme nella foto).

L’intelligenza artificiale rischia di ridurre le capacità di apprendimento dei giovani?

«Non ci sono elementi per dire che stia facendo del male ai ragazzi. È però necessario insegnare loro a utilizzarla correttamente. Se viene usata in modo passivo, in modo da far spegnere il sistema cognitivo dei ragazzi, può diventare pericolosa; se invece viene usata in maniera scrupolosa, può rappresentare anche un vantaggio per l’apprendimento».

Molti ragazzi si confidano con ChatGpt o altri chatbot. Questa interazione con l’IA può sostituire il lavoro dello psicologo?

«No, non potrà mai sostituire il lavoro clinico, che è fatto di empatia, creatività e capacità diagnostica. Però può rappresentare un primo supporto, perché è sempre disponibile e può aiutare a capire se è il caso di rivolgersi a un professionista».

Gli studenti che utilizzano l’IA a scuola fanno bene o stanno imbrogliando?

«Dipende. Se delegano completamente alla macchina la produzione del compito, si può parlare di una forma di imbroglio. Se, invece, l’IA viene utilizzata come tutor, ponendo domande sul tema, può diventare uno strumento di approfondimento».

Con l’IA può nascere un legame affettivo o addirittura amoroso?

«Sicuramente questi sistemi che ci profilano ci danno, a volte, delle risposte che ci possono far piacere. Arrivare all’innamoramento è probabilmente difficile. In casi di solitudine, però, l’IA può diventare un partner costante, un vero e proprio compagno».

L’uso dell’IA può incidere sullo sviluppo del cervello degli adolescenti? E qual è l’età giusta per iniziare ad utilizzarla?

«Al momento non abbiamo ricerche scientifiche definitive. Il rischio riguarda soprattutto la delega continua di memoria, ragionamento e processi logici alla tecnologia, in particolare durante le fasi dello sviluppo cognitivo. Quanto all’età, bisogna essere prudenti nelle prime fasi dello sviluppo: per imparare a parlare, scrivere e ragionare è fondamentale l’interazione con altre persone. Quindi, l’introduzione dell’IA nei bambini dovrebbe essere valutata con particolare attenzione, soprattutto nei primi anni della scuola».

Quale consiglio si sente di dare ai genitori sull’utilizzo dell’IA da parte dei ragazzi?

«Non punterei sul divieto. È più utile accompagnare i figli nell’utilizzo della tecnologia, stabilendo limiti e trasformando l’IA in un’occasione di scoperta condivisa. L’obiettivo deve essere educare a un uso consapevole e critico degli strumenti, perché oggi sono ormai parte integrante della nostra vita digitale».

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