Amon, Qualcomm: “Porteremo sugli smartphone la tecnologia dei datacenter”

2026/09/23

Categories: technology

di Roberto Pezzali  - 

24/09/2026 01:00 0

Amon, Qualcomm: “Porteremo sugli smartphone la tecnologia dei datacenter”

Gli smartphone attuali sono stati progettati per eseguire app, non per far girare agenti e modelli. Qualcomm guarda al futuro e annuncia l'arrivo della tecnologia HBC anche sugli smartphone. All'MWC potremmo vedere un prototipo.

Per vent'anni abbiamo usato lo smartphone sempre allo stesso modo: prendiamo il telefono, lo sblocchiamo, guardiamo le notifiche, cerchiamo l'app che ci serve, la apriamo, la usiamo e poi passiamo a un'altra app.

Secondo Qualcomm questo modello di utilizzo è arrivato al capolinea. "Stiamo passando da un'esperienza che ruota attorno alle app presenti sullo smartphone a una incentrata sugli agenti", ha detto il CEO Cristiano Amon aprendo lo Snapdragon Summit 2026, precisando subito che il telefono non sparirà: semplicemente cambierà ruolo. Non sarà più solo un contenitore di app, ma la casa di uno o più assistenti che cercheranno di capire di cosa abbiamo bisogno e ci aiuteranno a farlo.

Per quanto oggi molti siano scettici rispetto a tutto quello che ruota attorno all'IA, se quello che le aziende stanno promettendo funzionerà davvero (è ancora tutto da dimostrare) è inevitabile che lo smartphone si evolva in questa direzione.

Se si può evitare di usare un'app, e se si può evitare anche di cercare quello che serve perché ci pensa l'agente, le persone, spesso pigre nell'animo, sono senza dubbio più felici.

Amon ha ripetuto quello che aveva già detto a inizio anno a Barcellona: l'AI è la nuova interfaccia. E per far capire il perché è bastato un esempio banale. "La nostra band preferita suona in città", dice il CEO di Qualcomm, "l'agente ce lo segnala e ci chiede se vogliamo andarci. Basta rispondere sì perché controlli il calendario, trovi i biglietti e li acquisti, passando da un'app all'altra, da un servizio cloud all'altro, senza che l'utente veda nulla di questa complessità. La migliore AI non è quella che chiede di più agli utenti, ma quella che fa di più per loro, nel modo giusto".

Tutto, aggiungiamo noi, ruota attorno al livello di "servizio" offerto dall'agente: un segretario poco efficace, che sbaglia e si confonde, dura poco.

Dal punto di vista puramente software questa visione tra qualche anno potrà avverarsi, gli agenti sui computer stanno facendo passi da gigante, ma replicarla in ambito smartphone richiede qualche accortezza in più, soprattutto per quanto riguarda l'hardware.

Un assistente che agisce al posto nostro non può attivarsi solo quando lo interpelliamo: deve lavorare in background, osservare il contesto, ricordare, pianificare. Anche con il telefono in tasca.

Lo stesso telefono che oggi passa la maggior parte del tempo in stand-by, consumando pochissimo, e che comunque, nonostante batterie sempre più grandi, spesso fatica ad arrivare a sera.

Se già oggi lo smartphone ha problemi di autonomia, e la batteria è uno dei punti più importanti per chi lo compra, realizzare la visione agentica con l'hardware attuale è impossibile: il telefono durerebbe qualche ora.

Qualcomm ha dato un numero per far capire perché l'attuale smartphone è inadatto: la stima è che uno smartphone agentico possa dover elaborare, in locale, fino a un milione di token al giorno. Un milione di token distribuiti su 24 ore significa in media una dozzina di token al secondo, ininterrottamente, tutto il giorno. E tutto questo senza surriscaldare il telefono e senza prosciugare la batteria prima di sera. Impossibile.

Il vero problema: spostare i dati ha un costo enorme in termini di consumi

Un modello linguistico è fatto di miliardi di parametri, numeri che stanno nella memoria RAM del telefono. Per generare anche un solo token il processore deve leggerli praticamente tutti. Un modello da 3 miliardi di parametri, compresso a 4 bit, occupa circa 1,5 GB: per produrre 20 token al secondo il telefono deve far viaggiare circa 30 GB di dati al secondo tra memoria e processore, andando a saturare buona parte della banda di cui dispongono oggi gli smartphone di fascia alta. Aumentare le dimensioni del modello, o la lunghezza del contesto che deve ricordare, non fa altro che peggiorare la situazione.

Nei processori moderni come uno Snapdragon, leggere un dato dalla memoria esterna costa molto di più, in termini di energia, che fare un calcolo su quel dato. Stiamo parlando di ordini di grandezza anche cento volte superiori: molti pensano che gran parte della batteria venga consumata dalla NPU mentre elabora il risultato, ma la realtà è che l'energia serve soprattutto a trasportare numeri avanti e indietro. Oggi molti processori potrebbero anche lavorare più velocemente ma, come abbiamo visto anche nelle prove di diversi computer, la velocità di generazione dei token è legata più alla banda di memoria disponibile che non alla velocità pura delle unità di calcolo.

La soluzione di Qualcomm si chiama HBC, il calcolo sotto la memoria. E arriverà sugli smartphone.

Qualcomm aveva presentato all'Investor Day di giugno, pensando ai datacenter, una tecnologia chiamata HBC, ovvero High Bandwidth Compute. Amon ha annunciato ieri che HBC arriverà anche sui chip Snapdragon, e in prospettiva su PC, occhiali smart e auto.

L'idea di base è quella del cosiddetto near-memory computing: invece di tenere memoria e unità di calcolo in due componenti separati, un chip di calcolo viene posizionato direttamente sotto la memoria LPDDR, impilata in più strati. I livelli sono collegati tramite minuscoli canali verticali che attraversano il silicio (le TSV) e il risultato è che i dati percorrono pochi millimetri di strada, a volte anche meno, invece di viaggiare lungo la scheda madre. HBC non aumenta la quantità di memoria del telefono, ma aumenta in modo considerevole la banda effettiva e riduce l'energia spesa per ogni dato spostato.

Questo vuol dire che, con una soluzione simile, uno smartphone può permettersi di gestire modelli più grandi, con contesti più lunghi, il tutto a parità di consumi e temperature.

Per capire la portata della tecnologia bastano i numeri dichiarati in ambito datacenter: HBC promette una banda per watt sei volte superiore a quella dell'HBM, e la prima generazione debutterà a metà 2027 sull'acceleratore AI250, con 133 TB/s di banda e fino a 768 GB di memoria impilata.

L'approccio di Qualcomm resta sempre quello dell'IA ibrida, quindi con parte dell'elaborazione in locale e parte in cloud, ma perché la parte locale possa fare bene il suo lavoro e preparare il prompt e il contesto per l'elaborazione in cloud serve superare lo scoglio della memoria.

HBC dovrebbe permettere quel salto di efficienza, e probabilmente vedremo una prima implementazione il prossimo anno a Barcellona, anche se non è dato sapere se basterà un anno per averla sui chip per laptop e smartphone o se si dovrà aspettare molto di più, anche due o tre anni.

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