
Roma, 23 lug. (askanews) – Il dl Giustizia-immigrazione si è trasformato in una grossa grana per governo e maggioranza. Tanto che dalle commissioni Affari costituzionali e Giustizia del Senato è arrivata una fumata nera e il testo andrà in aula martedì senza mandato ai relatori, Marco Lisei (Fdi) e Erika Stefani (Lega). I ‘nodi’ interni al centrodestra dovranno essere sciolti entro la prossima settimana, in primis la questione intercettazioni che vede, da giorni, un braccio di ferro tra Fdi e Fi.
Il provvedimento, come confermato dal sottosegretario alla giustizia, il leghista Andrea Ostellari, “andrà modificato”. A testimonianza anche la quindicina di emendamenti depositata dagli stessi relatori. La partita si riaprirà in aula senza fiducia e con il voto sulle singole proposte di modifica.
Voto che, sulle intercettazioni, rischia di cristallizzare un passaggio complicato per la maggioranza (peraltro a pochi giorni da quello sulle preferenze nella legge elettorale). Fratelli d’Italia vuole accogliere l’appello del procuratore nazionale antimafia Gianni Melillo, ampliando il perimetro dell’uso delle intercettazioni in procedimenti diversi da quelli per i quali sono stati disposti. Forza Italia, da Antonio Tajani in giù, continua sulla linea di un secco ‘no’. “Non lo votiamo. Abbiamo detto e ripetuto che non possiamo votarlo”, ha ribadito ancora oggi il portavoce Raffaele Nevi. Sempre oggi ha assunto una posizione netta Noi Moderati. “Non riteniamo praticabili riformulazioni dell’emendamento”, ha puntualizzato il responsabile giustizia Gaetano Scalise che “auspica di non dover arrivare a votare contro”. Mentre dà corpo all’ipotesi di un provvedimento ad hoc che possa disinnescare la mina “evitando modifiche estemporanee a una delle principali norme di garanzia del processo penale”.
Gianni Berrino, primo firmatario di uno dei due emendamenti di Fdi sul tema, alla domanda se ripresenterà il testo in aula, si è limitato a rispondere: “Io mi rimetto alle decisioni del partito”. Il sottosegretario meloniano Alberto Balboni ha assicurato che interlocuzioni sono ancora in corso.
Per le opposizioni il provvedimento contiene “norme disastrose”. La vicepresidente del Senato, la dem Anna Rossomando, ha lanciato l’allarme su un emendamento dei relatori con cui paventa “l’affossamento dell’ufficio del processo”.
E sulle intercettazioni, in attesa di sapere se Fdi presenterà il testo in aula, i gruppi di minoranza restano a guardare mettendo semmai il dito nella piaga. “Noi la pensiamo come il procuratore Melillo, ma le intercettazioni vanno regolate non neutralizzate e il tema va affrontato in modo serio”, ha detto il capogruppo dem Francesco Boccia. Lo “spettacolo” è “imbarazzante” per Ada Lopreiato, capogruppo M5S in commissione Giustizia. Il relatore Lisei ha accusato le opposizioni di “ostruzionismo”. Macchè, risponde Lopreiato, è il “classico caso di auto-ostruzionismo della maggioranza”. Fdi è un “partito schizofrenico”, per il vicepresidente di Iv-Casa Riformista Davide Faraone: “Mentre presenta in Parlamento una proposta per un utilizzo facilitato delle intercettazioni, impedisce di utilizzare le intercettazioni” su Delmastro.
Le intercettazioni non sono l’unico scoglio. Il Quirinale – secondo quanto trapelato – ha acceso un faro sui ricongiungimenti dei migranti. Sul tema c’è un testo Fdi che propone una strada privilegiata per alcune categorie, introducendo però il rischio di un vulnus all’eguaglianza di diritti. Ma c’è pure un pacchetto della Lega che è tornata a chiedere la stretta con ad esempio l’innalzamento della soglia di reddito.
I tempi sono stretti. Il decreto approda martedì in aula dove le opposizioni presenteranno un “muro” di emendamenti. L’obiettivo di governo e maggioranza è di approvarlo entro la settimana per poi trasmetterlo alla Camera che dovrà convertirlo in legge entro l’11 agosto, pena la decadenza.
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