ROVIGO - La cattedra, alla fine, è arrivata. Ma insieme alla mail con la nuova convocazione i docenti precari polesani si ritrovano anche il conto del pasticcio: due giorni di servizio, e quindi di stipendio, persi. Per chi vive già nell’incertezza di un contratto a termine non è esattamente un dettaglio.
Si è chiuso soltanto nella tarda serata di martedì il caos provocato dagli errori nell’assegnazione delle supplenze, che aveva costretto l’Ufficio scolastico provinciale ad annullare il primo bollettino e a rifare l’intera procedura.
Il nuovo algoritmo è stato lanciato e attorno alle 22.30 di martedì sono partite le nuove convocazioni. Ieri mattina, finalmente, i precari hanno potuto presentarsi negli istituti assegnati e prendere servizio.
Il conto
«Ieri sera (martedì, ndr) alle 22.30 i docenti hanno ricevuto le nuove mail di convocazione, prenderanno quindi servizio da stamattina (ieri, ndr) – spiega Rita Bonfante dello Snals –. Il bollettino è stato pubblicato sul sito dell’Ufficio scolastico la sera tardi e sembrerebbe tutto corretto adesso, è rientrato».
Si chiude così una vicenda iniziata con il primo bollettino delle supplenze, nel quale erano emerse anomalie tali da rendere necessario azzerare le assegnazioni. Il sistema aveva infatti conteggiato due volte alcuni posti, arrivando in determinate situazioni ad assegnare la stessa disponibilità a due insegnanti. A creare il cortocircuito sarebbero stati soprattutto posti ottimizzati e spezzoni.
La scoperta dell’errore era arrivata proprio quando molti docenti si preparavano a iniziare l’anno scolastico: alcuni erano praticamente sulla porta degli istituti quando erano stati avvertiti di non prendere servizio. Da lì l’annullamento del bollettino, la rielaborazione e una nuova notte di attesa, terminata soltanto con le mail arrivate alle 22.30.
Due giorni persi
Il problema informatico è dunque risolto. Quello economico, invece, resta. «Rimangono comunque per i docenti questi due giorni di ritardo nella presa di servizio e quindi nello stipendio. E anche l’incertezza che non fa mai bene», sottolinea Bonfante.
Due giornate possono sembrare poca cosa viste dall’esterno. Molto meno per chi lavora da precario e attende ogni anno una supplenza per sapere non soltanto dove insegnerà, ma anche per quanto tempo potrà contare su uno stipendio. Il contratto, infatti, parte con l’effettiva presa di servizio: lo slittamento causato dal pasticcio delle nomine si traduce così in un danno concreto in busta paga.
E resta l’amarezza per una falsa partenza che poteva essere evitata. Prima la cattedra assegnata, poi cancellata; quindi due giorni con il dubbio di non sapere dove presentarsi e, infine, una nuova convocazione arrivata a tarda sera. Ora i precari sono finalmente in classe. Ma l’errore dell’algoritmo lo pagano loro.