Amorim, Spalletti e Gasperini: gli inquieti prima della tempesta

2026/08/22

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L’anno scorso, Fabregas s’arrabbiò molto per una frase di Tudor, che all’epoca stava ancora alla Juve: l’interpretò come polemica ma non lo era, era piuttosto carica di invidia ed esprimeva un sentimento collettivo della categoria: «Il Como è una finta piccola, ha speso molto e soprattutto l’allenatore ha scelto tutti i giocatori acquistati». È anche per questo che molti tecnici di Serie A non riescono a esprimere mediatica simpatia al collega comasco: lo invidiano perché il mercato, stabilito il budget (e che budget), lo indirizza lui, mentre gli altri si devono barcamenare tra il pubblico aziendalismo e il privato risentimento, dal momento che non c’è allenatore che non sia agitato dalle insoddisfazioni, in quanto a giocatori da prendere e da comprare.

Amorim e la spina Leao

Ognuno ha la sua. Amorim non ha teoricamente molto da lamentarsi, ma intanto ha sulle croste pesanti esuberi (Tomori, Nkunku, Fofana) e malsopporta le altalenanti vicende che riguardano Leão, tutti quei vado, resto, resta, va che diffondono nervosismo: tutto sommato è una fortuna che l’ala portoghese, sempre con qualche acciacco appresso, non sia disponibile per la prima di stasera in casa del Toro: «Leao adesso non è importante, è importante la partita», può permettersi di dire con parole spicce l’allenatore suo connazionale, che ha il lusso di poter essere nervoso per un’esclusiva sua, l’esordio: «Ho un po’ di ansia, questo sì». Ma non inappagamento: «La società ha fatto tutto quello che doveva, adesso tocca a noi».

I rebus di Gasperini

Per Amorim e per gli altri si tratta di prendere tempo ancora per una settimana, finché il mercato resta aperto: dopo, aziendalismi e risentimenti scadranno nell’inutilità. Lo sa bene Gasperini, che domani sfida la Fiorentina e uno dei pochi colleghi contenti (ma persino Grosso ha già fatto sapere che avrebbe bisogno che Paratici gliene comprasse un altro paio) e intanto dice cose che vanno lette tra le righe. Tipo: «Si pensava che con il ritorno in Champions tutte le problematiche di bilancio sarebbero state risolte, ma non è andata così. Eravamo partiti con profili ben chiari ma poi ci siamo dovuti scontrare con l’esigenza di mantenere il monte ingaggi sotto certi tetti, e così non riesci a prendere giocatori affermati». Con i giovani, per quanto forti, si ragiona sulla prospettiva, sostiene Gasp: significa che puoi vincere, sì, ma chissà quando.

La Roma e il problema del Fair Play

A Roma non ci sono più le tensioni che c’erano l’anno scorso con Massara. Il rapporto con il ds D’Amico funziona, però Gasp ci è rimasto male quando gli hanno detto che uno dei giocatori che gli mancano («Le caselle vuote sono due»), cioè il dribblatore di piede destro individuato in Fofana, il belga del Lione, non arriverà perché i soldi sono finiti, anche se all’inizio della settimana sembrava ci fossero. Magari riappariranno, di sicuro la Roma è sempre sotto lo schiaffo del Fair Play finanziario e teme addirittura che, esagerando con le spese, potrebbe venire esclusa dalle coppe.

Spalletti, umore in miglioramento

Anche la Juve, che alle 18.30 giocherà a Frosinone, su questo punto non è messa benissimo (ha già avuto una multa e delle limitazioni alla rosa), tuttavia si è esposta per 130 milioni. L’umore di Spalletti è migliorato, ma è normale: con Comolli non andava d’accordo, mentre con Carnevali e Massara, «i direttori», si sente ascoltato. Perciò può definire «buono» il mercato bianconero (come quello della Roma, mentre quello del Milan lo dichiara «grande») e asserire che «siamo migliorati, ma saremo in otto a giocarci i primi quattro posti». Quindi serve altro: «C’è ancora del lavoro da fare, i direttori lo sanno e difatti continuano ad arrivare presto la mattina». Come ha detto Chivu, il mercato è bastardo e l’ultima settimana porterà sorprese, chissà se belle o brutte. In Premier continuano a ronzare attorno a Yildiz, Arsenal e Liverpool in particolare, con idee attorno ai 100 milioni che metterebbero in imbarazzo la Juve. Non però Spalletti: «Dal mio punto di vista è facile: possono offrire quello che vogliono, io lo voglio poter mettere in campo». In ogni caso, non è più tempo di indugi: «È suonata la campana. Chi non è pronto si accorgerà che verrà subito spinto verso l’uscita».

Il bilancio di mercato di Milan, Roma e Juventus è in rosso per ben oltre i 100 milioni. Amorim, Gasperini e Spalletti sono quindi in linea con Fabregas, che se però prende Kean, stacca tutti. Sotto sotto magari lo sperano, un giocatore che chiamato alibi può sempre fare comodo.

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