(di Francesco Gallo)
Arriva oggi in concorso per
l'Italia alla Mostra del Cinema di Venezia 'The Echo Chamber',
il nuovo film di Andrea Pallaoro tratto dall'ultima
sceneggiatura scritta prima di morire da Bernardo Bertolucci con
Ilaria Bernardini e Ludovica Rampoldi. Ci troviamo così, in
pieno stile Bertolucci, in un film d'appartamento (come Ultimo
Tango a Parigi) e, allo stesso tempo, in una storia di fantasmi
con Leo (Luca Marinelli), produttore musicale inquieto
cocainomane e artista irrisolto, e Anne (Alicia Vikander),
giovane fisioterapista che cura la sua schiena e, con il suo
amore, anche la sua angoscia. Infine, c'è Ava (Susan Sarandon),
grande star della canzone che frequenta l'appartamento per il
suo ultimo inaspettato album testamento. Il film sarà
distribuito in Italia da 01 Distribution dal 10 settembre.
"Ereditare una sceneggiatura di Bernardo Bertolucci è
sicuramente una grande responsabilità, anche se le sue tematiche
sono molto vicine alla mia visione di individuo, di coppia e di
sfumature dell'amore", sottolinea il regista. Dice invece Susan
Sarandon: "Per quanto riguarda il mio personaggio, vedo Ava come
una persona che si trova in un momento molto particolare e
delicato della sua vita. Dopo aver perduto il compagno si trova
ad entrare praticamente in un mondo nuovo che non conosce e poi
amo della sceneggiatura quando dice a Leo: non mi spoglierò mai
di fronte a nessun altro, perché essendo stata con lui
tantissimi anni, un'altra persona vedrebbe soltanto una donna
vecchia, una donna anziana".
Per Alicia Vikander "è stato possibile rendere credibile il
personaggio di Anne solo facendo riferimento alle mie esperienze
personali, alle mie personalissime storie d'amore". E ancora
l'attrice sottolinea: "L'appartamento londinese dove si svolge
il film non è un semplice set, ma un personaggio all'interno del
film, un luogo di memoria ma anche di controllo", dove oggetti
quotidiani, una tazza, un cuscino, uno spazzolino, diventano
"un'architettura di desiderio, di bisogno e di controllo".
Le scene musicali del compositore Clément Ducol rappresentano
per Marinelli un elemento di collante tra i personaggi, mentre
Vikander ammette la sua difficoltà nel cantare per la prima
volta: "Non canto, mi sono sentita incredibilmente vulnerabile".
Marinelli condivide anche un ricordo personale del lavoro con
le due autorevoli colleghe, citando Eduardo De Filippo: "Ho
mancato la battuta per ascoltarla". E questo per descrivere la
sua emozione, quanto restasse rapito osservando il loro processo
creativo.
Sarandon coglie ancora una volta l'occasione per parlare del
suo impegno pubblico a sostegno della causa palestinese, del
boicottaggio che subisce per questo da anni ("Ci sono ancora
film che non mi vengono proposti, con agenzie che dicono ai
registi di non darmi un ruolo"), dell'importanza dei festival
per la politica ("Non penso che il genocidio in Palestina cessi
perché se ne parla qui a Venezia, ma ritengo che un film può
rappresentare una sfida, può mettere in dubbio lo status quo") e
delle accuse di antisemitismo piovute su Mark Ruffalo per le sue
critiche alla fusione tra Paramount Skydance e Warner Bros
Discovery: "È stato attaccato non per il fatto di essere
antisemita o meno, ma per le informazioni che ha diffuso circa
il possibile danno che la fusione potrebbe arrecare alla gente".
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