Alessio Maestrelli, il difensore del Treviso ha il calcio nel sangue: «Segno come mio zio Marco Materazzi. Mi ha dato tanti consigli»

2026/09/24

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TREVISO - Porta con sé due cognomi che raccontano mezzo secolo di calcio italiano, ma Alessio Maestrelli preferisce guardarli dalla prospettiva più semplice, quella degli affetti. Il difensore classe 2003 del Treviso è nipote di Tommaso Maestrelli, l'allenatore che nel 1974 condusse la Lazio al primo scudetto della sua storia, e di Beppe Materazzi, ex calciatore, allenatore e dirigente che, curiosamente, molti anni dopo si sedette sulla stessa panchina biancoceleste. Due nonni, dunque, entrambi condottieri della Lazio in epoche differenti. Sua madre Monia è inoltre sorella di Marco Materazzi, campione del mondo con l'Italia nel 2006, e di Matteo, procuratore sportivo che oggi sta combattendo contro la Sla. Un albero genealogico calcistico fuori dal comune, al quale si accompagna una vicenda personale segnata dalla prematura scomparsa del padre Maurizio, morto nel 2011 quando Alessio aveva appena otto anni.

Maestrelli, da una parte suo nonno Tommaso, dall'altra i Materazzi. Che cosa significa per lei essere cresciuto tra due nomi che hanno lasciato un segno così importante nel calcio italiano?
«Molto sinceramente non mi sono mai soffermato a pensarci, perché per me sono semplicemente la mia famiglia. Li guardo da un'altra prospettiva. Chiaramente qualche consiglio lo prendo e sono stati degli esempi nel mondo del calcio, ma il rapporto che ho con loro è soprattutto quello che si ha normalmente con i propri parenti».

Non ha potuto conoscere suo nonno Tommaso. Che immagine si è costruito di lui attraverso i racconti di chi lo ha conosciuto?
«Quello che mi colpisce maggiormente è la persona che era. Tutti me ne parlano molto bene e mi raccontano di un uomo buono e molto altruista. Questa è la cosa che mi rimane più dentro. Cerco di fare miei i suoi valori, che mi sono stati trasmessi da mio padre e da mio zio».

Lei aveva appena otto anni quando ha perso suo padre. Chi le è stato più vicino in quel momento?
«Mio zio Massimo e soprattutto mia mamma, che si è fatta carico di tutto e di tutti. Ha le spalle larghe e ha fatto tantissimi sacrifici per me e mio fratello. Anche mio zio Matteo e mia zia Maura ci hanno dato una grandissima mano. Ci hanno aiutato ad attraversare quel periodo e sono diventati dei punti di riferimento. Lo sono tuttora e lo sono sempre stati».

Proprio a suo zio Matteo ha dedicato il gol segnato recentemente contro il Brescia, per il 2-2 che ha permesso all'undici trevigiano di portare a casa un punto importante. Una dedica che, alla luce di quel legame, assume un significato ancora più particolare.
«Sì, perché è stata una delle persone che ci è stata maggiormente vicina quando è venuto a mancare papà. Adesso è lui che sta attraversando un periodo non semplice e sta combattendo contro una brutta malattia. Ci tenevo tantissimo a dedicargli quel gol».

C'è poi suo zio Marco. Per tutti è Materazzi, campione del mondo nel 2006, mentre per lei è semplicemente lo zio. Che rapporto avete?
«Buono, ci sentiamo e quando passa per Roma ci vediamo. In realtà parliamo soprattutto della vita privata e di quello che ci succede, più che di lavoro e di calcio. Chiaramente qualche consiglio me lo dà».

Avete parlato anche della sua decisione di accettare il Treviso?
«Sì. Io avevo già fatto la mia scelta, però lui conosceva la società, sapeva come si stava strutturando e conosceva l'ambiente. Mi ha detto che secondo lui era una buonissima scelta e che facevo bene a venire».

Nel 2006 aveva appena tre anni. Oggi che effetto le fa rivedere le immagini di quel Mondiale e vedere suo zio tra i protagonisti della vittoria dell'Italia?
«Penso di provare quello che provano tutti gli italiani quando rivedono la vittoria di un Mondiale. Noi ragazzi possiamo soltanto guardare quei video, sperando di tornare presto a vedere l'Italia vincere. Quando li riguardo provo una grandissima gioia».

E quando rivede quelle partite prevale il legame con lo zio oppure l'occhio del difensore che cerca di imparare da un campione del mondo?
«Quando guardo quelle immagini non lo vedo come mio zio, ma come un giocatore. Cerco sempre di rubare qualcosa anche da quei filmati, nonostante fosse un calcio completamente diverso».

Dopo tanta storia alle spalle, c'è quella che Alessio Maestrelli vuole ancora scrivere. Qual è il suo sogno?
«A breve termine fare qualcosa di molto importante con il Treviso, perché ci credo. A lungo termine è il sogno di ogni ragazzo: salire di categoria, magari anche di due, e arrivare più in alto possibile. Ma non mi piace viaggiare troppo con la testa. Preferisco concentrarmi sul presente e sul sogno di quest'anno».

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