Le due auto ferme su via Callalta, il tentativo di fermarsi in tempo prima di tamponarle con la moto, e poi l'impatto con il paraurti della prima vettura, una Peugeot 207, dopo il quale cade sull'asfalto venendo travolto dalla Fiat Punto in arrivo dal senso opposto di marcia. Nemmeno il casco, spezzatosi, ha potuto salvare sabato pomeriggio Alvise Nardelotto, 18enne trevigiano, morto sul colpo nel tremendo schianto a Fiera.
Verifiche sulla velocità
La procura, che ha aperto un fascicolo per omicidio stradale, è in attesa del verbale della polizia locale che ha effettuato i rilievi dell'incidente e oggi si esprimerà sulla necessità, o meno, di disporre l'autopsia sul corpo del ragazzo. Proprio per procedere con gli accertamenti tecnici, potrebbe essere indagato il conducente della Punto che non è riuscito a fermarsi in tempo e ha investito Alvise. Da verificare, infatti, a quale velocità stesse procedendo la vettura in arrivo da Treviso in un tratto, quello in cui è avvenuto lo schianto, all'altezza di via Menghi a Fiera, proprio a poche decine di metri dall'abitazione della famiglia Nardelotto, in cui vige il limite di velocità dei 30 chilometri l'ora. Di certo il conducente, a quel punto, non ha potuto far niente per fermarsi: a terra, infatti, non sono visibili evidenti segni di frenata. I vigili, oltre ai rilievi, consegneranno alla Procura anche la relazione sui video delle telecamere presenti in zona, che hanno ripreso, almeno parzialmente, l'incidente. Saranno fondamentali per capire con precisione la dinamica dello scontro, avvenuto poco prima della 16 nel primo giorno delle Fiere di San Luca, con molte famiglie accorse da mezza provincia per una giornata alle giostre.
Il dolore di amici e familiari
Ieri sul marciapiede di Fiera, accanto al punto in cui il 18enne ha perso la vita, sono stati portati dei mazzi di fiori in segno di cordoglio e vicinanza ai familiari di Alvise. Sabato il primo ad arrivare in via Callalta era stato il fratello maggiore, Pietro, di appena due anni più grande. Ha dovuto sopportare tutto quel dolore in attesa del ritorno dei genitori, Stefano e Alessia, che si stavano concedendo una breve gita in Laguna. Poi la tragica telefonata: «Alvise non c'è più». Ieri a casa della famiglia, in via Sant'Osvaldo, solo a pochi passi dal luogo dell'incidente, amici e parenti hanno cercato di stare vicino ai genitori di Alvise, gravati da un dolore troppo grande da sopportare.
Il 18enne studiava da geometra ma aveva già deciso cosa fare da grande: affiancare papà Stefano, imprenditore e commerciante, nelle sue attività, a partire dallo showroom Gallery Arredamenti. Sabato stava tornando proprio da lì, dal mobilificio di Silea, dov'era in programma uno shooting fotografico. «Ci penso io ad aprire, tu e la mamma andate pure» aveva detto ai genitori. Poi aveva inforcato la sua Ktm 125, passando in via Callalta davanti all'altro studio di progettazione di famiglia, il Light & Living, le cui telecamere hanno ripreso il suo passaggio prima del tremendo schianto, avvenuto pochi metri dopo. «Alvise era la mia fotocopia, il mio orgoglio, e voleva seguire le mie orme - ha tracciato un ritratto del 18enne papà Stefano -. Studiava, ma voleva seguire tutto ciò che facevo, e imparare. Aveva tutta la vita davanti». Appassionatissimo di vela e di montagna, adorava girare in città con la sua inconfondibile moto arancione. La stessa che fotografava e poi mostrava sui social assieme agli scatti assieme ai suoi tanti amici, sotto choc per quanto accaduto.
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