La Swann Art Gallery di Torino
ospiterà a marzo del 2027 la prima personale italiana di Ryo
Kato, artista giapponese residente a Berlino. "Sarà la mostra
più importante del 2027 e resterà aperta fino all'estate. Sto
cercando di costruire un'identità per la galleria: vorrei che
Swann fosse un progetto culturale, non soltanto una successione
di mostre. Ryo Kato incarna perfettamente questa visione",
spiega Riccardo Dellaferrera, responsabile della Swann Art
Gallery.
Curata dal critico d'arte Massimo Scaringella, la mostra
presenterà circa venti opere di grande formato. Per anticiparne
l'apertura, la Swann Art Gallery ha organizzato un incontro con
l'artista, offrendo al pubblico l'occasione di conoscerne da
vicino il percorso umano e creativo.
La scelta di Ryo Kato - sottolinea Dellaferrera - nasce dalla
forza di una ricerca che unisce Oriente e Occidente. Formatosi
artisticamente in Germania, dove vive e lavora, Kato fonde la
sensibilità della cultura giapponese con il linguaggio della
pittura europea, dando vita a opere in cui figurazione e
astrazione convivono in un equilibrio originale. Al centro della
sua produzione il rapporto tra uomo e natura e una riflessione
critica sulle contraddizioni del presente: crisi ambientali,
guerre, sfruttamento economico e perdita di equilibrio tra
sviluppo e ambiente. Un impegno etico e civile che si traduce in
immagini di grande forza espressiva. Le sue grandi tele sono
caratterizzate da cromatismi intensi e da una continua
alternanza tra esplosioni di colore e figure nitidamente
riconoscibili: animali, simboli e riferimenti ai miti orientali
e occidentali emergono da una materia pittorica vibrante,
creando una tensione costante tra armonia e catastrofe.
Anche la biografia dell'artista attraversa la sua opera.
Destinato dal padre a diventare un professionista di Go, antico
gioco strategico orientale, Kato scelse invece la pittura,
trasferendosi in Germania per intraprendere un percorso
artistico autonomo. L'incontro con la pittura di Claude Monet
segnò una svolta decisiva, portandolo ad abbandonare la carriera
che gli era stata imposta per intraprendere quella artistica.
Una scelta di libertà che ancora oggi alimenta la sua ricerca.
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