Ance, Francesco Tuccillo: «Metodo e visione per andare oltre il Pnrr. Appalti, regole chiare»

2026/09/20

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Vicepresidente Francesco Tuccillo, la nomina a vicepresidente Ance con delega ai Lavori Pubblici è anche un segnale di continuità nell’attenzione dell'Associazione verso il Sud dopo la presidenza di Federica Brancaccio. È così?

«Ance ha da sempre riconosciuto il ruolo strategico del Mezzogiorno nelle politiche di sviluppo del Paese nella consapevolezza che una nazione all’avanguardia non lascia indietro parti del suo territorio. In questa ottica Federica Brancaccio, nell’ottimo lavoro svolto alla guida dell’Associazione, ha contribuito a tenere alta l’attenzione sui temi del Sud. Per quanto mi riguarda, la delega conferita a un imprenditore napoletano sulle opere pubbliche conferma che proprio nel Mezzogiorno sono in corso e ci saranno investimenti comunitari e nazionali volti a colmare il gap infrastrutturale che ancora oggi esiste. Sarà quindi necessario un forte impegno nel monitorare gli investimenti e la spesa per evitare dispersioni di risorse ed in questo potrò contare sul patrimonio di conoscenze che ho acquisito nella mia esperienza associativa che mi ha visto Presidente dell’Acen dal 2014 al 2018. Gli obiettivi che perseguirò saranno rivolti non solo nei confronti del Mezzogiorno ma di tutto il Paese».

Il Pnrr ha fatto decisamente bene al Mezzogiorno e alla filiera delle costruzioni: teme un effetto frenata dal prossimo anno quando il Pnrr non ci sarà più?

«Il rischio che dobbiamo evitare è quello di un vuoto di programmazione dopo il Pnrr. Il Piano non può essere considerato una parentesi eccezionale, ma deve lasciare in eredità un metodo: capacità di programmare, progettare e realizzare le opere in tempi certi. La vera sfida del dopo Pnrr è trasformare quella spinta straordinaria in una politica ordinaria e stabile degli investimenti».

La rigenerazione urbana, il Piano Casa del Governo, la qualità della vita delle città: si può immaginare un percorso normativo e decisionale condiviso tra politica e imprese per dare risposte ai cittadini?

«Assolutamente sì, ed è importante innanzitutto che la casa sia tornata al centro dell’agenda nazionale dopo essere stata per troppo tempo marginale nelle politiche pubbliche. Oggi ci troviamo di fronte a una nuova emergenza abitativa: sono aumentati i costi di costruzione e i prezzi delle abitazioni, mentre i redditi delle famiglie non sono cresciuti nella stessa misura. Si è allargata quella fascia di cittadini che non riesce ad accedere al mercato libero, ma allo stesso tempo non rientra nell’edilizia residenziale pubblica. È quella fascia che un tempo trovava una risposta nell’edilizia convenzionata e che oggi definiamo sociale o accessibile. Il Piano Casa parte quindi da un’esigenza reale e va nella direzione giusta, ma occorre creare le condizioni perché possa funzionare in tutto il Paese. Sull’edilizia residenziale pubblica servono maggiori risorse e una programmazione stabile nel tempo».

E per l’edilizia sociale e accessibile?

«Qui invece, è necessario costruire meccanismi che rendano sostenibile l’intervento dei privati anche nei territori dove i valori immobiliari sono più bassi. È comunque importante sottolineare l’esigenza di aggiornare e semplificare regole urbanistiche nate molti decenni fa e non più adeguate alle necessità delle città di oggi. È su questo terreno che istituzioni e imprese devono lavorare insieme».

Gli appalti pubblici sono in calo nel Paese e si guarda al nuovo Regolamento europeo per superare le criticità delle stazioni appaltanti e le difficoltà delle Pmi, che ne pensa?

«Guardiamo con molta attenzione alla proposta europea. Come Ance riteniamo che, in una materia complessa come quella degli appalti pubblici, sarebbe preferibile uno strumento capace di fissare principi comuni lasciando però agli Stati lo spazio necessario per adattarli alle caratteristiche dei rispettivi mercati. Il rischio, altrimenti, è che una riforma nata con l’obiettivo di semplificare produca nuove rigidità e finisca per rallentare il mercato proprio in una fase delicatissima, quella della transizione dal Pnrr alla programmazione successiva. Per l’Italia dobbiamo evitare sovrapposizioni normative e incertezze applicative. Abbiamo bisogno di regole semplici e stabili, di stazioni appaltanti qualificate».

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